Vite resistente a peronospora, presto in arrivo

Si tratta del risultato ottenuto da un progetto di ricerca svolto da Edivite in collaborazione con l'Università di Verona sulla produzione della prima vite da vino resistente a peronospora

da Redazione FruitJournal.com
vite resistente a peronospora

Un grande traguardo per l’Italia che si aggiudica un nuovo primato nella ricerca scientifica in ambito agrario per la sperimentazione della prima vite resistente a peronospora. Si tratta di un progetto innovativo sviluppato da Edivite, società fondata nel 2020 come spin-off dell’università di Verona, pioniera nella produzione di prototipi innovativi per una vitivinicoltura più sostenibile mediante l’applicazione delle tecniche ad evoluzione assistita (TEA).

Vitea.1 è il nome del progetto, frutto del lavoro svolto in collaborazione con l’Università di Verona, guidato dal professor Mario Pezzotti e coordinato dalla professoressa Sara Zenoni, docenti del Dipartimento di Genetica agraria. Scopo del progetto, rispondere all’esigenza di un comparto messo a dura prova dalla presenza di patogeni aggressivi, primo fra tutti l’agente causale della peronospora, con l’obiettivo di ridurre l’uso di prodotti chimici per la difesa delle colture, garantendo al contempo un prodotto di qualità.  

La prima vite resistente a peronospora 

Il progetto parte dalla necessità di risolvere uno dei problemi che, più di tutti, ha messo in ginocchio i viticoltori durante la scorsa stagione vitivinicola: la peronospora, una delle principali malattie fungine che colpisce i vigneti. Per farlo, il team dell’Università di Verona ha eseguito la mutazione di specifici geni responsabili della suscettibilità delle piante alla peronospora. Tali geni sono stati oggetto di una mutazione mirata, ispirata a varianti già presenti in natura in piante naturalmente resistenti alla malattia, emulando così i meccanismi di autodifesa osservati in alcune specie vegetali. Il metodo, sviluppato tramite coltivazione in vitro, permette di far crescere una pianta di vite intera a partire da una singola cellula, testando in laboratorio la sua resistenza.
La varietà su cui si è concentrato lo studio è la Chardonnay, di cui l’Italia produce circa dieci milioni di barbatelle l’anno, dimostratasi molto adatta alla sperimentazione grazie alla sua capacità di rigenerarsi velocemente. 

A rendere possibile il lavoro dei ricercatori l’uso del sistema CRISPR/Cas, un metodo di tecnologie a evoluzione assistita (TEA) che permette di spegnere i geni di suscettibilità utilizzati dai patogeni per aggredire le piante e regolare i geni coinvolti nella maturazione del grappolo ottenendo piante resistenti a peronospora e oidio

vite resistente a peronospora

Gruppo di ricerca dell’Università di Verona

È tempo di test: a parlare ora sono i risultati 

Le piantine sviluppate in laboratorio hanno finora superato ogni aspettativa: sottoposte a inoculazioni di sporangi del fungo patogeno, hanno dimostrato livelli di resistenza significativamente elevati in due diversi test. Questi risultati aprono la strada alla fase successiva della ricerca, in cui la resistenza delle viti da vino ai patogeni verrà messa alla prova in campo, dove le piante saranno esposte alle condizioni ambientali naturali. Un primo passo è già stato fatto lo scorso 30 settembre in Valpolicella dove, per la prima volta in Europa, è stata messa a dimora la prima pianta di vite a DNA modificato con le TEA. Ora però, i ricercatori dovranno verificare se la resistenza osservata in laboratorio si confermerà sul lungo termine anche in campo con l’obiettivo di continuare la sperimentazione anche su altre varietà di vitigni

Il progetto Vitea.1 rappresenta un primo, decisivo passo verso un futuro in cui la viticoltura potrà coniugare tradizione e innovazione, garantendo non solo produzioni di qualità, ma anche un minor impatto ambientale. Se i risultati sul campo confermeranno le aspettative, l’Italia sarà in prima linea nel promuovere un modello di agricoltura più sostenibile e in sintonia con le esigenze climatiche e ambientali del nostro tempo.

 

Federica Del Vecchio
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