Agricoltura italiana, un 2024 sopra le aspettative

A confermarlo i dati Istat che fotografano un settore agricolo in crescita, con l’Italia che conquista il primato europeo per valore aggiunto

da Federica Del Vecchio
agricoltura italiana

Un anno positivo per l’agricoltura italiana nel 2024, persino al di sopra delle aspettative. Un risultato tutt’altro che scontato, considerando le pressioni derivanti dalle tensioni geopolitiche, dalle fluttuazioni dei mercati internazionali e dagli effetti sempre più incisivi del cambiamento climatico. A confermarlo è il report realizzato da Istat Andamento dell’economia agricola” relativo al 2024, secondo cui la produzione del settore è cresciuta in termini reali dello 0,6%, mentre il valore aggiunto ha registrato un aumento del 2%. In lieve crescita anche l’occupazione, con un +0,7%. Numeri che rafforzano la posizione dell’Italia nello scenario europeo: prima per valore aggiunto agricolo e terza per valore della produzione nella Ue27, a pochissima distanza dalla Germania.

Agricoltura italiana: crescono i margini, cala la pressione dei costi 

Tra i fattori che hanno contribuito all’andamento positivo del settore agricolo italiano, la combinazione favorevole tra il lieve aumento dei prezzi di vendita e il marcato calo dei costi produttivi. Stando ai dati, infatti, il 2024 ha visto un incremento medio dei prezzi dei prodotti agricoli dell’1,8%. Una percentuale ridotta rispetto al 2023, che aveva fatto registrare un +3,6%, ma pur sempre in crescita. Un’inflazione più contenuta, quindi, che ha comunque contribuito a migliorare la redditività del comparto. Sul fronte dei costi, si segnala una vera boccata d’ossigeno per il settore: i costi intermedi sono diminuiti sia in volume (-0,9%), sia in valore (-7,9%), grazie soprattutto al crollo dei prezzi degli input produttivi, calati del 7,1%. Una dinamica che ha permesso all’agricoltura italiana di migliorare sensibilmente la propria ragione di scambio.

Ma il risultato più rilevante arriva dal valore aggiunto che nel 2024 ha toccato i 40,9 miliardi di euro, in aumento del 12,2% a prezzi correnti rispetto ai 36,4 miliardi del 2023, e con una crescita del 2,2% in volume. Un balzo che, come anticipato, ha permesso all’Italia di conquistare il primato in Europa. Anche il settore agroalimentare ha fatto la sua parte, passando dal 4,0% al 4,2% del PIL. Un incremento dovuto in particolare al rafforzamento del settore primario, che ha visto salire la propria incidenza dal 2,1% al 2,3%, mentre è rimasto stabile il contributo dell’industria alimentare, confermato all’1,9%.

Colture in ripresa, ma il clima resta un fattore critico

Segnali di ripresa quindi per l’agricoltura italiana che torna a crescere in modo diffuso, spinta da un buon andamento delle colture e da un generale recupero rispetto all’anno precedente. La maggior parte dei comparti ha registrato infatti segnali positivi, con un incremento medio dello 0,8% per le coltivazioni e una performance particolarmente brillante per quelle legnose, in crescita del 2,5%.

Tra i risultati più incoraggianti spicca il netto rimbalzo della frutticoltura, che ha messo a segno un aumento del 10,8%, recuperando gran parte delle perdite del 2023, anno segnato da gravi eventi atmosferici. In particolare, la produzione di pere è più che raddoppiata rispetto all’anno precedente (+60,3%), mentre albicocche e nettarine hanno fatto registrare rialzi a doppia cifra, rispettivamente +15,9% e +15,6%. Segnali positivi, anche sul fronte degli ortaggi, che crescono complessivamente del 2,4%, trainati soprattutto dalle patate, in aumento del 10%

Dopo la forte battuta d’arresto del 2023, anche la produzione di vino è tornata a crescere (+4,0%), pur restando al di sotto della media dell’ultimo decennio. Ma no per tutte le regioni. Il bilancio, infatti, resta disomogeneo a livello territoriale: maltempo e grandine hanno colpito duramente il Nord, riducendo la raccolta di uva, mentre nel Sud la siccità prolungata ha limitato i volumi, soprattutto nelle aree più meridionali e insulari. Al contrario, nel Centro Italia, condizioni climatiche più favorevoli hanno permesso un sostanziale recupero rispetto all’anno precedente. Anche l’olio d’oliva ha registrato una contrazione della produzione del 4,7%. I raccolti sono stati fortemente penalizzati dalle ondate di caldo estremo e dalla carenza d’acqua, con flessioni marcate al Sud Italia, solo parzialmente compensate dalle migliori performance delle regioni centro-settentrionali. Negativa anche l’annata per gli agrumi, in calo del 6,3% a causa delle condizioni climatiche sfavorevoli nelle zone produttive del Sud.

