Piano olivicolo nazionale, le proposte per il rinnovo

Tra gli obiettivi: l'aumento della produzione di olio italiano, la salvaguardia delle cultivar autoctone e la nomina di un commissario straordinario per l'emergenza Xylella

da Redazione FruitJournal.com
piano olivicolo nazionale

Un nuovo Piano Olivicolo Nazionale per riscrivere il futuro dell’olivicoltura italiana è possibile. Se n’è discusso durante un incontro organizzato da Italia Olivicola, Legacoop Agroalimentare, CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) e il Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare e Forestale, nei giorni scorsi a Bitonto, nella sede di Finoliva Global Service. All’evento hanno preso parte, tra gli altri, il sottosegretario all’Agricoltura, Patrizio Giacomo La Pietra, il presidente di Italia Olivicola, Gennaro Sicolo e il presidente di CIA nazionale, Cristiano Fini

La proposta è giunta dopo otto anni dall’ultimo Piano olivicolo, redatto nel lontano 2016, e a seguito di una situazione che si è complicata ulteriormente con l’emergenza causata da Xylella fastidiosa. Il prossimo 25 luglio ci sarà la prima riunione del tavolo tecnico olivicolo di supporto. Nei giorni scorsi, da parte del Ministero dell’Agricoltura, è partita invece la richiesta rivolta a tutte le associazioni di categoria di rendere ufficiali i nomi dei rispettivi membri al tavolo. Il tutto mentre già da maggio l’Italia è stata al centro dell’attenzione per aver ospitato a Siena il COI, il Comitato Internazionale dell’Olio di oliva

Tra gli obiettivi del nuovo Piano olivicolo nazionale c’è l’aumento della produzione di olio extravergine di oliva italiano.

Si cercherà, quindi, di far accrescere la capacità produttiva nazionale, in modo graduale, dalle attuali 200mila/300mila tonnellate alle 600mila tonnellate. “Il piano deve dare priorità ai sistemi olivicoli professionali, specializzati e orientati al mercato – ha dichiarato Gennaro Sicolo, presidente nazionale di Italia Olivicola e di Cia Puglia – che già possiedono tracce più o meno consolidate di modernizzazione e sono suscettibili di riuscire a competere con i più avanzati concorrenti a livello mondiale”. Insomma, lo scopo è quello di far crescere il sistema olivicolo italiano rendendolo al passo con i tempi, più vicino a quello spagnolo, in cui primeggiano gli impianti superintensivi. 

piano olivicolo nazionale

Alla base del secondo obiettivo ci sono la salvaguardia e la valorizzazione delle varietà autoctone. In definitiva, si cercherà di non abbandonare le cultivar tipiche che, nelle loro differenze, garantiscono una qualità maggiore all’olio. Gennaro Sicolo ha proposto un modello sulla fattispecie di quello che, dal punto di vista nazionale, è stato messo in piedi per il mercato dei vini. “Possiamo avere continuità di sviluppo produttivo e commerciale solo se puntiamo sulle nostre varietà di uliviha continuato – e se lavoriamo con esse sugli oli DOP, IGP e monovarietali”.

Nel nuovo piano olivicolo nazionale anche le misure urgenti contro siccità e Xylella fastidiosa

Nel nuovo Piano olivicolo ci sarà spazio anche a misure urgenti per fronteggiare la siccità che, di anno in anno, sta interessando il Paese. Sicolo ha ribadito ancora una volta che servirebbe un’attenta e ottimale gestione delle risorse idriche a vantaggio delle imprese olivicole. Proprio questo è uno dei punti su cui bisognerebbe agire per stabilizzare e, chissà, per aumentare le rese. “Il Piano Olivicolo Nazionale deve operare in tale direzione, per consentire alle aziende olivicole professionali e orientate al mercato di poter irrigare i propri olivi e sfuggire alla siccità causata dal cambiamento climatico”, ha ribadito il presidente di Cia Puglia. Il sottosegretario La Pietra, riguardo alla siccità, ha ricordato le numerose mancanze per la gestione idrica, rimasta indietro di 20 anni all’interno del nostro Paese. Ci sarebbe bisogno, quindi, di nuove infrastrutture, dalle dighe ai sistemi di drenaggio dei bacini per raccogliere l’acqua piovana. 

Un altro tema fondamentale che è stato affrontato e che sarà inserito all’interno del nuovo piano d’azione è quello che riguarda le conseguenze di Xylella fastidiosa sugli ulivi pugliesi. Il batterio infatti, da più di dieci anni in Puglia, ha ridotto in modo massiccio la produzione di olive provocando il rinsecchimento di almeno 21 milioni di piante, in particolare tra le province di Lecce, Brindisi e Taranto. Sicolo è tornato a proporre la nomina di un commissario straordinario che “possa coordinare le attività di contenimento della diffusione della Xylella e, con adeguati investimenti, la ricerca scientifica”.

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Si ritorna a parlare di commissario straordinario per l’emergenza Xylella

La figura in questione non dovrebbe avere una visione ristretta alla Puglia, ma uno sguardo aperto a livello nazionale ed internazionale. Tra i suoi compiti ci sarebbe quello di coadiuvare le Pubbliche Amministrazioni aiutandole ad adottare tutte le misure fitosanitarie necessarie contro la diffusione della Xylella, come aratura, fresatura, erpicatura e trinciatura.
Il rappresentante del Ministero dell’Agricoltura, La Pietra, dal canto suo ha ricordato che esistono già 120 milioni di euro all’interno del Piano Xylella. Fondi che non sono mai stati spesi a causa di ritardi burocratici. Inoltre, ha ricordato che per l’emergenza fitosanitaria era già stata istituita una Commissione di controllo,  formazione che – secondo il sottosegretario – andrebbe rivista. 

Anche il presidente di CIA nazionale, Cristiano Fini, ha ribadito l’urgenza di un nuovo Piano olivicolo che rilanci il settore, ma anche per la nomina di un commissario straordinario per la gestione dell’emergenza Xylella. Fini ha presentato quelle che per lui dovrebbero essere le priorità al momento: “Bisogna da un lato procedere con gli espianti delle piante malate che fanno proliferare il batterio e deturpano il paesaggio e dall’altro lato attivare un piano di rilancio del settore attraverso l’ammodernamento degli impianti olivicolo e dei macchinari di produzione e trasformazione”.

Ad essere mancata – ha concluso il sottosegretario all’Agricoltura Patrizio Giacomo La Pietra – è stata una strategia di fondo.

“La politica si è limitata a governare il presente, cercando di distribuire le risorse, per attenuare le emergenze, senza essere focalizzati sugli obiettivi e sulle riforme strutturali”, ha dichiarato La Pietra. Per non parlare poi della meccanizzazione delle pratiche agronomiche che – secondo il sottosegretario – saranno indispensabili in futuro per una potatura e una raccolta più soddisfacente. 

Silvio Detoma
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