Mele rosa dei monti sibillini, l’antica varietà torna in campo

Piccola, irregolare e lontana dagli standard estetici delle mele moderne, questa cultivar conserva caratteristiche che oggi tornano ad avere valore: rusticità, aromaticità e una straordinaria capacità di conservazione.

da Federica Del Vecchio
mela rosa

Irregolari, leggermente schiacciate e dai colori meno uniformi rispetto alle varietà che dominano oggi gli scaffali. A prima vista, le Mele Rosa dei Monti Sibillini sembrano lontane dagli standard della moderna melicoltura. Eppure, dietro un aspetto poco appariscente si nasconde una lunga storia agricola, profondamente legata al territorio marchigiano. Coltivate tradizionalmente tra i 450 e i 900 metri di altitudine, dalle zone collinari alle valli appenniniche e ai versanti dei Monti Sibillini, queste mele sono oggi al centro di un percorso di tutela e valorizzazione finalizzato a conservarne gli ecotipi e le caratteristiche distintive.

Otto ecotipi, tre diverse tipologie

Parlare di Mela Rosa dei Monti Sibillini significa in realtà parlare di una popolazione composta da diversi ecotipi. Il Presidio Slow Food ne ha individuati otto, riconducibili a tre gruppi principali, differenti soprattutto per colore della buccia, sovracolore e consistenza della polpa. Un primo gruppo comprende frutti verdi con striature rosa o giallo-aranciate, caratterizzati da una polpa soda e croccante. Un secondo riunisce invece mele più tenere e gialle, sulle quali la parte maggiormente esposta al sole assume una colorazione rosso vivo. Il terzo comprende infine frutti verdi, consistenti e contraddistinti da caratteristiche striature rosso vinoso.

A unirle sono soprattutto le dimensioni contenute, la forma irregolare e leggermente appiattita e il peduncolo molto corto. Anche dal punto di vista organolettico emergono elementi comuni: la polpa presenta un equilibrio tra componente acidula e zuccherina, accompagnato da un profumo intenso e aromatico. Ma uno degli aspetti che più ne ha determinato il valore nel tempo è la serbevolezza. Se oggi forma, calibro e uniformità cromatica sono parametri centrali nella commercializzazione delle mele, in passato era fondamentale anche poter disporre di frutti capaci di conservarsi a lungo dopo la raccolta. Da questo punto di vista, le Mele Rosa dei Monti Sibillini mostrano una delle loro peculiarità più interessanti: la raccolta, a seconda dell’ecotipo e dell’area di coltivazione, può estendersi dalla fine di agosto alla fine di ottobre, mentre tradizionalmente molte tipologie venivano raccolte nella prima decade di ottobre e conservate per diversi mesi. 

mela rosa dei monti sibillini

Il recupero di un patrimonio locale

Nel corso del Novecento la presenza delle Mele Rosa dei Monti Sibillini si è progressivamente ridotta, fino a rimanere legata soprattutto a vecchi alberi ancora presenti nei poderi e nelle campagne dell’area. A favorirne il ritorno in coltivazione è stato il lavoro di recupero avviato sul territorio, che ha permesso di conservare e reintrodurre diversi ecotipi locali. Un ruolo importante è stato svolto dalla Comunità Montana dei Sibillini, anche attraverso la reintroduzione degli ecotipi conservati nei centri di ricerca locali dall’allora Assam Regione Marche. Oggi i produttori del Presidio sono riuniti nell’Associazione Produttori Mele Rosa dei Monti Sibillini, impegnata nella tutela e nella promozione di questa antica popolazione.

Il disciplinare individua l’area di coltivazione, definisce i requisiti qualitativi dei frutti e prevede l’adozione di tecniche produttive sostenibili. È proprio su questi elementi che si gioca oggi la valorizzazione delle Mele Rosa dei Monti Sibillini: non sull’uniformità estetica, ma sulla capacità di esprimere caratteristiche distintive legate a biodiversità, territorio, rusticità e lunga conservabilità. Qualità che, dopo essere rimaste a lungo circoscritte alla tradizione locale, possono oggi rappresentare un elemento concreto di riconoscibilità e valore.

Federica Del Vecchio
© fruitjournal.com

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