Avviata tra la prima e la seconda decade di gennaio, in Basilicata la stagione delle clementine si è ufficialmente conclusa. A caratterizzare la campagna 2024/2025 i calibri ridotti dei frutti, che hanno risentito delle condizioni climatiche anomale e della grave crisi idrica della regione. I volumi elevati non sono bastati a fare la differenza sul mercato, come pure l’assenza di problematiche fitosanitarie. Dal punto di vista qualitativo, i frutti si sono presentati bene almeno fino al mese di dicembre. Poi, con l’arrivo delle piogge la situazione è un po’ cambiata: le eccessive ore di bagnatura, dovute a piogge e umidità, hanno infatti favorito la comparsa di problematiche come la rugginosità della buccia e l’allupatura, rendendo più complessa la commercializzazione. Una difficoltà – come sottolineato dagli addetti ai lavori – sempre più frequente: a causa del mutamento delle condizioni climatiche, la finestra commerciale delle clementine anno dopo anno va incontro a una riduzione, con la difficoltà per i produttori di riuscire a garantire frutti per tutto il mese di gennaio, laddove in passato si arrivava fino a febbraio.
L’impatto della crisi idrica sulla stagione delle clementine
Stando a quanto riportato, una delle principali complicazioni ha riguardato il mancato raggiungimento di calabri elevati. Questi, infatti, sono risultati ben al di sotto della media e, in alcuni casi, dovuti alla mancanza di un’adeguata irrigazione. “La questione idrica in Basilicata continua a rappresentare una problematica importante” – dichiarano alcuni produttori ai nostri microfoni. “Nel corso della stagione delle clementi, in tanti non sono riusciti a effettuare le operazioni irrigue proprio per la mancanza di disponibilità idrica”. In particolare, nelle aree che si affacciano sulla fascia ionica, nel Metapontino.
Negli ultimi anni, la crisi idrica in Basilicata è un problema che si è aggravato significativamente, complicando la vita degli agricoltori e mettendo a rischio le coltivazioni. Le cause sono diverse, ma il fattore principale è la scarsità di piogge: le stagioni sempre più secche e le temperature elevate hanno ridotto la quantità d’acqua disponibile nei fiumi e negli invasi artificiali, che rappresentano la principale riserva idrica della regione.
In più, anche in caso di piogge abbondanti come quelle registrate nei giorni scorsi, invasi come la Diga di Monte Cotugno e quella del Pertusillo non sono riusciti a ricaricarsi a sufficienza, lasciando molte aziende agricole con meno acqua del necessario per l’irrigazione. Una problematica particolarmente seria per le colture che dipendono dall’acqua in modo costante, come gli agrumi, con effetti che si sono poi riscontrati nei raccolti: frutti più piccoli, produzione ridotta e, in alcuni casi, difficoltà a portare avanti le coltivazioni in modo sostenibile.
A tutto questo si aggiunge il problema delle infrastrutture: una parte della rete idrica è vecchia e dispersiva, con tubature che perdono acqua lungo il tragitto, aggravando ulteriormente la situazione. Gli agricoltori sono costretti a trovare soluzioni alternative, come impianti di irrigazione più efficienti o l’acquisto di acqua da altre fonti, ma tutto questo comporta costi aggiuntivi che non tutti riescono a sostenere.

Qualità a dura prova
Come si diceva, oltre alla ridotta pezzatura dei frutti, le precipitazioni abbondanti e l’elevata umidità registrate dopo il periodo natalizio hanno messo a dura prova la qualità delle clementine. Problemi di allupatura e frutti caratterizzati da buccia gonfia e polpa prevalentemente molle hanno reso difficile proseguire nella commercializzazione. A confermarlo anche l’andamento del mercato, segnato da un inizio campagna positivo, ma proseguito con un rallentamento nelle vendite a partire dalla fine di dicembre.
Nel complesso, nonostante le difficoltà riscontrate, il comparto agrumicolo in Basilica si mantiene ben saldo e – anzi – continua ad attirare produttori locali che decidono di dedicarsi alla produzione di clementine e, in modo particolare, di arance. E sebbene il ritmo degli investimenti attualmente sembra essersi leggermente ridotto, il comparto resta strategico per l’economia agricola della regione e già pronto a rivalersi nella prossima stagione.
Ilaria De Marinis
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