Peronospora della vite: un nuovo alleato?

Si tratta di T. harzianum che, secondo un recente studio, potrebbe offrire un’efficace dose di steroidi difensivi naturali, attivando una rete di difesa rapida ed efficiente

da Ilaria De Marinis
peronospora della vite da vino

Ogni viticoltore lo sa: la peronospora è un nemico silenzioso, ma devastante. Provocata da Plasmopara viticola, questa malattia colpisce foglie, grappoli e germogli della vite, compromettendo produzione e qualità dell’uva, soprattutto nei climi caldi e umidi. I danni causati dalla peronospora della vite si contano in tonnellate di raccolto perso, e spesso in ettolitri di chimica riversata nei campi. Finora, sono stati perlopiù utilizzati i fungicidi. Ma la crescente resistenza del patogeno e la pressione per una viticoltura più sostenibile spingono a cercare alternative più “verdi”. Ed è qui che entra in scena Trichoderma harzianum.

Chi è Trichoderma harzianum

Trichoderma è un genere di funghi microscopici che, sotto la lente del microscopio, sembra del tutto innocuo. Eppure, è uno dei principali alleati della pianta. Alcune sue specie, come T. harzianum, sono famose per la loro capacità di contrastare fitopatogeni, stimolare la crescita delle piante e addirittura attivare i loro meccanismi immunitari. Non si tratta solo di “competizione” biologica, come accade tra batteri nel terreno. Il Trichoderma instaura un vero e proprio dialogo con la pianta: produce segnali chimici, induce l’attivazione di geni di difesa, stimola la produzione di composti antimicrobici. Insomma, un alleato invisibile, ma efficace.

Trichoderma harzianum e peronospora della vite: lo studio

Cosa lega questa specie alla peronospora della vite? A unirle è uno studio condotto da un team di ricercatori cinesi della Ningxia University che ha infatti analizzato come T. harzianum aiuti la vite a difendersi dalla malattia fungina. Nello specifico, gli esperti hanno preso in esame foglie di Cabernet Sauvignon, trattate con acqua (controllo) o con T. harzianum, seguite da inoculazione con il patogeno P. viticola e adottato un approccio combinato tra trascrittomica e metabolomica. In pratica, se la trascrittomica fotografa quali geni si attivano in risposta allo stress (e con quale intensità), la metabolomica misura le conseguenze biochimiche di quella attivazione, ovvero quali composti vengono effettivamente prodotti. Grazie a questa doppia lente, i ricercatori hanno così potuto tracciare le connessioni causa-effetto tra l’attivazione genica e l’accumulo di specifici metaboliti difensivi, identificando relazioni forti tra geni chiave e molecole come luteolina, pinocembrina e ferulico, che non solo aumentano in presenza di Trichoderma, ma lo fanno in sincrono con l’attività dei geni che ne regolano la sintesi. Questo tipo di integrazione multi-omica non è solo elegante dal punto di vista scientifico, ma rappresenta anche uno strumento concreto per selezionare varietà resistenti, o sviluppare formulazioni bioattive mirate. In altre parole, sapere chi fa cosa e quando permette di progettare strategie di difesa molto più intelligenti.

I risultati ottenuti

I risultati parlano chiaro. Dopo l’applicazione di T. harzianum, la vite attiva precocemente un intero arsenale di geni: oltre 13.000 con espressione alterata, molti dei quali coinvolti nella risposta immunitaria, nei segnali ormonali, nella biosintesi di lignina e flavonoidi. Tra gli attori protagonisti spiccano geni come PAL, 4CL e F3H, fondamentali per produrre composti come acido caffeico, ferulico e flavonoidi, nonché tutte molecole capaci di rafforzare la parete cellulare o danneggiare direttamente il patogeno. Le foglie trattate con il fungo buono non solo hanno presentato meno lesioni, ma hanno mostrato una vera e propria “impennata chimica” di metaboliti difensivi. È come se Trichoderma avesse suonato l’allarme, attivando una rete di difesa rapida ed efficiente.

peronospora della vite ricerca

Analisi qualitativa e quantitativa dei dati metabolomici. (a) Diagramma ad anello che mostra le proporzioni delle categorie di metaboliti, con ciascun colore che rappresenta una classe di metaboliti e la dimensione dell’area corrispondente alla proporzione di ciascuna categoria. (b) Analisi delle componenti principali. (c) Analisi di correlazione dei campioni, con gradiente di colore e dimensione del cerchio che riflettono l’intensità della correlazione. (d) Diagramma di Venn che illustra l’accumulo differenziale di metaboliti (DAM) nei quattro gruppi di confronto. H0, H1, H5: Foglie trattate con Trichoderma harzianum e spore di peronospora ai giorni 0, 1 e 5. C0, C1, C5: Foglie trattate con acqua sterile e spore di peronospora ai giorni 0, 1 e 5.

T. harzianum per il controllo della peronospora della vite: una resistenza “a tempo”, ma efficace

Come riportato nello studio, però, la risposta non è prolungata nel tempo. Dopo cinque giorni, l’espressione genica è infatti scesa e i sintomi della peronospora – seppur timidamente – hanno fatto capolino anche nelle foglie trattate. Segno che l’effetto di T. harzianum è potente, ma temporaneo. Non un vaccino, dunque, ma un’efficace dose di steroidi difensivi naturali. A riguardo, l’integrazione dei dati – ossia geni e metaboliti mappati sulle stesse vie biosintetiche – ha permesso ai ricercatori di costruire una mappa dettagliata di come T. harzianum “programma” la vite a resistere: dai segnali ormonali (come quelli dell’acido salicilico) fino alla produzione mirata di composti antimicrobici.

A fronte di questa particolarità, lo studio apre comunque prospettive interessanti, dimostrando come un approccio integrato, che unisce genetica e chimica, possa dare una marcia in più alla difesa vegetale. Ma soprattutto, suggerisce che biostimolanti come T. harzianum possono diventare una colonna portante della viticoltura sostenibile. Certo, non è una bacchetta magica. Come si diceva, la protezione dura qualche giorno, quindi bisogna pensare a trattamenti ripetuti o combinazioni con altri agenti di biocontrollo. Senza dubbio, però, costituisce un tassello prezioso in una strategia più ampia che punta a ridurre la dipendenza dai prodotti di sintesi e contrastare efficacemente una delle principali problematiche della vite. 

 

Ilaria De Marinis
© fruitjournal.com

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