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ANDAMENTI DELLE PRINCIPALI CATEGORIE PRODUTTIVE IN AGRICOLTURA. Anno 2024, variazioni percentuali in volume, prezzo e valore Fonte: Istat

L’Italia agricola che cresce: Centro e Sud in prima linea

Dal punto di vista territoriale il report evidenzia performance positive in quasi tutte le aree del Paese. A trainare l’aumento della produzione sono soprattutto le regioni del Centro e del Sud, ad eccezione delle Isole che faticano a tenere il passo con un calo del 5,2%. In particolare, il Centro ha registrato l’aumento più deciso (+2,5%), seguito dal Nord-est (+1,9%) e dal Sud (+1,6%). Stabile invece il Nord-ovest (-0,1%). Anche sul fronte del valore aggiunto, il Mezzogiorno si è distinto con un incremento del 5,3% in volume, seguito dal Centro (+5,2%) e Nord-est (+4,5%), mentre, anche in questo caso, si osservano flessioni nelle Isole (-7,6%) e nel Nord-ovest (-0,7%).

Tra le regioni più dinamiche spiccano Abruzzo (+9,7% in produzione e +21,7% in valore aggiunto), Emilia-Romagna, Lazio e Valle d’Aosta. All’opposto, Sicilia, Trentino-Alto Adige e Calabria segnano performance negative sia sul fronte produttivo che sul valore aggiunto, a conferma delle difficoltà legate anche a condizioni climatiche sfavorevoli.
Sul fronte dei prezzi, la maggior parte delle regioni ha registrato aumenti alla produzione, con Puglia in testa (+6,0%), mentre solo poche realtà – tra cui Emilia-Romagna e Piemonte – hanno visto lievi flessioni. Più uniforme invece il calo dei costi degli input produttivi, diminuiti ovunque, con punte particolarmente negative in Piemonte (-8,5%) e Lombardia (-8,2%).

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VALORE AGGIUNTO IN AGRICOLTURA, SILVICOLTURA E PESCA PER RIPARTIZIONE GEOGRAFICA. Anno 2024, variazioni percentuali in volume Fonte: Istat

Dinamiche occupazionali: cresce il lavoro dipendente

Anche l’occupazione mostra segnali positivi: nel 2024 le Unità di lavoro (Ula) nel comparto agricolo sono aumentate dello 0,7%, trainate da una crescita del 3,1% dei lavoratori dipendenti, che ha compensato il calo degli autonomi (-0,7%). Ancora più marcata la crescita dell’intero comparto agroalimentare, dove l’input di lavoro è salito dell’1,6%, trainato in particolare dall’industria alimentare, che ha registrato un incremento occupazionale del 3,9% rispetto al 2023.

Stando a quanto emerso dal report, a mostrare un lieve miglioramento anche i redditi da lavoro dipendente nel settore primario (+0,7%), accompagnato da un aumento delle retribuzioni lorde dello 0,8%. Meno incoraggianti, invece, i dati sugli investimenti che hanno registrato un calo sia in valore (-1,6%) sia in volume (-1,4%), segnalando una certa cautela delle imprese agricole nell’ampliare o rinnovare le proprie dotazioni produttive.

E sul fronte UE?

L’agricoltura italiana segna un traguardo storico e si posiziona in vetta alla classifica europea per valore aggiunto. Secondo il report dell’Istat, infatti, l’Italia ha generato 43 miliardi di euro, pari al 18,4% del totale dell’Unione europea, superando così Spagna (38,5 miliardi) e Francia (35,4 miliardi), rispettivamente al secondo e terzo posto. Un sorpasso che conferma la solidità del settore primario italiano, in un contesto europeo caratterizzato da luci e ombre. La Francia conserva comunque la leadership per valore assoluto della produzione agricola (89,4 miliardi di euro), seguita da Germania (75,5 miliardi) e Italia (75,4 miliardi), che tallona il secondo posto. 

Il risultato si inserisce in un contesto complessivamente stabile, ma con andamenti contrastanti tra i Paesi membri. Il valore della produzione agricola complessiva dell’UE è infatti calato dello 0,9% rispetto al 2023, scendendo da 537 a 532,4 miliardi di euro. Nonostante questo rallentamento, alcuni Paesi hanno registrato risultati positivi. Tra questi spiccano Irlanda (+8,2%), Italia e Grecia (entrambe +3,3%) e Spagna (+2,8%). Al contrario, Francia (-6,7%), Romania (-7,2%) e Danimarca (-5,6%) hanno segnato le flessioni più marcate.

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PRODUZIONE E VALORE AGGIUNTO DELL’AGRICOLTURA UE27, CLASSIFICA DEI PRINCIPALI STATI MEMBRI. Anno 2024. Milioni di euro correnti. Fonte: Istat

Prospettive future tra innovazione e resilienza climatica

La mappa dell’agricoltura italiana delinea, dunque, un Paese in ripresa, ma ancora segnato da disomogeneità territoriali e vulnerabilità locali. Le performance variano sensibilmente da regione a regione, spesso condizionate dagli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico e dalla diversa competitività delle filiere produttive.

Nonostante queste criticità, i dati confermano che la strada è quella giusta: l’agricoltura italiana, infatti, continua a guadagnare terreno, mostrando una crescente capacità di generare valore economico reale a partire dalla produzione. Un segnale di maggiore efficienza e integrazione lungo la filiera, che rafforza la competitività del comparto primario e ne sottolinea il ruolo strategico nell’economia nazionale.

 

Federica Del Vecchio
© fruitjournal.com

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