Il maltempo colpisce il Centro-Sud, agricoltura in difficoltà

Dall’Abruzzo alla Puglia, passando per Basilicata e Campania, pesano i danni alle colture e cresce il timore per la tenuta economica delle aziende e la continuità delle attività agricole

da Ilaria De Marinis

Dovrebbe arrestarsi nei prossimi giorni l’ondata di maltempo che, tra la fine di marzo e l’inizio di aprile, ha investito il Paese con livelli di allerta dal giallo fino al rosso. Alle spalle prende forma una scia di criticità diffuse, con effetti già evidenti soprattutto nelle aree agricole, dove la combinazione di piogge persistenti, grandinate, vento e bruschi cali termici ha colpito colture e infrastrutture in una fase particolarmente delicata del ciclo produttivo. Non è soltanto la violenza dei singoli fenomeni a incidere, ma la loro successione ravvicinata: terreni saturi d’acqua dopo precipitazioni intense, gelate arrivate a ridosso delle piogge, episodi grandinigeni che hanno ulteriormente indebolito le colture. In molti contesti, il maltempo ha reso impossibile l’accesso ai campi proprio mentre sarebbero state necessarie operazioni agronomiche fondamentali per l’impostazione della stagione.

Il quadro che emerge è quello di un comparto colpito in modo trasversale, dall’Abruzzo alla Puglia, passando per Basilicata e Campania, con danni che non si limitano alla produzione immediata, ma che rischiano di riflettersi sulla tenuta economica delle aziende e sulla continuità delle attività agricole nei prossimi mesi.

Abruzzo tra allagamenti e gelate

È in Abruzzo, e in particolare nel territorio del Chietino, che l’emergenza assume i contorni più critici. Qui il maltempo ha colpito con una sequenza di eventi ravvicinati – piogge incessanti, calo delle temperature, nevicate nelle aree interne e gelate – che hanno trovato i suoli già fragili e saturi.
I campi risultano in molti casi completamente allagati, con terreni incapaci di drenare ulteriormente l’acqua. A questa condizione si sommano gli effetti delle grandinate dei giorni precedenti, che avevano già indebolito le colture. Il risultato è una compromissione diffusa che riguarda vigneti, frutteti – in particolare pesco, albicocco e ciliegio – oltre a ortaggi e cereali.
Sul piano strutturale, la situazione è aggravata dalle criticità idrogeologiche: l’esondazione del fiume Treste e la chiusura di numerose strade rurali rendono difficoltoso l’accesso ai campi e rallentano ogni intervento. Le testimonianze raccolte dalle organizzazioni agricole parlano di danni tali da mettere a rischio non solo il raccolto, ma la stessa continuità aziendale.

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Grandinate e danni nel Metapontino 

Se in Abruzzo il problema è l’acqua in eccesso, in Basilicata il fattore dominante è la violenza delle grandinate, che hanno colpito in particolare l’area del Metapontino. Un territorio ad alta vocazione frutticola che si trova ora a fare i conti con eventi atmosferici sempre più intensi e difficili da contenere.
Il fattore tempo è determinante: le colture si trovano tra fioritura e allegagione, una fase in cui anche danni apparentemente limitati possono tradursi in perdite produttive significative. Le reti antigrandine, laddove presenti, non sempre si sono dimostrate sufficienti a contenere l’impatto, segno di una crescente intensità dei fenomeni.
La conta dei danni è ancora in corso, ma il quadro che emerge è già chiaro: aziende agricole in difficoltà e necessità di interventi rapidi, sia in termini di ricognizione sia di sostegno economico. Il rischio, ancora una volta, è che eventi concentrati in poche ore compromettano un’intera stagione.

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Campagne sommerse e operazioni agricole bloccate in Puglia

In Puglia il maltempo assume una dimensione territoriale ancora più ampia, con effetti che si estendono dal Gargano al Salento. Piogge abbondanti e persistenti hanno provocato esondazioni, allagamenti diffusi e l’interruzione della viabilità rurale, rendendo inaccessibili molte aziende agricole.
Le criticità si distribuiscono in modo capillare: Monti Dauni e area garganica sotto osservazione per frane e smottamenti; Barese, BAT, Brindisino e Tarantino alle prese con livelli di allerta elevati; Salento già indebolito dalle grandinate dei giorni precedenti. In questo contesto, le colture orticole e cerealicole risultano particolarmente esposte, ma anche vigneti e uliveti mostrano segni evidenti di sofferenza.
A pesare non è solo il danno diretto, ma anche quello indiretto: l’elevata umidità favorisce l’insorgenza di fitopatie, mentre l’impraticabilità dei terreni compromette operazioni fondamentali, come gli interventi obbligatori di contenimento della Xylella. È un effetto a catena che rischia di amplificare l’impatto del maltempo ben oltre l’evento in sé.

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Campania: esondazioni e fragilità delle aree rurali

Anche la Campania registra danni significativi, in particolare nell’Irpinia, dove piogge intense e venti forti hanno provocato esondazioni e allagamenti diffusi. Il caso del torrente Fiumarelle, esondato nell’area di Flumeri, è emblematico: campi agricoli travolti dall’acqua, strade interpoderali sommerse e produzioni – soprattutto cerealicole – compromesse.

Situazioni analoghe si sono verificate lungo altri corsi d’acqua, come il fiume Ufita e il Cervaro, con ripercussioni dirette su terreni agricoli e infrastrutture. Le testimonianze degli agricoltori restituiscono un’immagine concreta della vulnerabilità delle aree rurali, dove la manutenzione degli alvei e delle opere idrauliche diventa un elemento chiave per la prevenzione.

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Un quadro che impone una riflessione strutturale

Dall’Abruzzo alla Puglia, passando per Basilicata e Campania, emerge un denominatore comune: la crescente frequenza e intensità degli eventi climatici estremi, che colpiscono in momenti fenologici critici e mettono in discussione la resilienza del sistema agricolo. Le richieste che arrivano dai territori – ricognizione puntuale dei danni, interventi straordinari, sostegno economico – sono immediate e necessarie. Ma il tema, ormai, va oltre la gestione dell’emergenza.
La vera questione riguarda la capacità di adattamento del settore: infrastrutture, sistemi di difesa, gestione del rischio e politiche di sostegno devono evolvere con la stessa rapidità con cui cambia il clima. Perché, se questi eventi non sono più eccezioni, ma parte di una nuova normalità, allora anche l’agricoltura è chiamata a ripensare profondamente i propri strumenti di gestione.

 

Ilaria De Marinis
© fruitjournal.com

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