Zucchino, riconoscere e gestire le fisiopatie

Legate a squilibri nutrizionali, stress ambientali o errori colturali, le alterazioni che possono interessare la coltura richiedono un'attenta capacità diagnostica

da Ilaria De Marinis
zucchino

Lo zucchino (Cucurbita pepo L.), appartenente alla famiglia delle Cucurbitaceae, è una specie orticola di notevole importanza economica e agronomica in numerose regioni temperate e subtropicali. Coltivato sia in pieno campo che in ambiente protetto, lo zucchino è apprezzato per la rapidità del ciclo colturale, l’elevata produttività e la versatilità gastronomica del frutto immaturo. Tuttavia, nonostante il valore commerciale della coltura, lo zucchino è particolarmente suscettibile a diverse patologie di natura fungina, batterica, virale e parassitaria, che possono compromettere significativamente la resa e la qualità del prodotto. Le approfondiamo nel dettaglio.

Esigenze ecofisiologiche dello zucchino

Rispetto ad altre colture come melone e cocomero, lo zucchino presenta elevate esigenze termiche e, pertanto, il ciclo colturale in pieno campo è tipicamente primaverile-estivo; le gelate, anche se di breve durata, sono letali. Il seme dovrebbe trovare il terreno con temperature di almeno 15 °C, anche se a questa temperatura la plantula per emergere impiega circa 15 giorni, mentre con temperature ottimali impiega solo 4-5 giorni (l’optimum di germinazione richiede una temperatura di 20-25 °C per una durata di 36-48 ore).

La velocità di crescita dipende dai livelli termici sopra lo zero di vegetazione (10 °C): è stato calcolato che tra l’impianto e l’inizio della raccolta la pianta deve aver accumulato circa 900 gradi giorno [gradi-giorno = temperatura media giornaliera–temperatura base, dove Tmedia= (Tmax+ Tmin)/2=Tbase=10 °C]. 

Temperature superiori a 30 oC determinano comunque un rallentamento della crescita, appassimenti permanenti o temporanei (secondo la disponibilità idrica) e perturbazioni della fioritura. Riguardo alle esigenze fotoperiodiche la zucca da zucchino è specie a giorno indifferente, sebbene i livelli termici e la lunghezza del giorno, come visto in precedenza, hanno influenza sul rapporto numerico tra fiori maschili e femminili. Inoltre, una bassa intensità luminosa si riflette su una minore attività fotosintetica.

L’umidità dell’aria ha influenza su respirazione, fecondazione e fioritura (valori ottimali di umidità in serra si collocano fra il 65 e l’80%); valori superiori all’80% possono, però, influenzare negativamente la fioritura e favorire lo sviluppo di funghi (Botrytis, Sclerotinia, ecc.). La disponibilità idrica è l’altro fattore produttivo fondamentale, per cui, nelle ordinarie condizioni caldo-aride del periodo primaverile-estivo, l’intervento irriguo risulta indispensabile. Il fabbisogno in acqua, per una coltura di circa 4 mesi, è valutato fra 2 e 4mila m3/ettaro (coltura in serra, a primavera e in clima mediterraneo). Un eccesso di acqua può causare asfissia radicale e favorire malattie fungine, quali Pythium, Phytophthora, Rhizoctonia o Fusarium

Fisiopatie dello zucchino

Le fisiopatie dello zucchino si manifestano come disfunzioni metaboliche o morfologiche dovute a fattori abiotici che alterano i processi fisiologici della pianta, senza l’intervento diretto di agenti patogeni. Queste anomalie possono derivare da stress idrico, squilibri nutrizionali o condizioni di suolo non ottimali. Vediamole nel dettaglio.

