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L’olivo ĆØ uno dei simboli più iconici del paesaggio mediterraneo. Da secoli accompagna la storia agricola, culturale e alimentare di intere popolazioni, adattandosi a territori spesso difficili, poveri dāacqua e caratterizzati da estati lunghe e siccitose. Dalle colline terrazzate dellāItalia meridionale fino alle regioni più aride del Medio Oriente, questa specie ha modellato il paesaggio rurale in vaste aree del Mediterraneo, diventando parte integrante dellāidentitĆ agricola e alimentare di intere comunitĆ . La sua immagine ĆØ strettamente legata allāidea stessa dellāagricoltura mediterranea. Gli oliveti caratterizzano ambienti molto diversi tra loro, dai sistemi collinari tradizionali agli impianti più intensivi, e spesso occupano aree marginali in cui poche altre colture arboree riuscirebbero a mantenere una produttivitĆ stabile. Questa capacitĆ di adattamento ha contribuito a rafforzare lāidea dellāolivo come specie naturalmente resistente agli stress ambientali, in particolare alla siccitĆ e alle alte temperature. Tuttavia, rusticitĆ non significa invulnerabilitĆ . Anche una specie storicamente adattata agli ambienti aridi può andare incontro a condizioni di stress quando le alte temperature e la carenza idrica diventano particolarmente intense o prolungate.
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L’olivo e la crisi climatica
Negli ultimi anni, il tema della resilienza climatica dellāolivo ĆØ diventato centrale non solo per la ricerca agronomica, ma anche per il futuro economico e produttivo di molte aree mediterranee. Il Mediterraneo ĆØ oggi considerato uno dei principali hotspot del cambiamento climatico globale, con un aumento delle temperature superiore alla media globale e una progressiva riduzione della disponibilitĆ idrica (IPCC 2018, 2022).Ā
In molte aree olivicole, le estati recenti si sono caratterizzate da lunghi periodi di siccitĆ , temperature elevate e notti tropicali sempre più frequenti. Queste condizioni modificano profondamente il funzionamento fisiologico della pianta, soprattutto nelle fasi più delicate dello sviluppo del frutto. Le alte temperature non influenzano soltanto la crescita vegetativa dellāolivo, ma agiscono direttamente sullāaccrescimento dellāoliva, sulla formazione del mesocarpo e sulla sintesi dellāolio. Durante questa fase, il frutto dipende strettamente dallāattivitĆ fotosintetica della pianta e dalla disponibilitĆ di carboidrati prodotti dalle foglie. Quando il caldo diventa eccessivo, la fotosintesi rallenta mentre aumenta la respirazione cellulare, cioĆØ il consumo energetico necessario a mantenere attive le funzioni vitali della pianta. Di conseguenza, una parte delle risorse normalmente destinate alla crescita del frutto e allāaccumulo dellāolio viene utilizzata per contrastare gli effetti dello stress (Hoveizeh et al. 2025).
Questi effetti non sono sempre immediatamente visibili, ma possono avere conseguenze importanti sulla produttivitĆ e sulla qualitĆ finale dellāolio extra vergine. In alcune annate si osservano olive più piccole, una maturazione accelerata, un minore accumulo di olio e una maggiore variabilitĆ qualitativa tra le diverse produzioni. In altri casi, la resa produttiva può risultare soddisfacente, mentre alcune caratteristiche qualitative dellāolio variano progressivamente (AraĆŗjo et al. 2024).Ā
La qualitĆ dellāolio sotto stress
Lāeffetto del caldo riguarda infatti non solo la quantitĆ di olio prodotta, ma anche la sua qualitĆ . Lāolio extra vergine di oliva deve gran parte del proprio valore nutrizionale allāelevato contenuto di acidi grassi monoinsaturi, in particolare acido oleico, e alla presenza di composti fenolici con attivitĆ antiossidante. Questi componenti contribuiscono alle proprietĆ salutistiche dellāolio, alla sua stabilitĆ ossidativa e ad alcune caratteristiche sensoriali che ne definiscono la qualitĆ finale. Quando le temperature estive diventano troppo elevate, soprattutto durante la maturazione del frutto, questo equilibrio può alterarsi. Hoveizeh e collaboratori (2025) hanno evidenziato che il caldo prolungato può modificare il rapporto tra acidi grassi saturi e insaturi, riducendo, in alcuni casi, la quota di acido oleico e aumentando la suscettibilitĆ dellāolio ai fenomeni ossidativi (Figura 1).Ā

Differenze nel profilo degli acidi grassi tra diversi genotipi di olivo coltivati in condizioni di temperature estive elevate. Alcuni
genotipi hanno mantenuto una composizione lipidica più favorevole anche in condizioni di stress termico, evidenziando capacitĆ
di adattamento al caldo differenti. Lettere diverse indicano differenze significative a p ⤠0,05. Modificata da Hoveizeh et al. (2025).
