Alghe: la spinta green per gusto e resistenza dei pomodori

Secondo uno studio, se ben scelte e trattate, le macroalghe possono modulare gusto, aspetto e resistenza delle colture in modo mirato

da Ilaria De Marinis

Sostenibilità, gusto e produttività: queste le tre promesse con cui gli estratti di alghe marine si affacciano sulla scena dell’agricoltura moderna. In uno studio pubblicato su Phycology, un gruppo di ricercatori internazionali ha messo sotto la lente cinque specie di macroalghe, confrontandone l’effetto sulla crescita e sulla qualità del pomodoro (varietà Frassino). L’obiettivo? Capire se la natura marina possa offrire un’alternativa verde – e più gustosa – ai fertilizzanti chimici.

Dal mare alla serra: il protocollo sperimentale

Le alghe analizzate – Sargassum muticum, Ulva ohnoi, Furcellaria lumbricalis, Ascophyllum nodosum (in due formulazioni: estratto artigianale e prodotto commerciale) – sono state raccolte tra Italia, Estonia e Islanda, essiccate, trasformate in estratti liquidi e applicate come spray fogliare a piante di pomodoro. Il trattamento è durato 28 giorni. Nessun editing genetico, nessuna chimica spinta: solo alghe e pazienza.

I ricercatori hanno valutato diversi parametri: peso e contenuto di clorofilla delle foglie, dimensioni e peso dei frutti, pH, contenuto zuccherino (°Brix) e concentrazione di prolina, amminoacido che contribuisce al profilo aromatico e alla resistenza allo stress.

La spinta delle alghe

A livello vegetativo, le differenze tra i gruppi trattati e il controllo (senza fertilizzanti) sono risultate contenute. Solo Ulva ohnoi e Ascophyllum nodosum hanno mostrato un lieve incremento del peso fogliare. Lo stesso per la clorofilla: nessun picco significativo, sebbene A. nodosum (soprattutto nella versione artigianale) si sia rivelata la più “fotosintetica”.

Ma la parte interessante non era lì. Quando si è passati a misurare i frutti, le differenze sono diventate più gustose. Furcellaria lumbricalis ha prodotto pomodori di taglia superiore, con lunghezze assiali fino a 41,4 mm. Sargassum muticum, invece, ha primeggiato per contenuto zuccherino: 6,57 °Brix, ben oltre la media di mercato.

Il trattamento con Ascophyllum nodosum ha dato origine a frutti molto acidi (pH medio 1,87), ma anche con la più alta concentrazione di prolina (fino a 63,77 µmol/g), suggerendo un potenziale profilo aromatico deciso e complesso. 

Ulva? Molto neutra. Il pomodoro più insipido del lotto.

alghe studio dati

Parametri fisici del frutto, presentati in termini di grammi di peso fresco (PF), misure assiali (mm) ed equatoriali (mm). Note: Sargassum muticum (S); Ulva ohnoi (U); Furcellaria lumbricalis (F); Ascophyllum nodosum (A); MC Extra, prodotto commerciale (X); controllo negativo (Z).

Alga giusta, profilo giusto

Dalla combinazione dei parametri chimico-fisici – pH, zuccheri e prolina – emerge con chiarezza un dato: il tipo di alga impiegata influisce in modo diretto e specifico sulla qualità sensoriale del frutto. Non solo in termini quantitativi, ma soprattutto di carattere. È una questione di profilo metabolico indotto, e ogni alga racconta una storia diversa.

Sargassum muticum favorisce una dolcezza equilibrata, con un profilo gustativo pulito e armonico, ideale per il consumo fresco. Ascophyllum nodosum, nella formulazione artigianale, stimola invece un’intensa produzione di prolina e un’acidità marcata: il risultato è un frutto aromatico, complesso, ma polarizzante.

All’opposto, Ulva ohnoi genera un pomodoro neutro, povero di zuccheri e acidità, privo di personalità. Furcellaria lumbricalis si distingue per la sua spiccata acidità e un profilo aromatico discreto, adatto probabilmente a usi industriali. Il prodotto commerciale da A. nodosum, infine, si dimostra poco efficace: non replica gli effetti dell’estratto grezzo, segno che il metodo di lavorazione conta quanto – se non più – della specie.

In sintesi: più che scegliere “l’alga migliore”, occorre scegliere quella giusta per l’effetto desiderato.

Una rivoluzione verde, ma consapevole

L’applicazione fogliare degli estratti riduce il rischio di salinizzazione del suolo, un vantaggio importante nelle colture intensive. E la varietà di risposte ottenute apre scenari interessanti per il tailoring del gusto del pomodoro in base al mercato: pomodoro da insalata? L’ideale èSargassum. Per una passata intensa? Meglio Ascophyllum. Salsa agrodolce? Furcellaria.

Resta, ovviamente, la questione delle risorse: non tutte le alghe sono disponibili in abbondanza o coltivabili su larga scala. Ma la direzione è chiara.

Lo studio lo ha dimostrato: le macroalghe, se selezionate e trattate con cura, possono essere più di semplici fertilizzanti, capaci di modulare gusto, aspetto e resistenza delle colture. Un passo avanti verso un’agricoltura più sostenibile, resiliente e saporita.

 

 

Ilaria De Marinis
© fruitjournal.com

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