Xylella, dagli ulivi colpiti nasce una cover

Dal legno degli ulivi compromessi dalla Xylella nasce una cover per smartphone: un progetto che unisce biomateriali e rigenerazione del paesaggio salentino

da Donato Liberto
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In Salento la Xylella ha cambiato il paesaggio e la vita di molte aziende agricole. Dove per decenni gli ulivi hanno disegnato l’identità produttiva del territorio, oggi restano spesso tronchi disseccati, nuovi impianti ancora giovani e campi in attesa di una rigenerazione possibile.

Da una parte di quel legno nasce ora una cover per smartphone. Il 12 giugno, in Salento, Vaia ha lanciato Olive Matter, un nuovo biocomposito sviluppato a partire da fibre di ulivo pugliese recuperato da piante colpite dalla Xylella. Il primo prodotto realizzato con questo materiale è una cover riciclabile, prodotta in Italia, pensata per trasformare una biomassa legata alla crisi fitosanitaria in un oggetto quotidiano.

Dal legno degli ulivi a Olive Matter

A lanciare il progetto è Vaia, B Corp e società benefit nata nelle Dolomiti dopo la tempesta del 2018, quando milioni di alberi furono abbattuti dal vento. Da quell’esperienza l’azienda ha costruito un modello fondato sul recupero del legno, sulla trasformazione in prodotti di design e su interventi di restituzione ambientale nei territori colpiti.

In Puglia, però, la ferita ha una natura diversa. A modificare il paesaggio non è stata una tempesta improvvisa, ma una crisi fitosanitaria lunga, progressiva, ancora visibile negli areali olivicoli del Salento e non solo. Da qui nasce la domanda alla base del progetto: cosa può diventare il legno degli ulivi compromessi dalla Xylella?

La risposta si chiama Olive Matter. Il materiale unisce fibre di legno di ulivo e componenti di origine biobased, ottenendo un biocomposito stampabile, resistente e adatto all’uso quotidiano. Secondo quanto ricostruito in occasione del lancio, il percorso di sviluppo ha visto il contributo dell’Università degli Studi di Trento, con il supporto di ricercatori provenienti dal CNR di Bari e dall’Università del Salento. Il design della cover è stato sviluppato in collaborazione con SID – Scuola Italiana Design di Padova.

La materia prima proviene da aziende agricole pugliesi colpite dalla Xylella. Il legno, altrimenti destinato allo smaltimento o alla combustione, viene recuperato, trattato e trasformato in fibre da integrare nel biocomposito. In questo passaggio sta una delle parti più interessanti del progetto: il valore non nasce solo dall’oggetto finale, ma dalla possibilità di dare una nuova destinazione industriale a una biomassa agricola legata a una delle più gravi crisi fitosanitarie del Mediterraneo.

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Olive Matter, il materiale che unisce fibre di legno di ulivo e componenti di origine biobased – Foto di VAIA

Una cover che porta con sé il paesaggio

La superficie riproduce la texture della corteccia di veri ulivi pugliesi. Le venature restano percepibili, il materiale ha un aspetto opaco e naturale, i colori richiamano alcuni elementi del paesaggio salentino: il verde dell’olivo, il marrone della terra, l’azzurro del mare, le tonalità chiare della sabbia e della luce mediterranea. Al centro della cover sono inoltre riportate le coordinate della Foresta della Rinascita in Puglia – 39.947°N, 18.272°E – a Specchia, un comune in provincia di Lecce, il luogo a cui è collegato il progetto di rigenerazione.

Al momento il prodotto è disponibile per sette modelli recenti di smartphone Apple e Samsung. Ogni modello porta una texture diversa, ricavata dalla scansione di una corteccia reale. In questo modo l’oggetto industriale conserva una traccia riconoscibile della propria origine biologica e territoriale.

La rigenerazione parte dalla biodiversità

Nel progetto compare anche il nome di Donato Boscia, ricercatore del CNR-Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante e tra i principali riferimenti scientifici sulla Xylella in Puglia. Il suo contributo aiuta a leggere l’iniziativa oltre la dimensione del prodotto: il recupero del legno degli ulivi colpiti si lega infatti a una riflessione più ampia sulla ricostruzione del paesaggio salentino.

Negli appezzamenti intorno a Specchia, come in molte aree del Salento, la crisi della Xylella ha lasciato un mosaico ancora difficile da ricomporre: vecchi alberi ormai disseccati, giovani impianti appena avviati, terreni abbandonati e superfici che hanno cambiato destinazione. È dentro questo scenario che Vaia ha scelto di collegare la vendita della cover alla Foresta della Rinascita: per ogni prodotto venduto, l’azienda sostiene la rigenerazione di 1 m² di macchia mediterranea, all’interno di un intervento che riguarda circa 20mila m².

La scelta delle specie vegetali da impiantare segue un principio preciso: aumentare la diversità e ridurre la fragilità di sistemi troppo uniformi. “Dalla Xylella abbiamo imparato che per salvaguardare il territorio da batteri e malattie bisogna avere più varietà“, ha spiegato Boscia durante la presentazione del progetto, secondo quanto riportato da Avvenire. Per questo l’intervento prevede l’inserimento di specie arboree e arbustive locali, con l’obiettivo di costruire un sistema più stabile e coerente con l’ambiente mediterraneo.

Il progetto non si limita alla messa a dimora delle piante. Secondo la stessa ricostruzione, Vaia prevede di accompagnare l’area nei primi tre anni, la fase più delicata per l’attecchimento, con gli interventi necessari alla gestione e all’irrigazione. In questo modo, la cover diventa il punto di partenza di un percorso più concreto: dal legno degli ulivi compromessi dalla Xylella a un nuovo materiale, e da quel materiale a un intervento di rigenerazione territoriale.

Quando lo scarto torna a produrre valore

La cover di Vaia non cambia il quadro fitosanitario della Xylella, che resta una questione complessa fatta di ricerca, monitoraggio, gestione dei vettori, prevenzione e scelte agronomiche di lungo periodo. Il suo valore è un altro: mostrare che una biomassa agricola legata a una crisi può diventare un materiale nuovo, riconoscibile e capace di generare attenzione sul territorio da cui proviene.

Il legno degli ulivi colpiti entra così in una filiera che attraversa agricoltura, ricerca sui materiali, design e rigenerazione ambientale. Da materia associata alla perdita, diventa parte di un prodotto che contribuisce a sostenere nuova macchia mediterranea in Salento.

Per gli areali colpiti, la sfida resta enorme e richiederà tempo, risorse e scelte coerenti. Tuttavia, iniziative come questa aiutano a spostare lo sguardo dalla sola conta dei danni alla costruzione di nuove possibilità: anche una cover, se nasce da una materia vera e da un luogo preciso, può raccontare una diversa forma di valore.

 

Donato Liberto
© fruitjournal.com

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