Le sigle riportate in figura indicano accessioni selezionate in diverse aree iraniane e confrontate con cultivar di riferimento. Alcune mostrano livelli più elevati di specifici acidi grassi: B1, proveniente dal gruppo di Gorgan, risulta particolarmente interessante per acido palmitoleico e linolenico; Bn2, del gruppo di Kermanshah, per acido linoleico; T3, del gruppo di Tarom, per acido vaccenico; Ds13, anchāesso del gruppo di Kermanshah, per acido palmitico. Dz4, appartenente al gruppo di Ilam, presenta invece un profilo più equilibrato, con valori favorevoli per diversi componenti lipidici. Questa variabilitĆ conferma che la risposta al caldo non ĆØ uniforme e che alcuni genotipi possono mantenere una composizione dellāolio più favorevole anche in condizioni di stress termico (Hoveizeh et al., 2025).
Le differenze tra i materiali studiati non riguardano però soltanto la composizione dellāolio. Cultivar diverse presentano anche caratteristiche morfologiche e vegetative differenti, che riflettono lāampia biodiversitĆ dellāolivo e aiutano a comprendere perchĆ© la risposta agli stress ambientali possa variare in modo cosƬ marcato. Questa variabilitĆ assume oggi un valore strategico. Non tutti i materiali genetici reagiscono allo stesso modo al caldo e alla scarsitĆ idrica. Alcuni riescono a mantenere più attiva la fotosintesi, a conservare un migliore stato idrico dei tessuti e a limitare i danni ossidativi anche durante estati particolarmente severe. Comprendere queste differenze significa individuare risorse più adatte agli scenari climatici futuri e ridurre la vulnerabilitĆ degli oliveti mediterranei.

Cultivar di olivo di 20 anni valutate in condizioni di pieno campo presso la Dallaho Olive Research Station nella provincia di Kermanshah. Le cultivar locali iraniane Dezful (a), Roughani (b), Zard Aliabad (c) e Shengeh (d) sono confrontate con le cultivar straniere Konservolia (e), Sevillana (f), Manzanilla (g) e Mission (h). Il contesto climatico dellāIran occidentale, caratterizzato da estati calde e siccitĆ ricorrente, rappresenta un modello di studio utile per comprendere come lāolivicoltura mediterranea potrebbe rispondere agli scenari climatici futuri. Modificata da Gholami et al. (2022).
La risposta dellāolivo allo stress termico e idrico dipende, infatti, da un complesso equilibrio tra processi fisiologici e metabolici. Quando caldo e siccitĆ diventano intensi, nelle foglie e nei frutti può aumentare la produzione di specie reattive dellāossigeno. Se non vengono neutralizzate dai sistemi antiossidanti della pianta, queste molecole possono danneggiare le membrane cellulari, le proteine e i pigmenti fotosintetici, compromettendo lāefficienza fisiologica della pianta. Per contrastare questi effetti, l’olivo adotta diverse strategie di protezione. Aumenta lāattivitĆ degli enzimi antiossidanti, accumula metaboliti protettivi e può modulare la produzione di composti fenolici, importanti sia per la difesa dei tessuti sia per la qualitĆ dellāolio. In uno studio condotto dalla Dallaho Olive Research Station – centro di ricerca agronomica sito nellāIran occidentale – su piante adulte di 20 anni coltivate in pieno campo (Figura 2), cultivar come Dezful e Konservolia hanno mostrato una maggiore capacitĆ di adattamento alla scarsitĆ idrica, associata a livelli più elevati di clorofilla, attivitĆ antiossidante e stabilitĆ dello stato idrico delle piante (Tabella).

Effetto di cultivar e regimi irrigui su contenuto totale di clorofilla e fenoli, attività di catalasi (CAT) e perossidasi (POD), e contenuto di malondialdeide (MDA) in cultivar europee e iraniane di olivo. I valori sono espressi come media ± DS. Lettere diverse nella stessa colonna indicano differenze statisticamente significative a p ⤠0,01 (dati di Gholami et al., 2022).