Il colpo di sole
In genere risultano interessati dal colpo di sole il fusto, le foglie e i frutti. Sui fusti e sulle foglie si possono avere ustioni che provocano il distacco dell’epidermide dai tessuti sottostanti; questi assumono un colore argenteo. Se il danno è grave, specialmente sulle piante piccole, si possono avere arresti di crescita. Sui frutti, in particolare su quelli più giovani e acquosi, si possono formare tacche superficiali disidratate e bruciate, di forma irregolare e di colore grigiastro, che tendono a fessurarsi con l’accrescimento dei frutti.

I danni sono maggiormente evidenti appena dopo la scopertura dei tunnellini, in presenza di venti violenti e in tutte quelle condizioni che provocano il rapido disseccamento dell’apparato fogliare (es. attacchi parassitari, ecc.). 

Abbassamenti termici
Possono provocare ingiallimenti, sbiancamenti e necrosi fogliari. Inoltre, si assiste a una riduzione di sviluppo delle piantine. 

Danni dovuti al vento e alla sabbia
Il vento forte può modificare l’assetto della pianta e provocare piccole ferite causate dallo sfregamento delle foglie fra loro, per cui successivamente le lamine fogliari si lacerano. Il fenomeno è più evidente quando la coltivazione avviene su terreni sabbiosi in quanto le particelle di sabbia, trasportate dal vento, provocano microlesioni e piccole pustole sull’apparato fogliare e sui frutti teneri. I danni si manifestano maggiormente su terreni sabbiosi. Le microlesioni possono favorire infezioni batteriche (es. P. syringae pv. lachrimans). 

Intumescenze
In aree caratterizzate da elevata umidità possono formarsi sulla pagina superiore delle foglie tacche che tendono poi a necrotizzare; in corrispondenza di queste tacche, sulla pagina inferiore, compaiono gruppi di cellule che spaccano a causa dell’elevata umidità. Anche sui frutti possono formarsi pustole oleose e suberose dovute alle cellule epidermiche rigonfie di acqua. Le intumescenze si formano maggiormente in primavera e in autunno e sono legate alla forte igrometria derivante da nebbia o eccessive irrigazioni. 

Edema su frutti
Questa fisiopatia risulta evidente quando l’aria è più fresca del suolo e l’umidità del suolo e quella relativa sono alte.  Il basso tasso di traspirazione delle piante, combinato con un aumento dell’assorbimento di acqua da parte delle radici dal suolo, porta a un aumento della pressione del turgore cellulare, con conseguente eruzione delle cellule epidermiche quando le cellule interne si ingrandiscono. La protrusione delle cellule interne provoca la morte e lo scolorimento delle cellule epidermiche, dando luogo a un aspetto “verrucoso” che può essere erroneamente identificato come una malattia. Oltre ai sintomi fogliari, molte specie di cucurbitacee sviluppano protuberanze simili a verruche sul frutto.

edema zucchino

Strozzatura al colletto
Si verifica nelle prime fasi dopo il trapianto. L’alterazione, conseguente all’ustione dei tessuti del colletto per eccessivo calore e riverbero dei raggi solari sul terreno, interessa maggiormente le piantine non “acclimatate” allevate in vivaio con scarsa luminosità e, successivamente, trapiantate in campo in condizioni di forte luminosità e insolazione. 

Danni da “effetto lente” su foglie
In presenza di forte condensazione (scarti termici) e/o in caso di piogge, le numerose goccioline di acqua che si formano sulle foglie, in condizioni di forte insolazione, per “effetto lente”, possono provocare bruciature fogliari.

Danni da salinità
Le Cucurbitacee sono moderatamente sensibili alla salinità. Un’eccessiva presenza di sali nel terreno può danneggiare il sistema radicale (necrosi), procurando una riduzione di sviluppo della pianta e conseguentemente della produzione. Le piante manifestano una colorazione verde intensa delle foglie, con ingiallimenti e necrosi del margine. Il fenomeno si manifesta maggiormente nei terreni aridi e semiaridi, dove si accumulano facilmente alte concentrazioni di sali solubili. A volte sono le acque irrigue a essere saline e il problema si accentua in presenza di terreni con insufficiente sistema drenante. 

