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Coniugare la produzione di energia solare con l’attività agricola oggi è realtà. A renderlo possibile, l’agrivoltaico, una tecnologia innovativa dai molteplici vantaggi per l’ambiente, l’agricoltura e l’economia e che – grazie all’ampia disponibilità di terreni agricoli e al clima favorevole – trova in realtà come l’Italia un potenziale di sviluppo notevole. Non a caso, sono già diversi i casi di successo di impianti agrivoltaici presenti nel Bel Paese.
L’agrivoltaico, infatti, offre una serie di vantaggi per l’ambiente, l’agricoltura e l’economia che si possono riassumere qui di seguito.
- Produzione di energia pulita: contribuisce alla decarbonizzazione del sistema energetico e alla lotta contro il cambiamento climatico senza incidere sulla produzione agricola e con aumento dell’efficienza dell’uso del suolo.
- Protezione del suolo: i pannelli fotovoltaici riducono l’erosione del suolo e migliorano la sua fertilità in quanto riescono a convogliare le acque, che – in alcuni casi – possono essere raccolte in bacini di accumulo.
- Miglioramento del microclima: creano un microclima più fresco e umido, favorendo la crescita delle colture e diminuendo l’evapotraspirazione.
- Aumento della produzione e della qualità dei prodotti agricoli: in alcuni casi, l’agrivoltaico può incrementare la resa delle colture. Alcuni studi hanno dimostrato che la coltivazione in sistemi agrivoltaici ha determinato un aumento della resa e della qualità dei prodotti agricoli.
- L’agrivoltaico contrasta l’abbandono dei terreni agricoli: in molti casi gli investitori acquisiscono terreni marginali, abbandonati per la loro scarsa predisposizione alla produzione agricola, per rimetterli in coltivazione. Questo è possibile grazie alla sommatoria tra la redditività dell’impianto fotovoltaico e quella dovuta all’aumento della fertilità del suolo, per effetto della creazione di un microclima più appropriato alle coltivazioni scelte.
- Diversificazione del reddito per gli agricoltori: gli agricoltori possono concedere il diritto di superficie dei propri terreni continuando a coltivarli; essere investitori e realizzare in toto l’investimento oppure parteciparvi in quote; coltivare i terreni all’interno dell’impianto, che gli verranno affidati in comodato d’uso gratuito. In tutti i casi gli agricoltori possono diversificare il reddito con congrui vantaggi economici.
In Italia, sono già presenti diversi casi di successo di impianti agrivoltaici.
In Puglia nel 2011 è stato realizzato il primo impianto agrivoltaico d’Europa, che combina la produzione di energia solare con la coltivazione di vite da vino. Questa esperienza ha permesso di evidenziare come non solo sia possibile coniugare la produzione agricola a quella di energia elettrica, ma di come la prima ne tragga indubbi benefici. Secondo i ricercatori, l’agrivoltaico in Puglia è una realtà operativa che al momento dimostra le influenze positive dei pannelli fotovoltaici sulla coltivazione della vite da vino. Queste, infatti, sono molto confortanti, soprattutto in relazione ai parametri produttivi, sia con un incremento della resa per ceppo, che per il risparmio idrico. A tal proposito, in particolare, considerando il maggior grado di umidità del suolo, soprattutto nello strato di terreno che interessa le radici, i pannelli fotovoltaici ritardano l’entrata in stress idrico delle piante. Inoltre, i pannelli abbassano la temperatura dell’aria rendendo il microclima più favorevole a un migliore sviluppo vegetativo delle viti e, di conseguenza, a una maggiore qualità dei parametri chimici dell’uva.

Impianto agrivoltaico su vite in puglia
Un altro studio significativo è quello realizzato in provincia di Mantova nel 2011, dove i pannelli sono stati posti a un’altezza di 4,5 metri montanti su tracker e il suolo è stato interessato dalla coltivazione di colture erbacee. Entrambi gli impianti menzionati possono considerarsi come impianti pilota o sperimentali. Ad oggi sono stati autorizzati diversi impianti che sono in procinto di essere realizzati con nuove tecnologie che li rendono più efficienti.
Il bilancio economico
La redditività di un impianto agrivoltaico dipende da diversi fattori, tra cui la taglia dell’impianto, la tipologia dei pannelli installati, le colture scelte e gli incentivi statali. In generale, si stima che un impianto agrivoltaico possa avere un tempo di ritorno dell’investimento di circa 7-10 anni.
È utile distinguere tra l’attività agricola e quella di produzione di energia elettrica. Spesso la produzione agricola viene data in carico esclusivamente all’imprenditore agricolo che, nell’accordo, può avere vantaggi a suo favore. Ad esempio, è prassi che le società proprietarie degli impianti concedano in comodato gratuito i terreni agricoli ai coltivatori, facendosi carico le società stesse di investimenti di miglioramento del fondo, come l’installazione di impianti di irrigazione, nonché di tasse e costi delle utenze che gravano sul fondo.
Legislazione italiana
Il quadro normativo italiano sull’agrivoltaico è in continua evoluzione. Nel 2023, il decreto legislativo n. 21 ha recepito la Direttiva europea sull’energia rinnovabile (RED II), introducendo nuove disposizioni per favorire lo sviluppo dell’agrivoltaico. Nel 2022 sono state pubblicate da parte dell’Enea le “Linee guida in materia di agrivoltaico”, allo scopo di indicare le caratteristiche che un impianto fotovoltaico deve avere per essere definito agrivoltaico o agrivoltaico avanzato. Quest’ultimo ha delle caratteristiche diverse dal primo, come il sistema di monitoraggio del microclima sottostante ai pannelli, che gli permette di accedere agli incentivi statali. Nel 2023 l’Enea, insieme all’Università Cattolica del Sacro Cuore e all’ente ISO, ha pubblicato una prassi di riferimento dal titolo “Sistemi agrivoltaici – Integrazione di attività agricole e impianti” che di fatto è una revisione delle linee guida precedentemente pubblicate. Entrambe – le linee guida e la prassi di riferimento – non sono vincolanti dal punto di vista normativo, ma danno delle indicazioni, per cui in molti casi – laddove presenti – bisogna far riferimento a regolamenti o norme regionali. Si può affermare che ad oggi esiste un vuoto legislativo che rimette il giudizio sulle autorizzazioni alle regioni o ai ministeri competenti. Tale vuoto è da colmare al più presto in quanto all’interno del PNRR sono previsti diverse centinaia di milioni di euro di incentivi per impianti agrivoltaici avanzati.
Conclusioni
L’agrivoltaico rappresenta una tecnologia promettente per il futuro dell’agricoltura e del settore energetico. In Italia il potenziale di sviluppo è notevole, grazie all’ampia disponibilità di terreni agricoli e al clima favorevole. Esso – diversamente da quanto spesso viene erroneamente affermato – non incide sulla superficie agricola se non in minima parte e relegata all’area in prossimità dei pali di sostegno. Queste caratteristiche rendono l’agrivoltaico un mezzo di notevole importanza per favorire la transizione ecologica e raggiungere gli obiettivi prefissati per i prossimi decenni in termini di riduzione delle emissioni di CO2.
A cura di:
Fernando Di Benigno – Docente ITA “P. Cuppari” Alanno (PE)/Titolare Studio DB Agricoltura & Energia
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