Indice
L’avvizzimento maculato del pomodoro, causato dal Tomato spotted wilt virus (TSWV), rappresenta una delle fitopatie più dannose per il pomodoro a livello globale. Questo virus ha un ampio spettro di ospiti, infettando oltre 800 specie vegetali, tra cui numerose colture orticole e floricole di rilevanza economica. La sua gestione efficace richiede una comprensione approfondita della sua biologia, dei meccanismi di trasmissione, della sintomatologia e delle strategie di controllo.
Tomato spotted wilt virus: caratteristiche molecolari
Il TSWV appartiene al genere Orthotospovirus, famiglia Tospoviridae. È un virus a RNA a singolo filamento negativo, con un genoma segmentato in tre parti: L (Large), M (Medium) e S (Small). Il segmento L codifica per l’RNA polimerasi RNA-dipendente, essenziale per la replicazione virale. Il segmento M codifica per le glicoproteine di superficie (GN e GC) coinvolte nell’interazione con i vettori insetti e per la proteina non strutturale NSm, associata al movimento cellula-cellula del virus. Il segmento S codifica per la nucleoproteina (N) e per la proteina non strutturale NSs, implicata nella soppressione del silenziamento genico dell’ospite. Perché è importante? Semplice, è proprio questa organizzazione genomica a conferire al TSWV una notevole capacità di adattamento e una vasta gamma di ospiti.
- Leggi anche: Tomato Mosaic Virus: cos’è, incidenza e danni
Vettori e meccanismi di trasmissione
La trasmissione del TSWV avviene principalmente attraverso insetti vettori, in modo particolare tramite Frankliniella occidentalis (tripide occidentale dei fiori). Il virus è acquisito dalle larve di tripide durante l’alimentazione su piante infette e, dopo un periodo di incubazione, può essere trasmesso dalle forme adulte per tutta la loro vita. È fondamentale notare che solo le larve possono acquisire il virus, laddove gli adulti non sono in grado di infettarsi ex novo. La trasmissione è ciclica, di tipo persistente-propagativo, ovvero con il virus che si replica all’interno del vettore, ed è influenzata da condizioni ambientali, densità delle popolazioni di tripidi e presenza di ospiti alternativi, come alcune specie di piante infestanti che fungono da serbatoi del virus.
Sintomi del TSWV su pomodoro
Le manifestazioni cliniche dell’infezione da TSWV nel pomodoro sono variabili e dipendono da molteplici fattori, quali il ceppo virale, la varietà di pomodoro, lo stadio di crescita della pianta e le condizioni ambientali. A livello fogliare, si osservano frequentemente macchie clorotiche o necrotiche, talvolta disposte in anelli concentrici o con disegni a mosaico, spesso accompagnate da bronzature sulle foglie superiori. Le foglie possono inoltre presentare deformazioni, arricciamenti e riduzione della superficie fotosintetica. Sul fusto e sui piccioli si riscontrano bande o macchie necrotiche che, nei casi più gravi, possono compromettere la funzionalità del tessuto vascolare e portare a un avvizzimento sistemico della pianta. I frutti, infine, manifestano sintomi caratteristici come la presenza di anelli clorotici o necrotici, maturazione irregolare della polpa e della buccia, deformazioni morfologiche e perdita della qualità commerciale complessiva. Nel complesso, la varietà e l’intensità dei sintomi possono dipendere dalla suscettibilità della cultivar e dallo stadio fenologico al momento dell’infezione. Come evidente, si tratta di sintomi che possono essere facilmente confusi con quelli causati da altre patologie o da stress abiotici, rendendo quindi necessarie analisi diagnostiche specifiche per una corretta identificazione.

Sintomi di avvizzimento maculato del pomodoro su pomodoro. Fonte: Elizabeth Bush, Virginia Polytechnic Institute and State University, Bugwood.org
Virus dell’avvizzimento maculato del pomodoro: come gestirlo?
Il contenimento del Tomato spotted wilt virus nel pomodoro si basa su un approccio integrato che combina misure agronomiche, genetiche e chimiche. Uno degli aspetti principali è il controllo delle popolazioni di tripidi vettori: il monitoraggio mediante trappole cromotropiche, l’uso mirato di insetticidi specifici e compatibili con la lotta integrata, nonché l’introduzione di antagonisti naturali come Orius insidiosus, rappresentano infatti strumenti fondamentali nel prevenire l’infezione. Parallelamente, anche l’adozione di varietà geneticamente resistenti, in particolare quelle dotate del gene Sw-5, ha dimostrato notevole efficacia; tuttavia, la comparsa di ceppi virali resistenti a questa forma di resistenza impone la necessità di diversificare le fonti genetiche e aggiornare costantemente le strategie varietali.
Accanto a queste soluzioni, si conferma quindi indispensabile una corretta gestione agronomica del ciclo colturale: la rimozione delle infestanti che fungono da serbatoi virali, l’individuazione di epoche di semina che evitino i picchi di popolazione dei vettori, e l’impiego di pacciamature riflettenti possono di fatto contribuire significativamente a ridurre l’incidenza della malattia. Per limitare la diffusione secondaria del virus all’interno dell’impianto si consiglia poi l’eliminazione tempestiva delle piante sintomatiche e la disinfezione degli strumenti e delle superfici di lavoro.
In definitiva, combinare queste misure, con la dovuta attenzione alle specifiche condizioni locali e alle pratiche colturali, rappresenta oggi l’unica strada realmente efficace per affrontare il complesso patosistema rappresentato dal TSWV.
- Leggi anche: Batteriosi del pomodoro: focus sulla maculatura
Ilaria De Marinis
© fruitjournal.com