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Altamente contagioso e capace di resistere anche a genotipi resistenti, il Tomato brown rugose fruit virus (ToBRFV) continua a rappresentare una delle principali minacce per le coltivazioni di pomodoro e peperone. Non si tratta infatti di un volto nuovo nel panorama fitosanitario nazionale e internazionale: segnalato per la prima volta Israele nel 2014, questo virus è stato capace, nel giro di pochi anni, di diffondersi in tutto il mondo. Tra i Paesi interessati anche l’Italia, dove – dopo la prima segnalazione in Sicilia nel 2018 – il virus è stato rilevato anche in Piemonte, in Toscana e, più recentemente, nel 2024, anche in Sardegna.
Insomma, il virus sembra voler continuare la sua corsa e per fermarlo la conoscenza risulta l’arma vincente. Comprendere a fondo le caratteristiche biologiche del virus, le modalità di trasmissione e i segnali che lascia sulle piante è oggi più che mai fondamentale per adottare misure di prevenzione e contenimento realmente efficaci, capaci di proteggere le colture e limitare possibili danni economici.
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Tobrfv: cause di diffusione
Pur prediligendo le coltivazioni di pomodoro e peperone, il Tomato brown rugose fruit virus può infettare anche alcune piante spontanee. Come tutti i tobamovirus, si diffonde con grande facilità, sia tramite il contatto diretto tra piante infette e sane, sia in modo indiretto, attraverso attrezzi agricoli contaminati, mani, indumenti o acqua d’irrigazione. Sebbene non siano stati individuati vettori naturali, alcune ricerche suggeriscono che insetti impollinatori, come i bombi, possano avere un ruolo passivo nel trasporto del virus tra le piante.
La trasmissione attraverso il seme è rara, in quanto il virus si limita a contaminare la superficie esterna del seme, senza intaccare l’embrione. Tuttavia, la possibilità di contaminazione è concreta, soprattutto nelle fasi iniziali della germinazione: basta infatti il contatto tra il tegumento infetto e il germoglio in crescita per innescare l’infezione. Per questo motivo, una diagnosi precoce sul materiale di semina diventa uno strumento fondamentale nella prevenzione e nel controllo della diffusione del ToBRFV. Da non sottovalutare inoltre la capacità del ToBRFV di infettare anche varietà di pomodoro geneticamente resistenti ai tobamovirus, come quelle dotate del gene Tm-22. A ulteriore conferma dell’aggressività del virus.
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Macchie clorotiche sui frutti del pomodoro Fonte: EPPO
I sintomi del ToBRFV
Il Tomato brown rugose fruit virus (ToBRFV) è un virus che presenta una sintomatologia variabile, con manifestazioni che spaziano da forme gravi a lievi, fino a casi del tutto asintomatici. I primi segnali di infezione si manifestano solitamente nelle parti giovani della pianta, in particolare nei germogli apicali, rendendo la diagnosi iniziale particolarmente difficile. Inoltre, i sintomi causati dal ToBRFV possono essere facilmente confusi con quelli di altri tobamovirus, come il virus del mosaico del pomodoro (ToMV) o quello del mosaico del tabacco (TMV), complicando ulteriormente il processo diagnostico. Che si tratti di pomodoro o peperone i sintomi possono essere molto simili. Si manifestano principalmente sulle foglie, che possono sviluppare clorosi, motivi a mosaico e marmorizzazione, in particolare nelle foglie giovani nella parte apicale della pianta. Le foglie tendono ad accartocciarsi, incresparsi o deformarsi, talvolta assumendo un aspetto anomalo, con un assottigliamento simile a quello di un ago, o con la comparsa di vesciche sulla superficie. Nei casi più gravi, l’appassimento delle foglie è seguito da un ingiallimento progressivo che può portare alla morte della pianta. A essere interessati dall’azione del virus anche le strutture fiorali, i peduncoli e i calici, con la formazione di lesioni necrotiche di colore bruno sui piccioli. Per quanto riguarda i frutti, si osservano macchie clorotiche giallastre e marmorizzazione della buccia, accompagnate da deformazioni e maturazione irregolare. I frutti verdi possono presentare macchie necrotiche scure, mentre quelli in fase di maturazione spesso presentano striature e zone non pigmentate, che li rendono non idonei alla commercializzazione. L’unica differenza è che nel peperone, la necrosi dei frutti risulta generalmente più grave.
Monitoraggio e gestione: come contenere il ToBRFV
La battaglia contro il Tomato Brown Rugose Fruit Virus (ToBRFV) parte dal campo, con un’attenta sorveglianza del territorio agricolo e un occhio esperto capace di cogliere i primi segnali di allarme. Le ispezioni visive, affiancate da campionamenti mirati, sono strumenti essenziali per intercettare precocemente la presenza del virus, soprattutto durante le fasi più delicate come l’allegagione. Riconoscerne i sintomi è quindi fondamentale per poter intercettare i segnali che possono indicare l’avanzare silenzioso del ToBRFV.
Al primo sospetto, è importante attivare subito tutte le misure di biosicurezza per evitare ulteriori contagi. L’accesso alle serre deve avvenire con dispositivi monouso – camici, cuffie e sovrascarpe – che vanno smaltiti in appositi contenitori subito dopo l’uscita. I campioni devono essere prelevati con guanti puliti, evitando il contatto con altre piante, e i guanti stessi devono essere cambiati o disinfettati tra un prelievo e l’altro. A fine giornata, tutto il materiale utilizzato, comprese eventuali borse termiche e siberini per la conservazione estiva dei campioni, va accuratamente sanificato. Per garantire analisi affidabili, i campioni devono essere consegnati in laboratorio nel più breve tempo possibile, preferibilmente nella stessa giornata, per l’esecuzione di test specifici come la RT-PCR.
Ma il contenimento del ToBRFV non si esaurisce nella prevenzione sul campo. Accanto alle misure agronomiche, si fa sempre più strada la risposta scientifica. Poiché i virus, a differenza di batteri e funghi, non possono essere curati una volta penetrati nella pianta, la vera arma contro il ToBRFV resta il miglioramento genetico. Selezionare varietà resistenti o tolleranti è oggi una priorità, ma non riguarda solo le cultivar: anche i portinnesti giocano un ruolo cruciale nella lotta a questo virus e oggi, grazie a un lungo lavoro di ricerca, l’agricoltore ne può disporre di diversi dotati di resistenza specifica al ToBRFV.
Insomma, di fronte a virus tanto aggressivi, non basta più reagire: occorre anticipare. Ripensare i modelli produttivi, avvalersi della ricerca e delle soluzioni offerte dal miglioramento genetico è dunque fondamentale. Ma soprattutto, al momento, anche l’unica vera, soluzione efficace in mano ai produttori.
Federica Del Vecchio
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