Per ottenere una produzione elevata e di qualità, la coltivazione della cipolla (Allium cepa L.) richiede una gestione attenta delle pratiche agronomiche. Tra queste, la fertilizzazione – in modo particolare – deve tenere conto delle specifiche esigenze nutrizionali della pianta, il cui apparato radicale, superficiale e poco denso, limita l’assorbimento di nutrienti poco mobili nel suolo. L’irrigazione, anch’essa di primaria importanza, deve essere regolata in base alle esigenze fisiologiche della coltura, evitando sia carenze che eccessi d’acqua, entrambi responsabili di riduzioni produttive e problematiche fitosanitarie. Tecniche avanzate come la fertirrigazione e l’impiego di sistemi irrigui localizzati migliorano l’efficienza nell’uso delle risorse, riducendo sprechi e impatti ambientali. Come anche un approccio integrato, basato sul monitoraggio del suolo e dell’acqua, consente di ottimizzare la crescita e la conservabilità dei bulbi, contribuendo alla sostenibilità dell’intera filiera produttiva.
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Le cipolle: esigenze pedologiche
Dal punto di vista del suolo, la cipolla preferisce terreni di medio impasto o tendenzialmente argillosi, con buona dotazione di sostanza organica, ben drenati e con pH vicino alla neutralità. Alcune condizioni pedologiche, però, possono compromettere la crescita e la qualità della coltura. I terreni fortemente argillosi ostacolano la regolare crescita del bulbo, mentre quelli acidi possono causare carenze di calcio. Anche un eccesso di sostanza organica è sconsigliato, poiché riduce la conservabilità dei bulbi. I suoli sabbiosi sono idonei alla coltivazione della cipolla, a patto che presentino un pH adeguato e che siano supportati da un regolare apporto idrico. La profondità del terreno, invece, non è quasi mai un fattore limitante tenendo conto del ridotto sviluppo dell’apparato radicale. Tuttavia, i ristagni idrici, sono particolarmente dannosi, poiché favoriscono lo sviluppo di marciumi e aumentano il rischio di attacchi parassitari. Un altro fattore critico per le cipolle è la sensibilità alla salinità del suolo:
- fino a una conducibilità elettrica dell’estratto di saturazione del terreno (ECe) di 1,2 mS/cm la cipolla non risente di alcun effetto negativo;
- con ECe= 1,8 mS/cm si ha una riduzione della produzione del 10%;
- con ECe= 2.8 mS/cm si stima una riduzione della produzione del 25%;
- con ECe = 4,3 mS/cm del 50% e con ECe = 7,4 mS/cm la produzione è totalmente compromessa.
Le cipolle: esigenze nutrizionali
L’apparato radicale della cipolla è poco profondo e scarsamente sviluppato, con una profondità media di 20-30 cm e un’estensione laterale limitata a 15-20 cm intorno alla pianta. Questa caratteristica impone una gestione attenta dell’irrigazione e della nutrizione, poiché le radici non riescono a raggiungere facilmente i nutrienti poco mobili, come fosforo e potassio, mentre gli elementi più solubili, come azoto e solfati, tendono a essere lisciviati oltre la zona di assorbimento. Vari studi dimostrano che l’applicazione localizzata dei fertilizzanti nella zona radicale della pianta migliora l’efficienza dei nutrienti. Pertanto, la fertirrigazione, che fornisce nutrimento direttamente vicino ai siti di assorbimento radicale, risulta più efficace rispetto all’applicazione su tutto il campo, aumentando le rese e riducendo gli sprechi. Le radici delle cipolle sono colonizzate da funghi micorrizici arbuscolari (AMF) che possono aumentare notevolmente il volume del suolo esplorato, migliorando l’assorbimento dei nutrienti. Il loro ruolo è particolarmente rilevante per l’acquisizione del fosforo, mentre il loro contributo nell’assorbimento dell’azoto appare meno significativo. L’aumento dell’assorbimento di azoto da parte delle piante di cipolla micorrizzate pare una conseguenza di una migliore nutrizione fosfatica piuttosto che del trasferimento di azoto da parte dei funghi micorrizici arbuscolari (AMF). La struttura dell’apparato radicale della cipolla influisce anche sulla gestione dell’azoto, aumentando il rischio di lisciviazione dei nitrati al di sotto della zona di assorbimento a causa della percolazione dell’acqua. Allo stesso tempo, a causa della bassa densità radicale, la cipolla potrebbe richiedere una maggiore concentrazione di azoto disponibile rispetto ad altre colture con un apparato radicale più fitto. Tuttavia, data la bassa espansione dell’apparato radicale della coltura è importante effettuare interventi equilibrati e costanti nel tempo per evitare perdite di tale elemento per lisciviazione.
