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La lotta tra le pesche e il marciume bruno sembra non avere fine. Questa malattia, causata dal fungo Monilinia fructicola, è una delle principali patologie post-raccolta che colpiscono la coltura, provocando ingenti danni economici per il comparto. Per anni, il problema è stato affrontato con l’uso di agrofarmaci. Tuttavia, la crescente resistenza del fungo, unita alle normative sempre più severe in materia di sicurezza alimentare e sostenibilità ambientale, sta limitando l’efficacia e l’utilizzo di questi prodotti. Come intervenire? Alcuni studi avevano già suggerito che il trattamento con cloruro di calcio (CaCl₂) potesse ridurre l’incidenza del marciume, ma il meccanismo d’azione rimaneva poco chiaro.
A trovare una risposta a questo interrogativo è un team di ricercatori cinesi che ha analizzato gli effetti del trattamento pre-raccolta con cloruro di calcio nella prevenzione della Monilinia fructicola. Di cosa si tratta?
Monilinia fructicola: il ruolo protettivo del calcio sulle pesche
La ricerca è stata condotta nella provincia di Nanchino, in Cina, su alberi di pesco della varietà Xiahui 8, coltivati da sei anni in condizioni controllate. Per condurre l’esperimento i ricercatori hanno diviso gli alberi coltivati in due gruppi: il primo gruppo è stato trattato ripetutamente con una soluzione di cloruro di calcio (CaCl₂), arricchita con tensioattivo per migliorarne l’adesione ai frutti, mentre il secondo gruppo di controllo è stato spruzzato esclusivamente con acqua. Successivamente, i frutti sono stati esposti artificialmente al fungo Monilinia fructicola e monitorati per sette giorni, al fine di valutare l’evoluzione delle lesioni e il grado di marciume.
Ma il focus della ricerca era comprendere cosa accade a livello cellulare nei frutti infettati. Per comprenderne i meccanismi, i ricercatori hanno prelevato campioni di tessuto attorno alle lesioni in diversi momenti, fino a 48 ore dopo l’infezione. I campioni sono stati immediatamente congelati con azoto liquido, macinati e conservati a -80 °C per le successive analisi genetiche. Una fase fondamentale dello studio ha riguardato l’analisi dell’RNA, utile per capire quali geni si attivano o si spengono in risposta all’infezione o al trattamento con calcio. Ma non è tutto. L’indagine è andata oltre lo studio genetico e si è concentrata anche sulle sostanze difensive prodotte dal frutto. Sono stati misurati i livelli di calcio all’interno delle pesche e monitorate molecole di segnale come le specie reattive dell’ossigeno, l’auxina e il metil-gelsomato, due ormoni che svolgono un ruolo importante nei processi di difesa. Inoltre, sono stati analizzati diversi enzimi chiave, tra cui la NADPH ossidasi, la LOX, le chitinasi e le β-1,3-glucanasi, che contribuiscono alla sintesi di composti antimicrobici e antiossidanti, come i flavonoidi e gli antociani.
I risultati dello studio
I risultati sono stati chiari: le pesche trattate con cloruro di calcio, in particolare alla concentrazione di 50 millimolare, mostrano un numero significativamente inferiore di lesioni e una migliore resistenza durante la conservazione, rispetto ai frutti non trattati. Ma ancor più importante, i dati hanno confermato che il cloruro di calcio non si limita a proteggere il frutto in superficie, bensì interviene a livello genetico, modificando l’attività di alcuni geni coinvolti nelle difese naturali della pianta. In particolare, stimola la produzione di flavonoidi, composti noti per il loro ruolo protettivo e antiossidante, migliora la comunicazione tra le cellule e potenzia la risposta ai segnali di infezione.

Schema dei principali effetti del trattamento con cloruro di calcio (CaCl₂) sulla resistenza delle pesche a Monilinia fructicola.
Come il cloruro di calcio potenzia le difese genetiche e ormonali contro la Monilinia fructicola
Un altro aspetto interessante emerso dallo studio riguarda la capacità del trattamento di migliorare la risposta immunitaria della pianta. Il calcio, infatti, stimola la produzione di segnali interni che aiutano la pianta a “percepire” in anticipo la presenza del fungo e a reagire più rapidamente. Non solo: aumenta anche la presenza delle cosiddette ROS (specie reattive dell’ossigeno), piccole molecole che agiscono come vere e proprie “sentinelle” contro le infezioni. Un altro effetto interessante riguarda gli ormoni. Da una parte il trattamento riduce i livelli di auxina, un ormone che regola la crescita ma che, in eccesso, può rendere il frutto più vulnerabile agli attacchi dei patogeni. Dall’altra, stimola la produzione di metil-gelsomato (JA), un ormone fondamentale per attivare le risposte di difesa contro le malattie. Il risultato? Una risposta più efficace in caso di infezione.
E i benefici non finiscono qui. I frutti trattati con cloruro di calcio producono in quantità maggiore enzimi come chitinasi e glucanasi, molecole che attaccano direttamente le pareti cellulari dei funghi, impedendo loro di proliferare. Inoltre, stimola la sintesi di flavonoidi e altre sostanze fenoliche, composti che migliorano la resistenza del frutto e ne valorizzano anche il colore e la qualità. In sintesi, il trattamento pre-raccolta con cloruro di calcio si conferma una strategia efficace e naturale per proteggere le pesche, migliorando le difese naturali del frutto e riducendo le perdite dovute alle malattie, senza ricorrere a interventi chimici aggressivi. Un approccio che guarda al futuro dell’agricoltura: più qualità, meno sprechi e maggiore sostenibilità.
Federica Del Vecchio
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