Indice
- Meno agrofarmaci, più sicurezza e soluzioni biologiche
- Innovazione, ricerca e nuove autorizzazioni
- Agroenergie e indicatori ambientali: l’agricoltura come motore della transizione
- Diversità colturale e focus sulla Puglia
- Tavola rotonda: conoscenza, responsabilità e competitività
- Un settore che cambia volto
Nel panorama di un’agricoltura sempre più consapevole e tecnologica, anche il settore degli agrofarmaci evolve, puntando su sicurezza, innovazione e sostenibilità. È l’immagine che emerge dal quinto report dell’Osservatorio Agrofarma, presentato questa mattina a Bari, nel corso di un evento che ha riunito imprese, esperti e tecnici per fare il punto sull’evoluzione dell’agricoltura italiana.
L’incontro si è aperto con l’intervento di Enrica Gentile, CEO di Areté – The Agri-food intelligence company, che ha curato il report per conto di Agrofarma-Federchimica. “A due anni dalla nascita dell’Osservatorio – ha spiegato Gentile – osserviamo un settore che, pur tra difficoltà strutturali e climatiche, si muove con un approccio proattivo verso il cambiamento. L’agricoltura italiana si distingue per la capacità di innovare, ridurre l’impatto ambientale e promuovere modelli produttivi sempre più circolari e sostenibili”.
L’analisi, basata su elaborazioni Areté di dati Istat, Eurostat, Efsa e Ministero della Salute, fotografa un comparto che sta già attuando – di fatto – i principi del Green Deal europeo. Le riduzioni nell’uso di agrofarmaci, l’aumento delle sostanze biologiche e la crescente attenzione all’efficienza energetica mostrano un sistema agricolo maturo, capace di affrontare la transizione ecologica non come imposizione, ma come evoluzione naturale.
Meno agrofarmaci, più sicurezza e soluzioni biologiche
Stando a quanto emerso, negli ultimi dieci anni le vendite di agrofarmaci in Italia si sono ridotte del 18%, e i principi attivi impiegati del 24%, un dato nettamente superiore alla media europea. Il calo è generalizzato e riguarda in particolare fungicidi, erbicidi e insetticidi, ma parallelamente cresce l’impiego di principi attivi di origine biologica, aumentati del 133% rispetto al triennio 2012-2014.
“Il settore – ha commentato Paolo Tassani, presidente di Agrofarma-Federchimica – sta evolvendo nella giusta direzione. Gli agricoltori sono sempre più consapevoli dell’importanza dell’uso razionale dei mezzi tecnici e dell’adozione di buone pratiche. L’innovazione e la formazione sono le chiavi per garantire un futuro competitivo e sostenibile alla nostra agricoltura”.
Anche sul fronte della sicurezza alimentare, l’Italia conferma la propria leadership. Meno dell’1% dei campioni analizzati contiene residui oltre i limiti di legge, a fronte di una media europea più elevata. I prodotti italiani mostrano prestazioni migliori anche rispetto a quelli d’importazione, con una quota del 66% di campioni totalmente privi di residui.

