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C’è una pera che, una volta tagliata, sorprende per il colore della polpa, capace di assumere sfumature che vanno dal rosa fino al rosso intenso. È la pera Cocomerina, antica varietà dell’Appennino cesenate che deve proprio a questa particolare caratteristica il suo nome. Piccola, aromatica e oggi coltivata in un’area molto circoscritta, è una delle cultivar locali che hanno resistito alla progressiva affermazione della frutticoltura specializzata, mantenendo un forte legame con il territorio d’origine.
Conosciuta anche come pera Briaca o pera Cocomera, la Cocomerina è oggi un Presidio Slow Food e continua a essere coltivata soprattutto nell’Alta Valle del Savio, tra Ville di Montecoronaro e altre aree dei comuni di Verghereto e Bagno di Romagna, in provincia di Forlì-Cesena. Qui alcuni vecchi alberi e il lavoro dei produttori locali hanno permesso di preservarne la coltivazione e mantenerne vivo il patrimonio varietale.
Pera Cocomerina, piccola fuori e rossa dentro
A distinguerla sono innanzitutto le dimensioni. Il frutto è ovoidale e pesa generalmente appena 20-60 grammi , decisamente meno rispetto alle pere che dominano oggi il mercato. La buccia è prevalentemente verde, talvolta con sfumature rossestre sulla parte maggiormente esposta al sole, mentre è all’interno che emerge il carattere più riconoscibile. Come anticipato, a piena maturazione la polpa sviluppa una pigmentazione rossastra di intensità variabile , con differenze legate anche all’epoca di raccolta e all’ambiente di coltivazione.Â
Anche dal punto di vista organolettico si tratta di una pera particolare. A maturazione presenta un sapore dolce e una componente aromatica molto marcata , nella quale vengono tradizionalmente riconosciuti sentori moscati e note che ricordano la sorba. Una ricchezza aromatica che, insieme alle piccole dimensioni e alla colorazione interna, contribuisce a definire un profilo decisamente distante dalle principali cultivar commerciali.

Due raccolte per due diverse espressioni del frutto
La pera Cocomerina presenta due differenti epoche di maturazione . La tipologia precoce viene raccolta tra la fine dell’estate e l’inizio di settembre, mentre quella tardiva giunge a maturazione tra la fine di settembre e ottobre. Proprio nei frutti più tardivi la pigmentazione della polpa tende a farsi più marcata, fino ad assumere tonalità di rosso intenso.
A rendere più complessa la gestione del prodotto fresco è però la ridotta conservabilità . La Cocomerina esprime al meglio le proprie caratteristiche organolettiche in prossimità della piena maturazione e deve quindi essere consumata in tempi brevi dopo la raccolta. A questo si aggiunge una certa sensibilità alla ticchiolatura . Questi aspetti limitano le possibilità di commercializzazione del frutto fresco, tanto che una parte importante della produzione viene tradizionalmente destinata alla trasformazione.
Una varietà sopravvissuta alla specializzazione della frutticoltura
La vicenda della pera Cocomerina si inserisce in una storia molto più ampia. Per secoli nelle campagne italiane sono state selezionate e propagate numerose varietà locali di pero , adattate a condizioni pedoclimatiche specifiche e alle esigenze delle famiglie rurali. Produzione per autoconsumo, rusticità , epoca di maturazione, possibilità di trasformazione o semplice adattamento al territorio erano spesso criteri più importanti dell’uniformità estetica o della conservabilità . Con l’affermazione della frutticoltura specializzata , soprattutto dalla seconda metà del Novecento, questo equilibrio è progressivamente cambiato. Le cultivar più produttive, omogenee e adatte alle filiere commerciali hanno assunto un ruolo crescente, mentre molte varietà locali sono rimaste circoscritte agli orti familiari, ai poderi di montagna oa pochi alberi isolati. È quanto avvenuto anche per la pera Cocomerina , rimasta presente sull’Appennino cesenate soprattutto grazie a piante sparse e coltivazioni di carattere familiare. Proprio la ridotta presenza della varietà sul territorio ha favorito, nel tempo, la nascita di iniziative dedicate al suo recupero e alla valorizzazione della produzione.
Questo percorso ha portato nel 2003 alla nascita del Presidio Slow Food della pera Cocomerina . Tra le attività portate avanti figurano il censimento delle piante, il recupero degli alberi inselvatichiti, l’assistenza ai coltivatori e la realizzazione di spazi dedicati alla conoscenza e alla diffusione della varietà . Un lavoro che va oltre la semplice produzione del frutto, perché consente di mantenere materiale genetico selezionato per generazioni in uno specifico ambiente e di preservare il legame tra cultivar e territorio.
Federica Del Vecchio
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