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Con 334 voti a favore, 324 contrari e 11 astenuti, il Parlamento europeo ha approvato la richiesta di inviare alla Corte di giustizia dell’Unione europea il testo dell’accordo commerciale UE-Mercosur per ottenere un parere legale sulla sua “compatibilità con i Trattati”. Una decisione che arriva a pochi giorni dalla firma politica dell’intesa, maturata dopo oltre 25 anni di negoziati, e che riporta al centro del dibattito uno dei dossier più controversi per il settore agricolo europeo.
La richiesta di parere non blocca formalmente il processo di ratifica, ma introduce un elemento di incertezza giuridica che potrebbe rallentarne l’iter. Il nodo non è solo procedurale: riguarda la natura stessa dell’accordo, il suo inquadramento giuridico e le sue implicazioni economiche, ambientali e sociali, in particolare per l’agricoltura.
Ma che cos’è l’accordo UE-Mercosur
L’accordo UE-Mercosur è un trattato commerciale tra l’Unione europea e quattro Paesi sudamericani – Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay – con l’obiettivo di creare una delle più grandi aree di libero scambio al mondo, coinvolgendo oltre 700 milioni di consumatori.
In termini pratici, l’intesa prevede una progressiva liberalizzazione degli scambi, con riduzione o eliminazione dei dazi su un’ampia gamma di prodotti industriali e agricoli. Per alcuni comparti sensibili sono previste quote di importazione agevolate, in particolare per carni bovine e avicole, zucchero, riso ed etanolo. Il testo include inoltre disposizioni su appalti pubblici, servizi, proprietà intellettuale e un capitolo dedicato a sostenibilità, ambiente e diritti del lavoro, con riferimento agli impegni dell’Accordo di Parigi sul clima.
Dal punto di vista macroeconomico, la Commissione europea lo presenta come uno strumento per rafforzare la competitività dell’industria e consolidare relazioni strategiche con il Sud America. Dal punto di vista agricolo, però, l’accordo è percepito in modo molto più critico.
Perché gli agricoltori stanno protestando
Nel corso di queste settimane, la discussione sull’accordo è stata accompagnata da un movimento di protesta degli agricoltori. Ad alimentarlo, la preoccupazione che l’intesa possa accentuare squilibri già esistenti. Il primo nodo riguarda i costi di produzione e gli standard. Nei Paesi del Mercosur si produce a condizioni economiche e normative profondamente diverse rispetto all’UE, dove gli agricoltori sono sottoposti a vincoli ambientali, sanitari e sociali sempre più stringenti. Questo crea una distorsione: prodotti che non rispettano le stesse regole entrano nel mercato europeo competendo con quelli locali.
A ciò si aggiunge il tema dei prezzi. L’ingresso di grandi volumi di materie prime e carni a basso costo potrebbe esercitare una pressione significativa sulle quotazioni interne, colpendo settori già fragili come l’allevamento bovino, il comparto cerealicolo o quello saccarifero.
Infine, pesa la questione ambientale. In particolare per il Brasile, molte organizzazioni agricole e ambientaliste collegano l’espansione di alcune produzioni destinate all’export – come soia e carne – a fenomeni di deforestazione e cambiamento d’uso del suolo. Anche su questo fronte, il timore è che l’UE stia importando non solo prodotti, ma anche impatti ambientali.

Perché l’accordo è finito davanti alla Corte UE
Eppure, nonostante queste criticità fossero note da tempo e avessero accompagnato l’intero negoziato, l’accordo sembrava aver ormai trovato la sua traiettoria. Dopo anni di trattative, il testo era arrivato a un punto di sostanziale definizione, pronto a entrare nella fase politica decisiva. Poi, però, il fronte delle proteste agricole – esploso con particolare forza in Francia e capace di alzare sensibilmente il costo politico dell’intesa – ha contribuito a congelare il dossier proprio quando sembrava vicino al traguardo. Lo stop non riguarda il contenuto dell’intesa, ma la sua natura giuridica. Ed è proprio questo nodo che ha portato il Parlamento europeo a chiamare in causa la Corte di giustizia dell’UE. La questione centrale è se l’intesa debba essere considerata un accordo di competenza esclusiva dell’UE oppure un accordo “misto”, cioè tale da richiedere anche la ratifica dei parlamenti nazionali.
Se fosse esclusivamente europeo, basterebbe l’approvazione delle istituzioni comunitarie. Se invece fosse misto, ogni Stato membro avrebbe voce in capitolo, con il rischio di veti e blocchi. Molti eurodeputati sostengono che il testo tocchi ambiti sensibili – come la protezione sociale, l’ambiente, il lavoro e gli investimenti – che non rientrano pienamente nelle competenze esclusive dell’Unione. La Corte dovrà chiarire questo aspetto e verificare la compatibilità dell’accordo con i Trattati.
Il punto di vista agricolo: un test di coerenza per l’UE
Per il settore agricolo, la vicenda Mercosur rappresenta soprattutto un problema di coerenza politica. Da una parte, l’Unione europea chiede agli agricoltori uno sforzo crescente in termini di sostenibilità, riduzione degli input chimici, tutela della biodiversità e benessere animale. Dall’altra, apre il mercato a produzioni che non rispettano gli stessi standard. Ed è proprio questa asimmetria a generare la frattura più profonda. Non si tratta solo di concorrenza economica, ma di concorrenza regolatoria. Ed è il motivo per cui, nelle mobilitazioni degli ultimi mesi, l’accordo Mercosur è spesso finito nello stesso calderone del Green Deal: per molti produttori il problema non è l’obiettivo ambientale, ma il fatto di essere gli unici a pagarlo.
Cosa succede adesso
Il parere della Corte di giustizia UE non arriverà in tempi brevi. Nel frattempo, il processo politico proseguirà, ma con una nuova variabile di incertezza.
Per l’agricoltura europea, la posta in gioco è alta. Si tratta di capire se l’UE intenda davvero difendere le sue produzioni sensibili, garantire condizioni di concorrenza eque e riconoscere un valore economico agli standard ambientali che impone ai propri agricoltori. Il rischio, secondo molte organizzazioni di settore, è che l’accordo UE–Mercosur diventi l’ennesimo esempio di una globalizzazione costruita sulle spalle dell’agricoltura.
Ilaria De Marinis
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