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Ridurre il vigore degli alberi per aumentare la densità degli impianti e rendere più efficienti le operazioni colturali. È questa una delle direzioni lungo cui sta evolvendo la ricerca sui portinnesti del ciliegio, una coltura ancora fortemente dipendente dalla manodopera e chiamata, allo stesso tempo, ad adattarsi a condizioni climatiche sempre più complesse.
È proprio in questa direzione che si inserisce la sperimentazione europea della serie di portinnesti Corette®, una nuova linea genetica che Agromillora presenterà a Fruit Attraction 2026. La serie comprende cinque portinnesti – Cass, Clare, Clinton, Crawford e Lake – provenienti dal programma di miglioramento genetico della Michigan State University e selezionati originariamente negli Stati Uniti da diversi incroci interspecifici di Prunus. Dopo diversi anni di sperimentazione, i materiali sono oggi oggetto di una valutazione pre-commerciale attraverso un’ampia rete europea, con l’obiettivo di verificare se le prestazioni osservate inizialmente negli Stati Uniti possano essere confermate anche in condizioni produttive diverse per suolo e clima.
Portinnesti a basso vigore, cosa si sta cercando
Nel ciliegio, i principali riferimenti internazionali tra i portinnesti a basso vigore sono GiSelA® 5 e GiSelA® 6. Nelle aree più calde, caratterizzate da terreni calcarei e pH elevato, questi materiali possono tuttavia mostrare alcuni limiti, in particolare in termini di vigore e produttività . Da qui l’interesse verso nuove genetiche capaci di coniugare il contenimento della crescita con un migliore adattamento alle condizioni tipiche dell’Europa meridionale. Le prime sperimentazioni condotte negli Stati Uniti sulla serie Corette® avevano evidenziato un vigore generalmente pari o inferiore a quello di GiSelA® 5, insieme a una rapida entrata in produzione, elevata produttività e adattabilità agli impianti ad alta e altissima densità . Alcuni materiali avevano inoltre mostrato caratteristiche interessanti in condizioni di clima caldo e su terreni alcalini o calcarei.
Per verificare questi risultati in Europa, la valutazione pre-commerciale è iniziata in Spagna nel 2023, con impianti a Mequinenza, Albalate de Cinca e Cabrero, nella Valle del Jerte. Successivamente sono stati aggiunti tre siti italiani e una rete di sperimentazione che coinvolge istituti e centri di ricerca aderenti a EUFRIN, con prove distribuite complessivamente in 18 Paesi europei e differenti combinazioni di suolo, clima, varietà e sistema di allevamento.

Fonte: Agromillora
Più densità e chiome bidimensionali
Il contenimento del vigore non riguarda soltanto le dimensioni della pianta, ma permette di ripensare l’intera architettura del ceraseto. Dai sesti tradizionali, tipici di alberi di grandi dimensioni, si può passare a sistemi più compatti, allevati ad asse centrale e con la produzione concentrata lungo una parete fruttifera più facilmente accessibile, secondo un’impostazione già adottata in colture come melo e pero. Nelle prove europee vengono utilizzati sesti di riferimento pari a 3 x 0,5 metri e, in alcuni casi, 3,2 x 0,7 metri. I portinnesti sono valutati con varietà scelte in funzione dell’epoca di maturazione e delle condizioni locali, tra cui Nimba®, Santina®, Sweet Aryana®, Sweet Sareta®, Regina, Kordia e Sweet Valina®.
Un’architettura di questo tipo può rendere più efficienti operazioni come potatura, diradamento e raccolta, riducendo gli spostamenti e il lavoro in altezza. Allo stesso tempo, la maggiore bidimensionalità della chioma crea condizioni più favorevoli alla futura integrazione di soluzioni meccanizzate e automatizzate.
Prime prove, rese oltre 14 tonnellate per ettaro
È proprio dai primi impianti spagnoli che arrivano le indicazioni più interessanti, anche se i risultati restano preliminari e la rete di valutazione è ancora attiva. Per alcuni dei portinnesti esaminati è stato osservato finora un adattamento soddisfacente sia alle condizioni di caldo intenso e ai terreni calcarei della Valle dell’Ebro, sia ai terreni a pH neutro della Valle del Jerte. La compatibilità tra portinnesto e varietà è inoltre risultata buona per tutti i materiali valutati.
Particolarmente significativo è il dato relativo alla precocità di entrata in produzione. Con varietà come Sweet Aryana® e Sweet Sareta®, le rese hanno superato le 14 tonnellate per ettaro già al terzo anno. Secondo quanto riportato nell’ambito della sperimentazione, nella Valle dell’Ebro valori di questo livello non erano stati precedentemente raggiunti in prove analoghe condotte con GiSelA® 5 o GiSelA® 6. La prosecuzione delle prove nei diversi ambienti europei servirà ora a verificare se questi risultati saranno confermati nel tempo e nelle differenti condizioni produttive.
Ciliegio e ore di freddo, la ricerca guarda già oltre
Il lavoro sui portinnesti si inserisce però in uno scenario più ampio, nel quale un’altra variabile sta assumendo crescente importanza: il fabbisogno di freddo invernale. Il ciliegio necessita infatti di accumulare un determinato numero di ore di freddo per completare regolarmente il proprio ciclo. La loro riduzione viene già indicata come un fattore limitante in alcune aree produttive di Cile, Spagna e Italia. Se il miglioramento genetico varietale ha già portato allo sviluppo di cultivar caratterizzate da minori esigenze in freddo, anche la ricerca sui portinnesti sta procedendo nella stessa direzione. Attualmente vengono valutate in Spagna cinque preselezioni di ciliegio a ridotto fabbisogno di freddo, che saranno successivamente oggetto di valutazione anche in Brasile, Perù e Cile.
Il percorso di ricerca si muove quindi contemporaneamente su più fronti: controllo del vigore, densità d’impianto, architettura della pianta e adattamento alle condizioni climatiche. Elementi che, nel loro insieme, delineano un nuovo modo di progettare il ceraseto, nel quale genetica e gestione dell’impianto dovranno evolvere di pari passo. Saranno ora le sperimentazioni in corso nei diversi ambienti produttivi a chiarire se e in quali condizioni le prestazioni osservate finora potranno essere confermate. Una verifica decisiva per capire quali soluzioni potranno davvero accompagnare l’evoluzione della cerasicoltura nei prossimi anni.
Federica Del Vecchio
© fruitjournal.com