Perforazioni fogliari idropatiche
Le cellule che circondano le spine fogliari si rigonfiano di acqua, si lacerano e si disarticolano provocando la formazione di perforazioni del lembo fogliare. Si manifesta frequentemente in serra in condizioni di elevata umidità.

Proliferazione cellulare a livello del colletto
Si verifica su piante che hanno subito stress termici. Si manifesta con la formazione di ingrossamenti a livello dell’ipocotile (colletto). In passato era ricondotta a fenomeni di fitotossicità da diserbanti a base di trifluralin, pendimetalin, ecc. Oggi risulta più frequente sulle piante innestate, dove un’irregolare circolazione della linfa provoca, soprattutto nei momenti più caldi della giornata, appassimenti della vegetazione.

Scarsa retatura dei frutti
Le cause sono da ricondurre a tutte le condizioni (es. alte temperature) che agiscono sulla regolare differenziazione del tessuto suberoso responsabile della “retatura” sull’epicarpo dei frutti.

Vitrescenza
Sulla superficie esterna del frutto si possono formare macchie irregolari dall’aspetto oleoso e umido. La polpa assume aspetto vitreo, leggermente deliquescente, scuro e si assiste allo sviluppo di odore alcolico (“fermentato”). Spesso un elevato numero di semi risulta abortito. Non tutti i frutti delle piante mostrano l’alterazione. Le cause sono da ricercare in uno sviluppo ridotto dell’apparato radicale per trapianti precoci in terreni freddi, escursioni termiche fra giorno e notte, errate concimazioni e irrigazioni, impollinazione troppo precoce, eccessivi apporti di acqua nella fase di ingrossamento dei frutti, ecc. Utili possono risultare apporti di calcio in fertirrigazione e per via fogliare. Come pure si consiglia di limitare gli apporti di azoto ammoniacale e potassio, noti antagonisti del calcio.

Cascola dei frutticini (aborto)
In caso di cascola, i frutticini, di pochi centimetri, ingialliscono, avvizziscono e cadono. Le cause sono da ricercare in molteplici fattori: eccessive allegagioni a seguito di scarso sviluppo vegetativo; eccessivi apporti idrici che portano ad asfissia radicale; difettosa allegagione; concimazioni squilibrate (in particolare per l’azoto); scarso apporto idrico durante l’ingrossamento dei frutti e le successive allegagioni. 

Spaccature dei frutti
si tratta di fessurazioni superficiali o profonde dei frutti causate da squilibri idrici.

Danni da fitotossicità
In questo caso si osservano foglie di sviluppo ridotto e malformate. Tra i danni, in particolare, si annoverano:

  • ingiallimento a macchie, in aree più o meno ben definite, talvolta progredendo fino alla necrosi dei tessuti;
  • ingiallimento delle nervature e dei tessuti contigui;
  • ingiallimento delle foglie giovani all’apice;
  • ingiallimento diffuso della lamina fogliare tra le nervature;
  • ingiallimento della periferia del lembo;
  • ingiallimento diffuso su tutta la lamina;
  • ingiallimento più o meno omogeneo tra le nervature della lamina fogliare, talvolta fino allo sbiancamento dei tessuti;
  • sbiancamento della lamina fogliare.

Spesso vengono colpite solo le foglie che sono ben esposte (ad esempio quelle vicino alle aperture delle serre) o situate su un lato delle piante. Su queste i sintomi sono particolarmente marcati nei luoghi dove avrebbe potuto esserci una maggiore ritenzione della sospensione del/i prodotto/i.

Anomalie genetiche (chimere)
Su una o poche piante si notano scolorimenti fogliari che interessano una o più foglie. Settori contigui dal giallo al bianco, più o meno estesi, sono visibili sul lembo. Queste decolorazioni possono essere presenti anche sul fusto e sui frutti. Derivano da un malfunzionamento locale dei tessuti del lembo e possono provocare una inibizione della sintesi della clorofilla. Non devono essere confuse con malattie virali o fitotossicità. In genere, queste anomalie genetiche si verificano su poche piante.