Anche le fasi di crescita del frutto e accumulo dellāolio mostrano differenze significative tra cultivar, soprattutto durante le estati più calde. In alcuni casi, le alte temperature rallentano lāaccumulo di olio e anticipano la maturazione del frutto, alterando il normale equilibrio tra crescita e sintesi lipidica.Ā
Nello studio di Hoveizeh et al. (2023), Roughani ha mostrato una notevole capacitĆ di accumulare sostanza secca e olio anche in condizioni termiche severe, mentre Shengeh ha evidenziato un buon sviluppo del frutto nelle fasi più calde della stagione. Questi risultati confermano che la risposta dellāolivo al clima non dipende da un singolo carattere, bensƬ da una combinazione di processi fisiologici, biochimici e metabolici che influenzano contemporaneamente la crescita, la produttivitĆ e la qualitĆ finale dellāolio. Come evidenziato in Figura 3, lo sviluppo del frutto e lāaccumulo dellāolio seguono andamenti diversi tra le cultivar e i periodi di raccolta; le alte temperature estive possono quindi modificare i tempi di maturazione e influenzare direttamente la capacitĆ del frutto di accumulare olio.

Andamento dellāaccumulo di olio nel frutto, espresso in percentuale sulla sostanza secca (% DW), in quattro cultivar di olivo coltivate in condizioni estive calde nellāIran occidentale. I dati mostrano lāincremento progressivo del contenuto in olio tra luglio e ottobre e evidenziano differenze cultivar-specifiche nella dinamica di accumulo lipidico. Konservolia, Shengeh e Dezful mostrano un forte incremento nelle fasi finali della maturazione, mentre Roughani mantiene valori relativamente elevati giĆ nelle prime fasi e un andamento più graduale. Dati rielaborati da Hoveizeh et al. (2023).
Dalla genetica alle nuove soluzioni
Accanto alla variabilitĆ naturale delle cultivar, la ricerca più recente sta esplorando strategie innovative per aiutare l’olivo ad affrontare condizioni ambientali sempre più estreme. Negli ultimi anni, lāattenzione si ĆØ concentrata soprattutto su sostanze in grado di migliorare la risposta fisiologica delle piante agli stress termici e idrici, limitando i danni ossidativi e contribuendo a preservare la qualitĆ e la stabilitĆ dellāolio. Tra gli approcci più interessanti vi ĆØ lāimpiego della melatonina, una molecola presente anche nelle piante, che contribuisce alla regolazione delle risposte allo stress.Ā Nello studio di Gholami et al. (2023), le applicazioni fogliari di melatonina hanno attenuato gli effetti negativi del deficit idrico nelle cultivar Sevillana e Roughani, contribuendo a mantenere un migliore aspetto delle foglie e dei frutti rispetto alle piante non trattate. Come mostrato in Figura 4 (colonna A), la differenza tra piante trattate e non trattate diventa particolarmente evidente nelle condizioni di maggiore stress idrico, dove la melatonina sembra contribuire a preservare la dimensione del frutto, l’integritĆ fogliare e la funzionalitĆ fisiologica. Questi effetti sono coerenti con i miglioramenti osservati nella composizione dellāolio, nellāattivitĆ antiossidante e nel contenuto di composti fenolici delle cultivar sottoposte a deficit idrico.
Stanno emergendo anche approcci più innovativi basati sullāimpiego di nanostrutture. Recenti sperimentazioni hanno valutato lāeffetto di materiali a base di ferro e carbonio applicati per via fogliare su piante di olivo sottoposte a deficit idrico (Gholami et al. 2025; Gholami et al. 2024). I risultati mostrano effetti interessanti sul mantenimento della clorofilla, sul contenuto idrico dei tessuti e sullāattivitĆ antiossidante della pianta. Come mostrato in Figura 4 (colonna B), questi trattamenti possono contribuire a migliorare lo stato fisiologico dellāolivo e a limitare alcuni effetti negativi dello stress termico e idrico.

