Potatura olivi a vaso policonico

Con Antonio Filippo Lonobile, vicedirettore della Scuola Potatura Olivo, approfondiamo la tecnica di potatura a vaso policonico

da uvadatavoladmin
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La tecnica di potatura olivi a vaso policonico è una materia che da sempre divide olivicoltori e tecnici. Tra le diverse scuole di pensiero, quella dei sostenitori del vaso policonico si sta diffondendo notevolmente. Ne parliamo con Antonino Filippo Lonobile, Vice direttore della Scuola Potatura Olivo.

Perché scegliere la semplificato potatura olivi a vaso policonico impostata secondo le regole dettate dalla Scuola Potatura Olivo?

Ancor oggi, nella stragrande maggioranza delle aree olivicole, assistiamo a forme di potatura dell’olivo dette “tradizionali” nel senso che ogni luogo, paese e oliveto ha la propria tradizione. Nei peggiori dei casi assistiamo ad abbandono. Purtroppo molte delle tradizioni si basano essenzialmente su inutili mutilazioni o, peggio, periodiche capitozzature per tenere bassi gli olivi e più semplicemente perché non saputi gestire. Tuttavia non si possono applicare tradizioni su esseri viventi. Non stiamo mettendo a punto ricette culinarie o pensando di creare un modello di abito da sera. L’architettura dell’albero non va modificata senza le conoscenze di base, non va spogliato in base a una tradizione. Questo è il peggior trattamento che possiamo riservare a questo essere meraviglioso. Fortuna è, per noi uomini, che abbiamo a che fare con una pianta ad altissima compartimentazione, che ha capacità di sopravvivenza fuori dal comune e che manifesta problematiche soltanto dopo molti anni. Nell’immediato, invece, questo si traduce in perdita di produzione.

La potatura a vaso policonico semplificato della Scuola Potatura Olivo offre alla pianta la possibilità di vivere molto più a lungo rispetto a qualsiasi altra forma di allevamento. Questo vale per qualsiasi varietà e tipologia di finalità produttiva (OdT od Olive da olio).
Il vaso policonico sarà costruito attraverso una tecnica e conoscenza adeguata. Dovrà essere costituito da branche primarie che terminano ognuna con una cima che, se ben costituita, comanderà le porzioni sottostanti della pianta dedicate alla produzione. Dall’alto arrivano gli ordini, i segnali ormonali e, a caduta, tutta una serie di stimoli biologici, che attivano o disattivano le gemme. Le branche secondarie, invece, dovranno essere ben distanziate tra loro, in modo da favorire la penetrazione della luce per facilitare i processi fotosintetici (tasso di fotosintesi netta e radiazione incidente fotosinteticamente attiva) relazionabili al punto di compensazione per la CO2. Il potatore esperto e conoscitore della propria zona dovrà anche tener conto del fotoperiodismo dell’olivo. Tutti questi argomenti sono trattati durante i corsi.
Insomma, sono molti i fattori sui quali “giocare” per attivare la pianta al momento giusto (fondamentali anche per il futuro periodo di allegagione). Una forma che, al dire di qualcuno, può sembrare costretta, ma che in realtà, una volta ben definiti i ruoli dei vari attori, lascia all’olivo piena libertà di espressione [foto 3, 4 e 5].

 

potatura olivi a vaso policonico

Raccolta e risultati qualitativi finali sono strettamente correlati

Se leggiamo la definizione legislativa di Oliva da Tavola (tradotto dall’inglese), capiremo quali saranno gli accorgimenti da fare in campo per ottenere il massimo risultato dal nostro olivo a vaso policonico.

Definizione – Olive da tavola:
a) preparato a partire da frutti sani di varietà di olivo coltivato (Olea Europaea L.) avendo raggiunto lo stadio di maturità appropriato, scelti per la produzione di frutti dei quali il volume, la forma, la proporzione di polpa rispetto al nocciolo, la finezza della polpa, il suo sapore, la fermezza della sua struttura e la facilità di distacco dal nocciolo le rendono particolarmente adatte ad essere confezionate.
Come detto, analizzando il punto a) (i punti b e c della normativa non ci interessano in questo articolo), si comprende quante attenzioni dovranno essere poste per ottenere grossi frutti. Con l’adeguata potatura si potranno anche ottenere olive più grosse da varietà da olio che dovranno in seguito essere valorizzate con ricette particolari e ottime strategie di vendita, come ad esempio la Taggiasca in Liguria.