Danni da prodotti fitosanitari e concimi fogliari
In generale, le Cucurbitacee sono sensibili allo zolfo. I danni si manifestano con ustioni e nanismo delle piante. 

Altre anomalie da fitotossicità
L’increspatura delle foglie può essere causata dal sovradosaggio di alcuni regolatori della crescita o fungicidi o dall’uso di sostanze non registrate sulle cucurbitacee. Un colore verde eccessivo del fogliame, oltre all’increspatura delle foglie e internodi accorciati, possono essere sintomi caratteristici associati a queste risposte. Altre anomalie possono essere un fogliame di colore verde eccessivo rispetto ad un normale colore verde delle foglie.

Difetti di impollinazione
Una cattiva impollinazione può portare a frutti deformi a causa della deposizione inadeguata di polline da parte delle api su tutti e tre i lobi dello stigma del fiore femminile. Ciò causa la formazione di frutti deformi. L’attività delle api può essere ridotta a causa di una varietà di aspetti, tra cui le condizioni meteorologiche e la presenza di altri fiori preferenziali nell’area di coltivazione.

Argentatura delle foglie dello zucchino
La pianta presenta argentature sulla pagina superiore delle foglie, ma nessuna deformazione. I frutti possono essere prodotti in minore quantità e di colore più chiaro. Assottigliamento delle nervature. L’alterazione è dovuta alle punture di suzione di Bemisia tabaci.

Macule fisiologiche delle foglie di zucchino
Su alcune varietà di zucchino si trovano tacche angolari argentee sulle foglie. Queste sono dovute a un distacco locale dell’epidermide con entrata di aria e riflessione della luce. La frequenza delle macchie varia con le cultivar e le condizioni climatiche.

Ingiallimento fisiologico delle foglie dello zucchino
In certe condizioni, ancora mal definite, le vecchie foglie dello zucchino presentano zone giallastre diffuse, localizzate spesso alla base delle nervature principali. 

Ingiallimenti da ristagno idrico su foglie di zucchino

Ipersensibilità all’oidio (Crown Blight)
Si presenta con numerose tacche/punteggiature gialle, necrotiche, oleose sulle foglie, necrosi e disseccamenti internervali generalizzati. Le manifestazioni si hanno maggiormente in periodi di giorno corto e bassa luminosità (primavera, autunno).

Fasciazione del fusto
Può presentarsi su piante di melone e zucchino. Se presente, il fusto diviene fortemente appiattito. Si tratta di un fenomeno raro, favorito da basse temperature. 

Danni da grandine
Possono interessare la pianta e, maggiormente, i frutti.

Difetti di allegagione
Sono legati a difetti di impollinazione (bassa vitalità del polline) e si devono a scarsa attività dei pronubi, condizioni climatiche, deficienze o eccessi nutrizionali, eccessiva produzione di frutti, ecc.  In genere è bene eliminare i frutti allegati troppo precocemente alla base della pianta. In alcune varietà di zucchino i primi fiori emessi sono femminili e, quindi, in assenza di fiori maschili, possono abortire. Inoltre, in particolari condizioni ambientali le piante non producono un sufficiente numero di fiori maschili. La pioggia e gli estremi termici rendono difficile il lavoro delle api e non vitale il polline con conseguente scarsa fecondazione dei fiori femminili.

Marciume apicale
Favorita da squilibri idrici, alte temperature, venti caldi e basse umidità relative, questa fisiopatia è legata al metabolismo del calcio. 

In definitiva, una corretta identificazione delle fisiopatie dello zucchino è essenziale. Non solo per attuare strategie agronomiche mirate, ma anche per ottimizzare i parametri colturali in fase preventiva.

 

A cura di: Silverio Pachioli – Agronomo, Accademico dei Georgofili e dell’Accademia Nazionale di Agricoltura
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