Altresì importante risulta un’irrigazione ben calibrata per migliorare l’assorbimento e l’efficienza dei concimi. Prima della semina vengono incorporati fosforo e potassio (in base alle analisi del terreno). Rispetto ad altre colture con tassi di crescita più elevati, la cipolla mostra una maggiore esigenza di fosforo e potassio, a causa del suo apparato radicale superficiale, che limita ulteriormente l’assorbimento di questi nutrienti. TAB 1.
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Quali fabbisogni considerare
Le cipolle presentano specifiche esigenze nutrizionali che devono essere attentamente gestite per garantire una produzione elevata e di qualità. In generale, per ogni tonnellata di bulbi prodotti, si possono considerare indicativi i seguenti fabbisogni:
- azoto (N): 1,7 – 2,7 kg;
- fosforo (P₂O₅): 0,9 – 1,2 kg;
- potassio (K₂O): 1,7 – 2,9 kg;
- calcio (CaO): 1,1 – 1,5 kg.
Per quanto riguarda la tempistica di applicazione, essa dovrebbe prendere in considerazione il modello di assorbimento di questi elementi durante le fasi di crescita della coltura. La cipolla accumula circa il 50% del peso finale nei 20 giorni precedenti la raccolta; ciò è spiegato dal fatto che in tale periodo assorbe circa il 50% della quantità totale di N, P, K.
Per ottenere buone produzioni, sono necessarie quantità elevate di azoto, tuttavia l’efficienza di utilizzo di questo elemento è piuttosto bassa (circa il 37%), rendendo necessaria una gestione oculata per minimizzare sprechi e impatti ambientali. Considerando una produzione attesa di 40 t ha-1, l’assorbimento stimato è di 120 kg ha-1 di N, 50 kg ha-1 di P2O5 e 140 kg ha-1 di K2O, questi quantitativi di elementi nutritivi devono essere considerati tutti effettivamente asportati dal terreno con i bulbi. Per produzioni più elevate, ad esempio di 65 t ha-1, i fabbisogni salgono a 140-160 kg ha-1 di N, 60-100 kg ha-1 di P2O5 e 200-250 kg ha-1 di K2O (Pomares et Ramos, 2010). L’azoto, in generale, determina un aumento del vigore vegetativo delle piante, con lo sviluppo precoce e ampio dell’apparato fogliare, premessa indispensabile per l’ottenimento di elevate produzioni. Tuttavia, un eccesso di azoto nelle fasi finali del ciclo può ritardare la bulbificazione e la maturazione, compromettendo la conservabilità dei bulbi. Al contrario, una carenza provoca un accrescimento lento delle foglie, che assumono una colorazione verde chiaro, un portamento più eretto e una senescenza accelerata, con un conseguente anticipo della bulbificazione. Le carenze di fosforo e potassio causano un accrescimento stentato della pianta, foglie più rapidamente senescenti, ritardo nella maturazione e bulbi con tuniche esterne poco aderenti e di scarsa conservabilità. La disponibilità di zolfo nel terreno, invece, favorisce la sintesi dei composti solforati responsabili del caratteristico sapore e aroma della cipolla, anche se sembra che sull’assorbimento dello zolfo esista un effetto depressivo degli ioni ammonio e cloro che, pertanto, tendono a dolcificare i bulbi. Riguardo agli altri elementi, problemi dovuti a carenze di microelementi sono stati segnalati principalmente in terreni organici. In questo caso, si può riscontrare un basso contenuto di rame che si manifesta con la formazione di foglie con apici clorotici e contorti e bulbi con tuniche esterne pallide, sottili e fragili. Carenze di manganese, responsabili di accrescimento stentato e clorosi striata delle foglie più vecchie, si possono verificare in terreni torbosi con pH > 6,5 e in terreni argilloso-calcarei con alto contenuto in fosforo. In terreni torbosi possono manifestarsi anche carenze di zinco e molibdeno, rispettivamente in presenza di pH elevato o molto basso.
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A cura di: Silverio Pachioli – Agronomo, Accademico dei Georgofili e dell’Accademia Nazionale di Agricoltura
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