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Piccolo, sapido e avvolto da una buccia particolarmente spessa, il pomodoro Regina rappresenta una delle espressioni più riconoscibili dell’agricoltura costiera pugliese. La sua storia si intreccia con quella delle campagne comprese tra Monopoli, Fasano e Ostuni, dove la scarsità d’acqua, la vicinanza al mare e il lavoro delle comunità contadine hanno orientato nel tempo la selezione della varietà. Il risultato è un pomodoro capace di adattarsi a sistemi colturali caratterizzati da apporti irrigui contenuti e di mantenere a lungo le proprie qualità dopo la raccolta.
Il nome deriva dalla particolare forma del peduncolo, che richiama visivamente una piccola corona. Questo elemento distintivo ha contribuito a rendere immediatamente riconoscibile la varietà e a legarne l’identità al territorio di origine. Ma quali sono le sue caratteristiche?
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Dalla pianta al frutto: i caratteri distintivi del pomodoro Regina
La pianta del pomodoro Regina presenta un accrescimento determinato e sviluppa sullo stelo un numero elevato di infiorescenze, generalmente superiore a sette, caratteristica che ne definisce il portamento e il comportamento produttivo. La vegetazione è composta da foglie lunghe, con portamento semieretto e lembo bipennato di colore verde chiaro, contraddistinto da una brillantezza media e da una bollosità contenuta. Le infiorescenze sono prevalentemente unipare, mentre i fiori, di colore giallo, non mostrano fenomeni marcati di fasciazione e presentano uno stilo privo di pubescenza.
Da questa struttura vegetativa si sviluppano frutti mediamente piccoli, dalla forma arrotondata o leggermente appiattita. La morfologia della bacca può variare anche in funzione delle caratteristiche dell’acqua irrigua: in presenza di acque ricche di calcare il frutto tende ad apparire più schiacciato, mentre concentrazioni più elevate di cloruro di sodio possono favorire una forma maggiormente tondeggiante. La superficie è generalmente liscia, priva di costolature e senza una depressione evidente in corrispondenza dell’attacco peduncolare. Il frutto presenta solitamente due logge e, prima della completa maturazione, un colletto verde di media ampiezza. Con l’avanzare della maturazione, buccia e polpa assumono una colorazione rossa uniforme. Proprio la buccia, spessa e coriacea, costituisce uno dei tratti più riconoscibili della varietà: protegge la bacca, ne limita il deterioramento e contribuisce alla sua prolungata conservabilità dopo la raccolta.

Pomodori Regine. Fonte: Registro regionale risorse genetiche autoctone Regione Puglia
Quando e come si coltiva il pomodoro Regina
La coltivazione tradizionale del pomodoro Regina segue un calendario legato non soltanto all’andamento climatico, ma anche alle consuetudini religiose e sociali del territorio. Il trapianto in pieno campo viene generalmente eseguito dopo la festa di San Giuseppe e l’equinozio di primavera. Un altro riferimento della tradizione è il 25 marzo, giorno dell’Annunziata, quando i falò simboleggiavano la fine dei rigori invernali e l’ingresso nella nuova stagione agricola.
Negli impianti moderni, il sesto viene definito anche in funzione del sistema di irrigazione a microportata. La disposizione a fila singola rappresenta una delle soluzioni più adatte, ma possono essere adottati anche impianti a file binate. In quest’ultimo caso, le piante possono essere collocate a distanze di circa 30 per 50 centimetri, lasciando tra le bine uno spazio compreso tra 1,50 e 1,70 metri. La densità d’impianto si attesta indicativamente tra 20.000 e 21.000 piante per ettaro. La raccolta si concentra prevalentemente nei mesi di giugno e luglio. La gestione dell’acqua richiede particolare precisione: la rusticità della varietà e la sua adattabilità all’aridocoltura non eliminano il fabbisogno idrico della pianta, ma consentono di impostare una strategia basata su interventi mirati e volumi contenuti.
Le ramasole e l’antica legatura con il cotone
Nella tradizione locale il pomodoro Regina è conosciuto anche come pomodoro al filo, pomodoro al filo di cotone o pomodoro appeso. Denominazioni che richiamano l’antica tecnica di conservazione praticata dopo la raccolta. Le bacche venivano trasferite in locali freschi e arieggiati, legate una a una con un filo di cotone e riunite in lunghe catenelle. Queste erano poi assicurate a un sostegno più resistente, generalmente di canapa o di un’altra fibra vegetale, fino a formare le “ramasole”, grandi composizioni appese negli ambienti domestici, che permettevano di conservare i pomodori per diversi mesi e di consumarli gradualmente durante l’autunno e l’inverno.
Insomma, il pomodoro Regina racconta un modello agricolo costruito sulla disponibilità limitata di risorse, sul recupero delle sementi e sulla capacità di trasformare la conservazione in un lavoro collettivo. Oggi questa varietà continua a rappresentare un patrimonio di conoscenze agronomiche e culturali, che conserva nella corona del peduncolo e nella resistenza della buccia i segni della propria storia.
Federica Del Vecchio
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