Innovazione, ricerca e nuove autorizzazioni
Il sistema produttivo appare oggi fortemente orientato all’innovazione. Oltre la metà delle sostanze attive autorizzate in UE è stata introdotta negli ultimi dieci anni, e in Italia l’85% degli agrofarmaci attualmente disponibili è stato approvato dopo il 2010. Nel periodo gennaio 2024 – ottobre 2025 sono stati inoltre autorizzati 38 prodotti per l’agricoltura biologica, 17 in più rispetto al biennio precedente. Questi numeri, ha sottolineato Gentile, “riflettono non solo l’impegno dell’industria nell’ampliamento della gamma di soluzioni sostenibili, ma anche un sistema di controllo che si evolve verso un equilibrio tra tutela della salute e supporto all’innovazione”. Tuttavia, il tema delle tempistiche autorizzative per gli agrofarmaci resta cruciale: la lentezza dei processi europei rischia di rallentare la diffusione di nuove soluzioni, rendendo meno competitivo il sistema agroalimentare comunitario rispetto ad altre aree del mondo.
Agroenergie e indicatori ambientali: l’agricoltura come motore della transizione
Il report dedica poi un capitolo alle agroenergie, un tema sempre più strategico. Come emerso, in Italia, la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili è passata dal 17% nel 2014 al 20% nel 2023, e il biogas agricolo contribuisce per circa il 2% alla produzione europea da fonti rinnovabili, secondo solo alla Germania.
Le stime indicano circa 11 GW di capacità installata da biomasse, biogas e fotovoltaico in ambito agricolo: una conferma del ruolo crescente delle aziende agricole nella generazione di energia pulita.
Gli indicatori agroambientali tracciano un’evoluzione positiva anche sul fronte delle emissioni: calano gas serra, precursori di ozono e sostanze acidificanti. Le emissioni di ammoniaca restano sotto i limiti UE e l’obiettivo fissato per il 2030 è stato raggiunto con largo anticipo già nel 2021.
Diversità colturale e focus sulla Puglia
Con 121 colture censite, l’Italia mantiene il secondo posto in Europa per varietà produttiva, dietro solo alla Spagna. Tra le colture minori che hanno registrato le crescite più significative dal 2015 al 2024 spiccano zucchina (+2.186 ha), lenticchia (+1.404 ha), melograno (+1.304 ha) e patata primaticcia (+611 ha).
Il focus Puglia presentato nel report evidenzia, inoltre, la tenuta della superficie dedicata all’uva da tavola, con circa 25mila ettari – oltre il 50% del totale nazionale – ma anche l’aumento delle colture ad alta crescita come melograno, mandarino e fragola in serra, che raccontano la capacità del territorio di diversificare e reagire ai cambiamenti climatici e di mercato.

Tavola rotonda: conoscenza, responsabilità e competitività
La presentazione si è conclusa con una tavola rotonda che ha offerto un confronto aperto tra mondo produttivo, accademia e istituzioni. Giacomo Suglia, presidente di APEO, ha aperto il dibattito ricordando che “la sostenibilità ambientale è un obiettivo condiviso, ma spesso a caro prezzo per le imprese. L’Italia si colloca su una fascia di mercato medio-alta per via dei costi sostenuti e di una competizione internazionale non sempre corretta. Da primi produttori di uva e mele stiamo perdendo primati: serve un riequilibrio anche economico e sociale”.
Dal mondo scientifico, Stefania Pollastro, docente dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, ha invece sottolineato come “l’agricoltura non sia un sistema statico, ma dinamico. Gli interventi in campo, pur più sostenibili, modificano le comunità microbiche e gli equilibri biologici. Motivo per cui la ricerca deve continuare a conoscere e comprendere questi processi in evoluzione”.
Proseguendo, Salvatore Infantino, dirigente dell’Osservatorio fitosanitario regionale, ha richiamato l’urgenza di accelerare il trasferimento dell’innovazione: “un’innovazione agricola impiega vent’anni per diffondersi pienamente. In un contesto di cambiamento così rapido, dobbiamo favorire scambio, interazione e dialogo tra ricerca, consulenza e imprese”.
A tracciare la prospettiva del mondo tecnico, Vittorio Filì, past president ARPTRA, ha osservato che “anche la figura del tecnico di campo sta cambiando: oggi serve una visione integrata che unisca competenze agronomiche tradizionali, bilancio ambientale e conoscenza delle tecnologie digitali”.
In chiusura, Paolo Tassani ha ribadito la necessità di una governance più efficiente dell’innovazione: “le nostre imprese investono in ricerca, DSS e tecnologie di precisione, ma i tempi di autorizzazione restano incompatibili con la velocità del mercato globale. La sostenibilità è una sfida che l’industria sta già vincendo: ora serve che l’Europa accompagni questo processo, non lo rallenti”.

Un settore che cambia volto
Ciò che resta è dunque una fotografia chiara: quella di un’agricoltura italiana in cammino verso un modello più consapevole, efficiente e competitivo. La sfida dei prossimi anni sarà mantenere il delicato equilibrio tra sostenibilità ambientale, redditività delle imprese e innovazione tecnologica, rafforzando la collaborazione tra ricerca, istituzioni e mondo produttivo.
Come ricorda il nuovo sito www.osservatorioagrofarma.it, dove tutti i dati e i grafici del report sono consultabili in modo interattivo, il futuro dell’agricoltura passa dalla conoscenza. E oggi più che mai, la conoscenza è il primo ingrediente della sostenibilità.
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Ilaria De Marinis
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