Effetti di diverse strategie di mitigazione dello stress idrico su foglie e frutti di cultivar di olivo coltivate in condizioni di disponibilitĆ idrica decrescente (100, 75 e 50% ET). (A) Effetto dellāapplicazione fogliare di melatonina (0 e 100 µM) sulle cultivar Sevillana e Roughani. Le piante trattate con melatonina mostrano una migliore conservazione dellāintegritĆ fogliare e della qualitĆ del frutto, soprattutto in condizioni di maggiore stress idrico. (B) Effetti di FeSOā, CāNā e delle nanostrutture FeāOā/g-CāNā sulla cultivar Shengeh. I trattamenti contribuiscono a limitare i sintomi associati allo stress idrico severo, preservando in modo più efficace lo stato fisiologico e l’aspetto dei tessuti vegetali rispetto al controllo. Modificata da Gholami et al. (2023; 2024).
Le trasformazioni climatiche incidono giĆ sulla gestione degli oliveti mediterranei. In molte aree produttive, la scarsitĆ dāacqua e lāaumento delle temperature stanno spingendo gli agricoltori a riconsiderare lāirrigazione, la gestione della chioma e i tempi di raccolta. Sempre più spesso, infatti, la fase di accumulo dellāolio coincide con periodi di caldo intenso e di disponibilitĆ idrica limitata, rendendo più difficile mantenere insieme resa, qualitĆ e sostenibilitĆ della produzione (Hoveizeh et al., 2023; AraĆŗjo et al., 2024).
In alcune aree olivicole si osserva un progressivo anticipo della raccolta per evitare che temperature troppo elevate compromettano la composizione dellāolio. In altri casi, la maturazione del frutto diventa meno uniforme, con conseguenze sulla scelta del momento ottimale per la raccolta. Anche lāirrigazione assume un ruolo sempre più delicato. Un deficit idrico moderato può favorire alcune caratteristiche qualitative, mentre una siccitĆ prolungata può ridurre fotosintesi, crescita del frutto e sintesi dellāolio (Gholami et al., 2022; Hoveizeh et al., 2023).
Lāimpatto del cambiamento climatico riguarda anche la qualitĆ sensoriale e nutraceutica dellāolio extra vergine. Aroma, stabilitĆ ossidativa, intensitĆ aromatica ed equilibrio tra amaro e piccante dipendono dallāinterazione tra la cultivar, lāambiente e le condizioni climatiche durante la maturazione. Temperature troppo elevate possono alterare questo equilibrio, influenzando sia il valore nutrizionale sia le caratteristiche organolettiche e commerciali dellāolio (Gholami et al., 2023; Hoveizeh et al., 2025).
Per questo motivo, la capacitĆ di adattamento dellāolivo potrebbe diventare uno dei fattori chiave per la sostenibilitĆ dellāagricoltura mediterranea. Le proiezioni climatiche indicano un aumento della frequenza e dellāintensitĆ delle ondate di calore, insieme a una crescente irregolaritĆ delle precipitazioni. In molte aree tradizionalmente vocate allāolivicoltura, le condizioni ambientali potrebbero quindi risultare molto diverse da quelle che hanno accompagnato la diffusione delle cultivar oggi maggiormente coltivate. In questo senso, gli studi condotti in collaborazione con colleghi che operano in aree giĆ esposte a climi più caldi e siccitosi rappresentano un osservatorio prezioso. Questi ambienti possono anticipare alcune delle condizioni che molte aree mediterranee potrebbero sperimentare nei prossimi decenni, consentendo di valutare in campo la risposta dellāolivo a stress termici e idrici più intensi. Le strategie di adattamento dovranno integrare più livelli di intervento. La selezione di cultivar più resilienti rappresenta una componente essenziale, ma non sufficiente. SarĆ altrettanto importante migliorare la gestione delle risorse idriche, adottare pratiche agronomiche più sostenibili e approfondire i meccanismi fisiologici che consentono allāolivo di tollerare condizioni climatiche estreme.
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A cura di: Narjes Fahadi Hoveizeh¹, Rahmatollah Gholami2, Seyed Morteza Zahedi³, Petronia Carilloā“
¹ Dipartimento di Ricerca in Scienze delle Colture e Orticoltura, Centro di Ricerca e Formazione per lāAgricoltura e le Risorse Naturali di Kermanshah, AREEO, Kermanshah, Iran
² Dipartimento di Orticoltura, Facoltà di Agraria, Shahid Chamran University di Ahvaz, Ahvaz, Iran
³ Dipartimento di Orticoltura, Facoltà di Agraria, Università di Maragheh, Maragheh, Iran
ā“ Dipartimento di Scienze e Tecnologie Ambientali, Biologiche e Farmaceutiche, UniversitĆ degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, Caserta, Italia
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