Susina Ramassin: il piccolo frutto del Piemonte

Piccola, dolce e aromatica, si distingue per la rusticità della pianta, la raccolta a piena maturazione e il profondo legame con il territorio. 

da Federica Del Vecchio
susina ramssin

Piccola nelle dimensioni, intensa nel profumo e profondamente legata al territorio, la susina Ramassin è una varietà tradizionale del Piemonte sud-occidentale. Presente da secoli nei frutteti familiari, rappresenta un patrimonio di interesse agronomico, culturale e gastronomico. 

I principali areali di coltivazione si concentrano nelle province di Cuneo e Torino, soprattutto nella fascia pedemontana. Qui la coltivazione della susina Ramassin continua a intrecciarsi con tradizioni locali, mercati stagionali e produzioni artigianali, mantenendo vivo un patrimonio varietale che rischierebbe altrimenti di rimanere confinato nei piccoli frutteti domestici.

Origini della susina Ramassin 

Conosciuta nel Monregalese anche come dalmassin, la susina Ramassin appartiene al gruppo delle cosiddette susine damaschine ed è generalmente ricondotta a Prunus domestica subsp. Insititia. Il nome deriverebbe proprio dall’espressione “susina di Damasco”, modificata nel tempo attraverso le diverse varianti linguistiche piemontesi. La sua presenza nel Piemonte sud-occidentale viene fatta risalire almeno all’Alto Medioevo, anche se alcune ricostruzioni ipotizzano un’introduzione ancora precedente.

Le prime testimonianze di una coltivazione organizzata provengono dall’area saluzzese. La Valle Bronda divenne uno dei principali centri produttivi e commerciali, con mercati dedicati a Pagno e a San Lazzaro di Saluzzo. Ancora oggi la coltivazione si concentra soprattutto nel Saluzzese e nel Monregalese, dove operano consorzi impegnati nella tutela e nella valorizzazione di questa storica produzione piemontese. 

Susina Ramassin: caratteristiche del frutto

Il frutto si distingue innanzitutto per le dimensioni ridotte. Il peso medio si aggira intorno ai 10 grammi e solo raramente supera i 15. La forma è ovale, mentre il colore della buccia può variare dal giallo ambrato al rosso violaceo, fino al blu e al viola intenso. A renderne ancora più riconoscibile l’aspetto è la pruina, il sottile strato ceroso e biancastro prodotto naturalmente dall’epidermide.

La polpa, di colore giallo tenue, è morbida, carnosa e particolarmente aromatica. A piena maturazione si separa facilmente dal nocciolo e sviluppa un sapore molto dolce. Queste caratteristiche rendono la susina Ramassin particolarmente apprezzata per il consumo fresco, ma ne limitano allo stesso tempo la resistenza alle manipolazioni e la durata commerciale.

susina ramassin

Susine Ramassin. Fonte: Aree protette Po Torinese

Una cultivar-popolazione ricca di variabilità

Il Ramassin non può essere considerato una cultivar completamente uniforme. Si tratta infatti di una cultivar-popolazione, sviluppatasi nel tempo attraverso la selezione locale e caratterizzata da una significativa variabilità interna. Possono cambiare l’epoca di maturazione, la dolcezza della polpa, il colore della buccia e l’adattamento ai differenti ambienti di coltivazione. Tradizionalmente vengono distinti quattro ceppi principali. Il Ramassin precoce anticipa la maturazione di circa otto-dieci giorni rispetto alle altre tipologie. Il viola, caratterizzato da una buccia scura e vellutata, è diffuso soprattutto nelle colline saluzzesi e nella Valle Bronda. Il rosso è presente sia nelle aree di pianura sia nelle fasce altimetriche più elevate, mentre il giallo è particolarmente apprezzato per la dolcezza.

Accanto a questi gruppi si incontrano numerosi ecotipi locali, come il ramassin di Saluzzo, quello di Pagno e il dalmassin del Monregalese. Una biodiversità che rappresenta un valore per il territorio, ma che richiede un’attenta caratterizzazione quando si intende realizzare un impianto specializzato.

