Maltempo al Sud: Calabria sott’acqua, invasi pieni in Sicilia

Piogge intense, raffiche di vento ed esondazioni investono le campagne, dove aumentano le segnalazioni di danni a produzioni, serre e infrastrutture

da Ilaria De Marinis
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È bastata una manciata di giorni e il Sud Italia si è trovato a fare i conti con piogge intense, campi allagati e danni estesi. Calabria e Sicilia lo raccontano bene: la notte del 12 febbraio 2026, il ciclone Nils si è abbattuto soprattutto sulla fascia tirrenica calabrese, con piogge e vento tali da portare fiumi e versanti oltre soglia. In Sicilia, poche settimane prima, il ciclone Harry ha lasciato una scia di criticità che arriva fino alle campagne agrumicole e agli smottamenti dell’area di Niscemi, entrati nel dibattito politico e nella gestione dell’emergenza regionale. A dare la misura delle ripercussioni del maltempo al Sud sono le prime ricognizioni e le voci delle organizzazioni agricole, che chiedono interventi urgenti e una risposta strutturale.

Maltempo al Sud: Calabria sott’acqua

Il ciclone Nils ha lasciato un bilancio che si aggrava. Secondo le ricognizioni di Coldiretti Calabria, sono oltre 3 mila gli ettari colpiti in regione; nel Cosentino, l’esondazione del Crati avrebbe sommerso circa 900 ettari. Le criticità più nette si concentrano in provincia di Cosenza: contrade di Corigliano-Rossano (Ministalla, Thurio e Foggia), aree di Cassano allo Ionio (Laghi di Sibari e Lattughelle), pianura di Tarsia, Santa Sofia d’Epiro. Qui l’acqua ha compromesso colture e infrastrutture aziendali, con terreni impraticabili e viabilità rurale interrotta; si segnalano anche allevamenti evacuati o in difficoltà e abitazioni agricole allagate. L’impatto si estende alle altre province con serre e frutteti danneggiati dal vento, esondazioni di corsi d’acqua minori, frane e smottamenti: lungo la fascia tirrenica, dall’alto Tirreno cosentino al Lametino, passando per Vibonese e Reggino fino alla Piana di Gioia Tauro, oltre a segnalazioni dal Catanzarese e dal Crotonese.

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Le richieste al governo

Coldiretti, mentre continua a raccogliere segnalazioni tramite gli uffici provinciali per definire l’entità delle perdite, chiede interventi urgenti e l’attivazione degli strumenti di sostegno. Il direttore regionale Francesco Cosentini parla di aree produttive “messe in ginocchio”, con effetti destinati a protrarsi nel tempo nelle zone dove l’acqua ha travolto colture e strutture. Il presidente Franco Aceto spinge su un punto strutturale: messa in sicurezza del territorio, manutenzione costante dei corsi d’acqua e prevenzione del rischio idrogeologico; nel mirino, anche i ritardi legati a burocrazia e vincoli che rallentano pulizia degli alvei e consolidamento degli argini. Anche Cia Calabria, con il presidente regionale Nicodemo Podella, chiede un piano straordinario di manutenzione: cura ordinaria degli alvei, interventi sui versanti, rafforzamento degli argini, messa in sicurezza dei costoni montani e una ricognizione rapida dei danni alle infrastrutture, accompagnata da ristori adeguati per consentire alle aziende di ripartire.

Sicilia, arance e invasi

Quanto alla Sicilia, il ciclone Harry – tra il 19 e il 21 gennaio 2026 – ha insistito sull’Isola con piogge e raffiche, lasciando una scia che dalle campagne è salita fino al territorio, con gli smottamenti nell’area di Niscemi finiti nel perimetro dell’emergenza. A distanza di qualche settimana, il persistere delle piogge sta pesando su una filiera simbolo: l’Arancia Rossa di Sicilia IGP. La stima riportata dagli operatori è severa: almeno il 50% del raccolto compromesso tra frutti caduti, maggiore diffusione di patologie fungine e aumento dello scarto nelle centrali di selezione e confezionamento; la campagna potrebbe chiudere con settimane di anticipo. A questo si somma la tensione sul valore: il Consorzio di Tutela, con le parole del presidente Gerardo Diana, segnala la diffusione di promozioni sul prodotto a marchio IGP in alcune catene, iniziative giudicate “inopportune” perché comprimono il riconoscimento economico proprio mentre le rese calano e i costi per chilogrammo venduto salgono. Sul piano istituzionale, il presidente della Regione Renato Schifani ha annunciato l’arrivo di risorse per il rilancio dei territori colpiti; resta aperto, per il primario, il tema della traduzione di queste cifre in misure effettive per le aziende agricole.
Dentro un quadro di danni, però, la Sicilia registra un dato che lascia guardare al lato positivo del maltempo al Sud: la pioggia ha riempito gli invasi. Una notizia accolta con favore in un contesto dove la disponibilità idrica è diventata un fattore produttivo centrale. L’acqua caduta dal cielo, in altre parole, ha fatto male ai frutti, ma ha alimentato le riserve. La sfida, ora, è gestionale e politica: rendere quell’acqua realmente utilizzabile, con reti che tengano, manutenzioni puntuali e criteri di riparto chiari.

 

Ilaria De Marinis
© fruitjournal.com

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