Emergenza Xylella, arriva il commissario nazionale

Secondo il testo approvato, il mandato proseguirà fino al 31 dicembre 2028. Il commissario dovrà coordinare e monitorare interventi, ricerca e misure di contenimento

da Ilaria De Marinis
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Dopo oltre dodici anni di emergenza Xylella, la gestione potrebbe finalmente avere una regia nazionale. La Commissione Agricoltura della Camera ha approvato l’emendamento al disegno di legge ColtivaItalia che istituisce un commissario straordinario con il compito di coordinare interventi, ricerca e misure di contenimento fino al 2028. Il passaggio segna un cambio di impostazione nella risposta dello Stato a una crisi che ha devastato l’olivicoltura salentina e che oggi continua a rappresentare un. Parlare di nomina, tuttavia, sarebbe prematuro. La norma deve ancora completare l’iter parlamentare, mentre non sono stati definiti né il nome del commissario né l’assetto operativo della struttura. Esiste dunque una decisione politica, ancora da tradurre in poteri effettivi, risorse utilizzabili e responsabilità chiaramente delimitate.

Cosa farà il commissario

Secondo il testo approvato, il mandato proseguirà fino al 31 dicembre 2028. Il commissario dovrà coordinare e monitorare le attività delle amministrazioni statali e territoriali, degli enti locali e dei servizi fitosanitari, raccordando al tempo stesso le iniziative di ricerca e le misure rivolte a prevenire la diffusione del batterio.

Potrà essere affiancato da un massimo di tre subcommissari e da una struttura di supporto istituita presso il Ministero dell’Agricoltura. L’impianto sarà volutamente contenuto: il suo compito non sarà sostituire gli uffici regionali e ministeriali, bensì farli operare entro una programmazione comune, con priorità e responsabilità riconoscibili.

È qui che si concentra la principale incognita. Senza una definizione netta dei rapporti con Regione Puglia, servizi fitosanitari, Agea, Comuni e organismi di ricerca, il nuovo organismo rischierebbe di aggiungere un ulteriore livello amministrativo a un sistema già complesso. Per funzionare, dovrà avere accesso ai dati, capacità di verifica e strumenti per intervenire quando procedure e scadenze non vengono rispettate.

3 milioni di euro per la gestione

La dotazione destinata alle attività commissariali ammonta a 3 milioni di euro: 500 mila nel 2026, un milione nel 2027 e un milione e mezzo nel 2028. Sono risorse rivolte al funzionamento della struttura e all’esercizio delle sue competenze, non un fondo per espianti, reimpianti o indennizzi.

Questi interventi rientrano in altri capitoli finanziari. Il disegno di legge ColtivaItalia prevede infatti 300 milioni di euro per il Piano olivicolo nazionale 2026-2030, destinati anche al recupero della capacità produttiva e al reimpianto con cultivar resistenti. Criteri, beneficiari e modalità di accesso dovranno però essere definiti attraverso successivi provvedimenti.

Il commissario avrà dunque risorse per coordinare e controllare; la ricostruzione dell’olivicoltura richiederà invece fondi molto più consistenti, procedure accessibili e verifiche capaci di misurare gli interventi effettivamente realizzati.

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Dalla spesa ai risultati

Le organizzazioni agricole hanno accolto positivamente l’approvazione dell’emendamento. Il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, ha parlato di una “prima risposta concreta”, richiamando la necessità di accelerare espianti, reimpianti e attività di ricerca.

La formula restituisce correttamente la portata del passaggio: si tratta di un primo atto, non della soluzione dell’emergenza. Anche dopo la nomina, il commissario dovrà affrontare problemi differenti, che richiedono tempi e strumenti altrettanto distinti. Nei nuovi focolai occorrono monitoraggio, diagnosi e interventi tempestivi; nei territori già compromessi la priorità è ricostruire un sistema produttivo economicamente sostenibile.

Il vero cambio di passo consisterà nel superare una lettura fondata esclusivamente sulle risorse impegnate o liquidate. Per valutare la rigenerazione serviranno dati concreti: ettari reimpiantati, aziende tornate a produrre, tempi delle pratiche, avanzamento dei cantieri e risultati delle sperimentazioni.

L’istituzione del commissario riconosce che l’emergenza Xylella ha assunto una dimensione nazionale e che la somma delle competenze esistenti non ha garantito una gestione sufficientemente coordinata. La struttura è stata delineata, ma deve ancora diventare operativa. La sua efficacia si misurerà sulla capacità di intervenire rapidamente nei focolai, rendere tracciabili le risorse e trasformare i programmi di rigenerazione in risultati visibili sul territorio.

 

Ilaria De Marinis
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