Interventi atti a limitazioni di danni durante la raccolta

L’olivo a vaso policonico dovrà essere formato con particolari attenzioni, facendo crescere le branche principali con minore inclinazione rispetto all’asse verticale se si decidesse di optare per la raccolta con scuotitori (consigliata, vedi figura).

scuola potatura olivo vaso policonico

Al contrario, saranno maggiormente inclinate se si opterà per la raccolta manuale (obsoleta e costosissima ma indispensabile in alcuni casi come per l’Ascolana tenera).
Di particolare importanza sarà la valutazione del portamento della pianta che si intende allevare e la resistenza del distacco del frutto dal peduncolo (misurabile da personale qualificato con appositi dinamometri).
Una buona conoscenza, almeno decennale delle proprie varietà e del proprio territorio, abbinate alla giusta pratica di potatura a VPS ovvieranno a inutili e onerose spese. Sono ancora tanti, troppi, coloro che improvvisano seguendo i “consigli del vicino” o quanto si legge sui social. Gli errori di valutazione costano cari e serviranno anni per pareggiare l’acquisto iniziale di macchinari inidonei. Il consiglio è dunque quello di avvalersi sempre, almeno in fase iniziale, di un consulente piuttosto che lasciarsi guidare dall’intuito.

Economia e meditazione per un futuro migliore

Questa forma di allevamento tanto studiata e sperimentata è riconducibile agli studi condotti da uomini per i quali l’obiettivo unico era eccellere nel loro compito e che per il bene sociale concordarono che in olivicoltura la più semplice e proficua via per lo splendore nazionale doveva risultare, oltre alla meccanizzazione, una forma di allevamento in grado di modificare il naturale vegetare dell’olivo per l’incremento del rendimento. I problemi di ieri si legano inevitabilmente alle necessità della modernità. Questa, se da un lato spinge freneticamente verso un aumento di capitale, dall’altro trova un pianeta, un territorio, una umanità che esigono silenziosamente il riassetto di naturali equilibri frantumati dalla nostra ignoranza e dalla nostra ingordigia.

In olivicoltura e per l’Olivo (con la O maiuscola) questo equilibrio potrà essere riparato soltanto se si faranno proprie queste problematiche attraverso una doverosa rinuncia del guadagno ad ogni costo.

Il vaso policonico semplificato, che sembrava appartenere a un passato irrimediabilmente superato, sta modificando nuovamente il modo di prospettare questo nuovo e migliore futuro.

Al contrario di altre forme di allevamento che, tutelate da apparenti e momentanee cognizioni, e purtroppo anche supportate da alcuni lavori scientifici borderline, risolvono soltanto apparentemente i problemi reali. Queste cognizioni vengono servite pronte all’uso, “chiavi in mano”: tutto facile, tutto semplice, basterà seguire un protocollo e pensare poco. I problemi non si risolvono con una cura immediata che ne allevia i sintomi, ma andando a cercare il male alla radice, che molto probabilmente deriva da nostre incongrue scelte.

Mi auguro che il gentil lettore non pensi che questo sia un sermone, ma un semplice invito a riflettere dopo essersi istruiti e aggiornati. Questa facile realtà prospettata è fine a se stessa. Ci vuole poco a capire che ben presto questa tendenza avrà pesanti conseguenze.

L’Olivo, come l’Uomo, ha bisogno di libertà di espressione. Soltanto in questo modo riusciremo a ottenere un risultato salutare e longevo per ambedue. Le varietà di olivo sono uniche, irripetibili, sono il sunto di una difficile, ma perfetta e lenta evoluzione. Lo sono i nostri grani, i nostri mandorli, i nostri meli, i nostri fichi e così via. La proposta della Scuola è quella di iniziare a prospettare un cambiamento concreto nella giusta direzione partendo da un ramoscello di olivo.

 

 

A cura di: Antonino Filippo Lonobile
©fruitjournal.com

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