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Il diradamento dei frutti è una delle operazioni più importanti per regolare l’equilibrio produttivo delle piante. Ridurre il carico significa concentrare acqua, elementi minerali e fotoassimilati su un numero più contenuto di frutti, favorendone l’accrescimento, l’uniformità e la qualità commerciale.
Lasciare troppi frutti sulla pianta può infatti determinare pezzature ridotte, maturazione meno uniforme e una maggiore presenza di prodotto nelle categorie meno remunerative. Un intervento eccessivo, al contrario, può ridurre inutilmente la resa. Il diradamento deve quindi essere calibrato in funzione di cultivar, vigore, andamento stagionale e obiettivo produttivo.
Nelle nettarine questo equilibrio è particolarmente delicato. L’allegagione può essere elevata e, soprattutto nelle cultivar precoci, il tempo disponibile per recuperare pezzatura è limitato. Ogni fase trascorsa con un carico eccessivo aumenta la competizione tra i frutti e può condizionare il risultato finale.
A confermarlo è uno studio pubblicato il 22 luglio 2026 su Applied Fruit Science, condotto sulla cultivar precoce Flariba. Il diradamento manuale dei frutti ha portato il peso medio da 65,63 a 105,57 grammi, mentre il 97,17% della produzione è rientrato nelle categorie commerciali Extra e I.
Lo studio sulla nettarina Flariba
La sperimentazione è stata realizzata nell’area di Tarsus-Mersin, nella Turchia mediterranea. I ricercatori hanno confrontato piante non diradate con differenti modalità di regolazione del carico:
- rimozione manuale dei fiori;
- diradamento manuale dei frutti;
- trattamenti in fioritura;
- applicazioni di miscela solfo-calcica a diverse concentrazioni.
Il diradamento manuale dei fiori e quello dei frutti hanno prodotto i livelli più bassi di allegagione finale, rispettivamente pari al 24,24 e al 29,65%. Le differenze più evidenti sono però emerse sul peso medio. Nelle piante non diradate, le nettarine pesavano 65,63 grammi. Con il diradamento manuale dei frutti il valore è salito a 105,57 grammi, mentre la rimozione dei fiori ha raggiunto 105,18 grammi.
Risultati positivi sono stati osservati anche con alcuni trattamenti eseguiti in fioritura. La miscela solfo-calcica al 5% ha prodotto frutti da 97,64 grammi, mentre i trattamenti in fioritura hanno raggiunto 95,67 grammi.

Più frutti nelle categorie commerciali superiori
La regolazione del carico non ha modificato soltanto la pezzatura. Sia il diradamento manuale sia quello chimico hanno migliorato la colorazione della buccia rispetto alle piante non trattate. Ancora più rilevante è stato l’effetto sulla classificazione commerciale. Con il diradamento manuale dei frutti, il 97,17% delle nettarine è rientrato nelle categorie Extra e I previste dagli standard OCSE.
La rimozione manuale dei fiori ha raggiunto l’83%, mentre i trattamenti si sono fermati al 69,20%. Nel controllo non diradato, soltanto il 46,25% dei frutti apparteneva alle due categorie superiori.
La riduzione del numero di frutti non deve quindi essere interpretata automaticamente come una perdita economica. Una produzione meno abbondante, ma composta in larga parte da nettarine di maggiore pezzatura e qualità, può raggiungere una destinazione commerciale più remunerativa.
Diradare prima per ridurre il lavoro manuale
Tra le soluzioni sperimentate, la miscela solfo-calcica al 5% ha prodotto un diradamento moderato. Secondo gli autori, l’intervento potrebbe essere utilizzato non per eliminare completamente il successivo passaggio manuale, ma per ridurre il numero di frutticini da rimuovere. L’aspetto è interessante in una fase in cui costo e disponibilità della manodopera rappresentano criticità sempre più rilevanti. Intervenire già in fioritura può rendere più rapido il lavoro di rifinitura e anticipare i benefici derivanti dalla minore competizione tra i frutti.
La risposta dei trattamenti chimici resta però più variabile rispetto all’intervento manuale. Può cambiare in funzione di cultivar, temperatura, umidità, vigore, percentuale di fiori aperti e concentrazione utilizzata. Nello studio, le dosi più elevate di miscela solfo-calcica hanno inoltre provocato lievi disseccamenti dei germogli. I risultati ottenuti in Turchia non possono quindi essere trasferiti direttamente ai nettarineti italiani. Prodotti, dosi e modalità di impiego devono essere verificati nel rispetto delle autorizzazioni vigenti e validati sulle singole cultivar.
Il dato centrale della ricerca è però chiaro: regolare correttamente il carico può trasformare una produzione composta prevalentemente da frutti piccoli in un raccolto più uniforme, di maggiore pezzatura e destinato in larga parte alle categorie commerciali superiori.
Donato Liberto
© fruitjournal.com