Il pomodoro turco che conquista l’Europa

Si tratta della cultivar Ayaş Domatesi, coltivata da generazioni in Turchia e riconosciuta come simbolo di eccellenza dell’agricoltura mediterranea

da Federica Del Vecchio

Sole, clima mite e terreni fertili: è questa la combinazione vincente che ha reso il Mediterraneo culla delle coltivazioni di eccellenza. Da secoli, infatti, quest’area vanta un numero crescente di prodotti certificati e tutelati a livello europeo, a garanzia della loro qualità, autenticità e legame con il territorio. In questo contesto si inserisce il pomodoro Ayaş Domatesi, coltivato nel distretto di Ayaş, nella provincia di Ankara, riconosciuto come uno dei simboli dell’agricoltura turca. La sua unicità è stata ufficialmente sancita dall’Unione Europea, che nel 2023 gli ha conferito il marchio di Denominazione di Origine Protetta (DOP). Un traguardo che non solo tutela il nome Ayaş Domatesi da imitazioni, ma contribuisce a valorizzare le peculiarità del prodotto, strettamente legate alla sua origine geografica e alle conoscenze tradizionali.

Ed è proprio di tradizione che si parla quando si racconta la storia dell’Ayaş Domatesi. Coltivato ad Ayaş dagli anni ’60, deve la forma e la struttura dei suoi frutti ai semi e alle piantine locali di un ecotipo autoctono. Ma non solo. A influire sulle caratteristiche del prodotto contribuiscono anche le particolari condizioni pedoclimatiche del territorio. Il distretto di Ayaş, infatti, gode di microclimi distintivi rispetto al resto dell’Anatolia Centrale, un elemento che favorisce l’impollinazione e lo sviluppo di frutti dalle dalle qualità distintive.

Ayaş Domatesi: il pomodoro dalle caratteristiche distintive

Grande e carnoso, questo pomodoro raggiunge un peso medio di 250-300 grammi e si presenta con una buccia sottile dal colore rosa-rosso opaco, impreziosita da leggere creste sulla superficie. All’interno, la polpa compatta mostra una tipica macchia bianca e regala un gusto unico: un equilibrio tra note salate e agrumate, dovute alla naturale acidità che lo rende tanto apprezzato in cucina. 

La pianta dell’Ayaş Domatesi è di dimensioni contenute, con un’altezza che non supera i 120 centimetri. Le sue foglie, grandi e composte, sono ricoperte da una sottile peluria che sprigiona un intenso profumo di pomodoro e proteggono i frutti dai raggi diretti del sole, garantendo una maturazione ottimale nonostante il clima caldo della regione. Non a caso, il contenuto di licopene è particolarmente elevato: circa 5916 mg/100 g, un valore che conferisce a questo pomodoro non solo un sapore ricco, ma anche importanti proprietà nutrizionali.

il pomodoro

Il metodo di coltivazione

Come anticipato, il distretto di Ayaş vanta un microclima ideale per la coltivazione del pomodoro, capace di favorire al meglio l’impollinazione e lo sviluppo dei frutti. Qui la semina segue regole precise: le piantine vengono disposte a 50-60 centimetri di distanza quando il raccolto è destinato al consumo fresco, mentre lo spazio si riduce a 25-30 centimetri per la produzione industriale. Tra una fila e l’altra, invece, si mantengono 1,8-2 metri, così da permettere una corretta circolazione dell’aria e un’esposizione equilibrata alla luce solare. Questa tecnica di coltivazione, unita alla ricchezza del terreno locale in potassio e ferro, consente di ottenere frutti di dimensioni maggiori e dal gusto intenso, preservando al tempo stesso la qualità e la resa complessiva delle coltivazioni.

Il riconoscimento dell’UE

Il pomodoro di Ayaş ha conquistato un traguardo storico diventando il primo prodotto della provincia di Ankara a ottenere la registrazione come Denominazione di Origine Protetta dall’Unione Europea. Un riconoscimento reso possibile grazie all’iniziativa della Camera di Commercio di Ayaş che ha tutelato ufficialmente il nome e le peculiarità di questa varietà che, con il suo gusto inconfondibile, la sua storia radicata nella tradizione agricola turca e la garanzia della DOP europea, si conferma un ingrediente prezioso per la cucina mediterranea e un ambasciatore dell’identità agricola dell’Anatolia.

 

Federica Del Vecchio
© fruitjournal.com

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