Agricoltura veneta: l’anima verde d’Italia

Fra tradizione, innovazione e prodotti d’eccellenza, questa regione può contare su terre generose, sapori autentici e saperi che si tramandano da secoli

da Ilaria De Marinis
agricoltura veneta

Tra le colline disegnate da vigneti e campi che si perdono all’orizzonte si respira l’anima autentica del Veneto, una terra dove tradizione e innovazione si intrecciano in un legame profondo con la natura. Al di là della magnificenza delle ville palladiane, dei canali di Venezia e delle montagne che sfiorano il cielo, esiste un Veneto fatto di vigne pazienti, frutteti generosi e campi che cambiano colore seguendo il ritmo delle stagioni. In questa terra, il sapere antico si tramanda di generazione in generazione e si rinnova ogni giorno grazie alle nuove tecnologie e a un rispetto profondo per l’ambiente. Ne sono un esempio i colli di Valdobbiadene, dove le vigne si arrampicano con fatica e orgoglio, dando vita al Prosecco che racconta al mondo il sapore di queste colline; o i frutteti del veronese, che in ogni stagione restituiscono i loro frutti nonostante le avversità.

Ciascuna zolla di questa terra porta impressi il sacrificio, la fatica e la speranza di agricoltori che non si arrendono nemmeno di fronte alle sfide imposte dai cambiamenti climatici. Sono loro i veri custodi di un equilibrio fragile, ma essenziale, tra uomo e natura, testimoniato dagli oltre 780 mila ettari di Superficie Agricola Utilizzata (SAU) che, ancora oggi, raccontano la storia di un Veneto che guarda al futuro.

Agricoltura veneta: eccellenza produttiva fra tradizione e innovazione

Nonostante le sfide del presente, l’agricoltura veneta continua a distinguersi per produttività e capacità di innovazione. Lo confermano i dati del Settimo Censimento Generale dell’Agricoltura del 2020, che fotografano una regione capace di evolversi senza smarrire il legame profondo con le proprie radici. Il Veneto rappresenta infatti il 6,3% della superficie agricola nazionale: oltre la metà del suo territorio, il 55,6%, è dedicato ad attività agricole; mentre il 42,4% è effettivamente coltivato. Dati leggermente superiori alla media italiana che confermano una vocazione agricola ancora viva e radicata.

Tra le province, Verona guida per estensione di SAU, seguita da Belluno e Padova. Rovigo si distingue per la più alta incidenza di territorio agricolo, con il 72,7% della superficie provinciale dedicato all’agricoltura e una SAU che copre il 66,1%, dati che sottolineano una vocazione agricola particolarmente marcata.

Accanto a queste cifre, emerge il volto umano di un comparto fatto di oltre 82 mila aziende agricole, il 7,3% del totale nazionale. Sono imprese familiari, cooperative o individuali che ogni giorno si confrontano con le sfide dell’innovazione, dei mercati globali e dei cambiamenti climatici. Più di 207 mila persone lavorano nelle campagne venete, un dato che riflette non solo la centralità del settore, ma anche il peso sociale e culturale dell’agricoltura.Tuttavia, non mancano le ombre. Il ricambio generazionale fatica a decollare: solo l’8,4% dei titolari ha meno di 40 anni e appena il 25,7% delle imprese agricole è guidato da donne, numeri inferiori alla media italiana che accendono i riflettori sulla necessità di politiche di inclusione e a sostegno ai giovani. Il settore agricolo veneto sta inoltre attraversando un processo di ristrutturazione, con una progressiva diminuzione del numero complessivo di aziende, a fronte di una lieve contrazione della SAU (-0,3%). Al contempo, si registra un aumento della superficie gestita dalle aziende di dimensioni medio-grandi: quelle con almeno 30 ettari di SAU sono cresciute, in particolare le imprese con oltre 50 ettari, che hanno visto un incremento del 26,4% nella numerosità e del 27,6% nella SAU gestita.

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Numeri, identità e radici

Il paesaggio agricolo del Veneto è uno specchio fedele della sua anima: diversificato, produttivo, capace di evolversi senza perdere il legame con la tradizione. I numeri, d’altronde, parlano di una terra che sa fare dell’agricoltura un pilastro economico e culturale. Oltre metà della Superficie Agricola Utilizzata (SAU) regionale, pari al 53,3%, ovvero circa 545 mila ettari, è destinata ai seminativi, confermando l’importanza di un comparto produttivo che rimane centrale nell’economia rurale. Ma è nel cuore delle coltivazioni arboree e arbustive che il Veneto mostra tutta la sua eccellenza. Qui, su oltre 126 mila ettari, cresce una filiera che è storia, identità e orgoglio: la viticoltura. Le vigne coprono il 77,4% di queste superfici, un dato che supera di gran lunga la media nazionale, ferma al 29,1%. Non è solo un primato, ma il riflesso di una cultura radicata che ha saputo conquistare il mondo con il Prosecco, i vini delle colline e le produzioni di pregio. Accanto alle vigne, trova spazio anche la frutticoltura che copre il 13,5% delle superfici. Un altro segno di quanto questa regione sappia investire in qualità e diversificazione.

Verona e Treviso si confermano i cuori pulsanti di questa vocazione agricola, con rispettivamente 46 mila e 44 mila ettari dedicati alle coltivazioni legnose. In tutte le province domina la vite, con percentuali superiori al 55%, tranne a Rovigo, che racconta un Veneto diverso, fatto di frutteti che coprono il 56,7% della superficie agricola legnosa. Anche la frutta a guscio, con il suo 12,2%, disegna un panorama variegato e in continua evoluzione.

A completare il quadro le province di Verona e Belluno con una presenza importante nella frutticoltura fresca, a dimostrazione che in Veneto ogni angolo di terra è coltivato con passione, visione e rispetto. 

Una diversità climatica al servizio dell’agricoltura

Il Veneto è un concentrato d’Europa in poco più di 18.000 chilometri quadrati. Un territorio che racchiude, come in una mappa in miniatura, tutte le sfumature climatiche del continente: dalle vette imbiancate delle Dolomiti, dove il gelo è di casa, fino alla costa adriatica, accarezzata dal respiro del mare che porta temperature miti e influssi mediterranei. In questo scenario variegato, l’agricoltura veneta trova la sua forza e la sua diversità. Il clima, classificato come temperato umido con estati calde o molto calde, viene ammorbidito dal mare e protetto a nord dalle Alpi, creando condizioni favorevoli per colture di qualità e produzioni che spaziano dai cereali di pianura ai frutteti collinari, fino alle vigne che disegnano il paesaggio.

Un microclima a sé lo regala il lago di Garda, il più grande d’Italia, che con la sua massa d’acqua trasforma il territorio circostante in una piccola oasi sub-mediterranea. Qui, gli inverni miti e le estati calde offrono alle coltivazioni locali condizioni climatiche ideali che permettono raccolti abbondanti e produzioni pregiate.
E questa varietà morfologica non solo arricchisce il paesaggio naturale della regione, ma continua a essere uno degli alleati principali della ricchezza agricola veneta, capace di sostenere eccellenze riconosciute ben oltre i confini nazionali.

 

Federica Del Vecchio
© fruitjournal.com

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