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Nel maggio 2025, nell’ambito del monitoraggio per Bactrocera dorsalis, il noto moscerino orientale della frutta, un ritrovamento inaspettato ha attirato l’attenzione degli esperti fitosanitari europei: un singolo esemplare maschio di Zeugodacus tau è stato catturato in una trappola installata nel comune di San Gennaro Vesuviano, nel Napoletano. L’evento, documentato nell’ultimo bollettino dell’EPPO (Organizzazione europea e mediterranea per la protezione delle piante), rappresenta la prima segnalazione ufficiale di questa specie in Italia continentale.
Chi è Zeugodacus tau?
Zeugodacus tau (precedentemente Bactrocera tau) è una mosca della frutta originaria del Sud-est asiatico, ampiamente diffusa in paesi come India, Thailandia, Vietnam e Filippine. Appartenente alla famiglia Tephritidae, è una specie altamente polifaga: le sue larve infestano un ampio spettro di piante ospiti, con una predilezione per le cucurbitacee – zucche, zucchine, meloni e cetrioli – ma non disdegnano frutti tropicali come mango, guava e papaya.
Il suo impatto economico è tutt’altro che trascurabile. Nei paesi d’origine, Z. tau è considerata una delle principali cause di perdita nella produzione ortofrutticola. La sua capacità di colonizzare nuovi ambienti e la rapidità del ciclo riproduttivo la rendono un potenziale problema per i sistemi agricoli mediterranei, specie in un contesto di riscaldamento climatico e globalizzazione dei commerci agricoli.
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I danni causati da Zeugodacus tau sulle colture
I danni provocati dall’insetto sono principalmente legati alla fase larvale del suo ciclo vitale. Le femmine adulte depongono le uova nei frutti maturi o in via di maturazione: una volta schiuse, le larve scavano gallerie nella polpa, compromettendo la qualità commerciale del prodotto. I frutti infestati mostrano segni visibili di decomposizione, marcescenza e caduta prematura, rendendoli invendibili. Le perdite economiche possono essere ingenti, in particolare per le coltivazioni di Cucurbitaceae, ma anche per specie tropicali e subtropicali sempre più presenti nel Sud Italia. Accanto a questo, Z. tau può rappresentare una minaccia anche sul piano fitosanitario e socioeconomico, specie in contesti a forte vocazione ortofrutticola come quello campano.

Caratteristiche morfologiche delle uova ( A ), delle larve ( B ), delle pupe ( C ) e degli adulti ( D ) di Zeugodacus tau Fonte: Liu, X., Ji, Q. Revisione di Zeugodacus tau (Walker) (Diptera: Tephritidae): caratteristiche biologiche e strategia di controllo. CABI Agric Biosci 5 , 90 (2024).
La quarantena in California
A riguardo, un precedente di grande rilevanza viene dagli Stati Uniti, in particolare dalla California, dove – nell’agosto 2023 – è stata imposta una quarantena senza precedenti su 79 miglia quadrate nell’area di Stevenson Ranch (nella contea di Los Angeles) dopo la cattura di oltre 20 esemplari maschili di Zeugodacus tau. È stata la prima quarantena della “Tau fruit fly” mai attivata nell’emisfero occidentale.
Le misure restrittive vietavano lo spostamento di frutta e verdura dai confini stabiliti: i residenti potevano consumare o processare il raccolto sul posto, ma dovevano smaltire i resti mediante doppio sacco per evitare la fuoriuscita delle larve. Le autorità impiegarono anche prodotti (tra cui alcuni a base di Spinosad) e trappole a feromone per bloccare ulteriori focolai.
Da quell’esperienza due elementi sono emersi con chiarezza:
- l’ampiezza del raggio d’azione della mosca che ha richiesto uno sforzo oneroso per contenere poche decine di mosche.
- il danno potenziale, confermato dal fatto che Z. tau presenta una gamma di specie ospiti vastissima (cetrioli, avocado, pomodoro, agrumi, peperoni, zucche…).
Alla luce di questo caso, il singolo ritrovamento italiano riveste un’importanza strategica: meglio prevenire che intervenire su vasta scala, quando quasi tutto il territorio coltivabile potrebbe entrare in isolamento.
Il ruolo della diagnostica molecolare
Il maschio di Zeugodacus tau rilevato in Campania di fatto non è passato inosservato. Dopo la cattura in trappola, l’identificazione morfologica è stata seguita da analisi molecolari, che hanno confermato inequivocabilmente la specie. Le tecniche di PCR (Polymerase Chain Reaction) e barcoding genetico sono oggi strumenti irrinunciabili per il riconoscimento rapido e affidabile di organismi nocivi esotici. In questo caso, la diagnosi ha permesso un intervento tempestivo, evitando speculazioni su eventuali errori di classificazione, un rischio non trascurabile quando si ha a che fare con specie morfologicamente simili.
Un’azione coerente con il piano per B. dorsalis
Sebbene il ritrovamento abbia sollevato preoccupazioni, le autorità fitosanitarie italiane non hanno ritenuto necessario introdurre nuove misure specifiche per Z. tau. Il motivo? Le azioni già previste nell’ambito del Piano d’azione per Bactrocera dorsalis, anch’essa un tefritide altamente invasivo, sono state giudicate adeguate a contrastare anche Z. tau. Questo include l’uso sistematico di trappole a feromoni, trattamenti fitosanitari mirati e restrizioni sulla movimentazione di materiale vegetale dalle aree delimitate.
Nel sito del ritrovamento è stato comunque effettuato un trattamento fitosanitario localizzato, una misura precauzionale per eliminare qualsiasi rischio residuo di insediamento. Al momento, non sono stati rilevati altri esemplari né segni di una popolazione stabilita.
La sorveglianza resta cruciale
È importante chiarire: un singolo esemplare non equivale a un’infestazione. Ma è un segnale. Le vie d’ingresso di Zeugodacus tau sono tante – frutta contaminata, piante ornamentali, merci in transito – e in passato la specie è già stata intercettata in Francia, Regno Unito e Paesi Bassi. Nulla di nuovo, ma sufficiente a ricordare quanto sia fragile il confine tra sorveglianza e diffusione. Il contesto climatico del Mediterraneo, con estati sempre più lunghe, calde e umide, tra l’altro, offre un habitat ideale a potenziali colonizzatori come Z. tau. Per questo il ritrovamento di Zeugodacus tau a San Gennaro Vesuviano, seppur gestito con prontezza ed efficacia, grazie anche all’infrastruttura già attiva per Bactrocera dorsalis, non deve far abbassare la guardia. Per ora Z. tau si conferma infatti solo un viaggiatore solitario. Ma l’obiettivo è che resti tale.
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Ilaria De Marinis
©fruitjournal.com