Come si coltiva la susina Rramassin

Dal punto di vista agronomico, la susina ramassin è considerata rustica e relativamente poco esigente. La pianta riesce ad adattarsi a differenti tipologie di terreno, anche se le condizioni migliori si riscontrano generalmente nei suoli fertili, irrigui e di medio impasto, con un pH compreso indicativamente tra 6,5 e 7,5. La buona resistenza alle basse temperature ne permette la coltivazione anche negli ambienti collinari e montani, fino a quote che possono superare i mille metri. Un ulteriore vantaggio è rappresentato dalla fioritura medio-tardiva, che contribuisce a ridurre il rischio di danni provocati dalle gelate primaverili.

La rusticità si traduce anche in esigenze relativamente contenute sul fronte della difesa fitosanitaria. Per questa ragione la varietà può risultare interessante per i sistemi biologici o a basso impatto, soprattutto negli areali tradizionalmente vocati. La pianta richiede comunque una gestione attenta. Una delle principali caratteristiche è l’elevata capacità pollonifera: dalla base vengono prodotti numerosi germogli che, se non eliminati regolarmente, possono conferire alla pianta un portamento cespuglioso. Negli impianti professionali può quindi essere utile ricorrere a portinnesti non polloniferi. Anche la potatura deve essere eseguita con continuità, sia per mantenere una chioma equilibrata sia per limitare l’alternanza di produzione. La produttività potenziale può raggiungere livelli interessanti, ma risente dell’andamento climatico, della gestione della pianta e della regolarità degli interventi colturali.

La raccolta avviene dopo la caduta del frutto

La particolarità più conosciuta della susina Ramassin riguarda il momento della raccolta. Una volta raggiunta la completa maturazione, i frutti si staccano spontaneamente dal ramo e cadono. Tradizionalmente vengono quindi raccolti da terra ogni mattina. Il periodo di maturazione può estendersi dalla metà di giugno alla metà di agosto, in funzione del ceppo, della quota e dell’andamento stagionale. Negli areali piemontesi più rappresentativi, tuttavia, la fase centrale della raccolta tende a concentrarsi nel mese di luglio.

Questo metodo consente di raccogliere frutti pienamente maturi, caratterizzati dal massimo grado di dolcezza e aromaticità. Allo stesso tempo, però, la caduta sul terreno può causare ammaccature, lesioni e contaminazioni, riducendo ulteriormente la durata del prodotto. Una possibile soluzione è rappresentata dall’installazione di reti sospese sotto la chioma. I frutti vengono così intercettati prima dell’impatto con il terreno, conservando una maggiore integrità.

La breve conservabilità limita il mercato

La ridotta conservabilità rappresenta probabilmente la principale criticità commerciale del Ramassin. La buccia sottile, la polpa morbida e la raccolta a piena maturazione restringono infatti i tempi disponibili per la selezione, la refrigerazione, il trasporto e la vendita. Non sorprende, quindi, che la commercializzazione sia rimasta a lungo circoscritta soprattutto ai mercati locali, alla vendita diretta e alle filiere corte. Tra i riferimenti storici spicca il mercato di Pagno, in Valle Bronda, da sempre legato a questa produzione. Negli ultimi anni, tuttavia, il crescente interesse verso le varietà locali, i frutti antichi e le produzioni fortemente identitarie ha aperto nuove prospettive. Anche alcuni canali della distribuzione organizzata guardano oggi alla susina ramassin come a una referenza capace di arricchire e differenziare l’offerta estiva. A sostenerne la valorizzazione contribuiscono inoltre il riconoscimento tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali del Piemonte e l’inserimento del Ramassin del Monviso tra i Presìdi Slow Food.

Insomma, più che una produzione destinata ai grandi volumi, il Ramassin può dunque affermarsi come specialità stagionale ad alto valore territoriale. La sfida? Preservarne l’unicità, migliorando al tempo stesso la gestione post-raccolta e l’organizzazione della filiera, così da portare il frutto al consumatore senza comprometterne qualità, profumo e delicatezza.

Federica Del Vecchio
© fruitjournal.com

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