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Negli ultimi anni, la viticoltura di precisione ha segnato una vera svolta nell’approccio alla gestione dei vigneti, spingendo il comparto verso una nuova era digitale. Grazie ai progressi della ricerca scientifica e tecnologica, sono stati sviluppati strumenti sempre più avanzati per supportare agronomi e viticoltori nel monitoraggio sito-specifico delle coltivazioni. Tra le applicazioni più promettenti si è affermato l’uso dei droni in viticoltura, oggi considerati alleati preziosi per il monitoraggio delle vigne grazie alla loro elevata flessibilità operativa, ai costi contenuti e alla capacità di acquisire immagini ad altissima risoluzione spaziale. I dati raccolti vengono spesso trasformati in mappe di vigore che rivelano la variabilità dei singoli appezzamenti. Eppure, nonostante l’alto potenziale e l’interesse crescente per queste tecnologie, il loro utilizzo rimane ancora marginale in molte realtà produttive. Spesso, le informazioni raccolte non vengono pienamente valorizzate e finiscono per restare inutilizzate invece di tradursi in scelte agronomiche strategiche e operative.
Per colmare questo gap tra tecnologia disponibile e utilizzo effettivo, nasce in Toscana il progetto Viticoltura Digitale, che ha l’obiettivo di semplificare l’accesso ai dati per la gestione quotidiana del vigneto. Fulcro del progetto è DigiVit, un’app sviluppata dal CNR-Ibe di Firenze, pensata per offrire ai viticoltori una stima immediata della resa del vigneto direttamente dallo smartphone. Grazie all’integrazione con dati satellitari forniti dalla piattaforma AgroSat, DigiVit guida l’utente verso punti rappresentativi del vigneto dove effettuare campionamenti mirati.
Viticoltura di precisione in Toscana: l’innovazione al servizio delle aziende
Finanziato nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale 2014–2020 della Regione Toscana, il progetto DigiVit ha coinvolto attivamente tre importanti aziende vitivinicole del Chianti Classico: Castello di Fonterutoli, Castello di Ama e Azienda Agricola Cennino. Qui, in collaborazione con agronomi e informatici, sono state testate e validate le funzionalità dell’applicazione, contribuendo attivamente alla caratterizzazione spaziale delle rese, la maturazione fenolica e lo sviluppo vegetativo.
Gli obiettivi del progetto sono ambiziosi ma concreti:
- Stima precoce delle rese tramite algoritmi di riconoscimento visivo dei grappoli, elaborati su immagini raccolte da droni leggeri (<900g).
- Monitoraggio della maturazione attraverso l’analisi cromatica dei grappoli per generare mappe previsionali dello stato fenolico e tecnologico delle uve.
- Ottimizzazione dei processi produttivi, riducendo tempi, costi e sprechi grazie all’impiego mirato delle risorse.

DigiVit vola anche in Trentino con il progetto Resasmart
Ma c’è di più. L’app DigiVit è stata già implementata con il progetto Resasmart, un’iniziativa nata in collaborazione con l’Istituto per la BioEconomia del CNR (Cnr-Ibe) di Firenze e promossa dal Centro Agricoltura, Alimenti, Ambiente (C3A) dell’Università degli Studi di Trento, con il supporto della Fondazione VRT – Valorizzazione Ricerca Trentina.
L’obiettivo è testare, su varietà autoctone del Trentino, uno strumento integrato per la stima della produzione, che combini immagini satellitari e dati raccolti in campo tramite l’app, tutto prima ancora della vendemmia. Un’operazione che prende avvio già in inverno, periodo in cui la vite ha definito nelle gemme il numero massimo di grappoli per la stagione successiva.
I vantaggi? Molteplici e strategici: dalla riduzione dei costi gestionali, grazie a un uso più mirato delle risorse, alla diminuzione degli interventi meccanizzati e delle emissioni, fino a una pianificazione produttiva più razionale. Conoscere in anticipo le quantità potenziali di uva consente infatti alle aziende di impostare per tempo strategie commerciali e di marketing più efficaci, allineando produzione e mercato.
Qual è, dunque, il futuro di DigiVit?
La risposta sta tutta nella missione condivisa dei progetti DigiVit e Resasmart: offrire strumenti semplici, accessibili e intuitivi, in grado di trasformare dati complessi in decisioni operative concrete. Un obiettivo ambizioso, ma già in fase avanzata grazie a una serie di test sul campo condotti con successo. L’app DigiVit è, infatti, già stata utilizzata per la stima delle rese in pre-vendemmia su diverse varietà a bacca rossa, in collaborazione con l’Università di Trento, l’Università Cattolica del Sacro Cuore e l’Università di Perugia. Una sperimentazione che ha dimostrato le potenzialità dello strumento e aperto la strada a un ampliamento delle applicazioni a livello territoriale.
Con il progetto Resasmart, DigiVit si prepara ora a entrare nel cuore della viticoltura trentina. Nei prossimi mesi, grazie alla collaborazione con Cavit, partner tecnico dell’iniziativa, prenderanno il via test e campionamenti su circa 20 vigneti, distribuiti tra la Vallagarina e Salorno. Le varietà coinvolte coprono un ampio spettro, dalle autoctone alle internazionali: Marzemino, Pinot nero, Cabernet Sauvignon, Lagrein, Chardonnay, Pinot grigio, Gewürztraminer e Teroldego. E mentre sono già stati individuati i vigneti più rappresentativi della composizione varietale provinciale, è in corso la fase preliminare di acquisizione immagini in epoca pre-invaiatura, grazie proprio all’impiego diretto dell’app DigiVit. Il monitoraggio proseguirà fino al termine della vendemmia, con l’obiettivo di raccogliere una banca dati solida su cui calibrare in modo definitivo la tecnologia. L’obiettivo finale? Rendere DigiVit perfettamente compatibile con le varietà del territorio trentino, offrendo la possibilità di mappare con precisione le rese in fase pre-raccolta su scala provinciale. Un supporto decisionale evoluto, capace di affiancare i viticoltori nelle scelte strategiche e agronomiche, ma anche una leva di trasformazione per un’agricoltura sempre più sostenibile, efficiente e proiettata verso il futuro.
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Federica Del Vecchio
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