Con l’atto dirigenziale n. 76 del 17 aprile 2026, la Regione Puglia ha approvato il nuovo documento tecnico che disciplina, per l’annualità in corso, la difesa fitosanitaria e il controllo delle infestanti delle colture agrarie. Più che un aggiornamento, è un testo che incide direttamente sull’operatività aziendale, perché le norme sono vincolanti per chi aderisce al Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata (SQNPI) e per chi applica la difesa integrata volontaria. Allo stesso tempo, il documento rappresenta un riferimento anche per organismi di certificazione, istituzioni, organizzazioni dei produttori e singole aziende agricole.Â
La Regione ribadisce così un punto ormai centrale: la sostenibilità della difesa non dipende solo dalla scelta del prodotto ammesso, ma dalla costruzione di una strategia complessiva, coerente con le Linee guida nazionali e calibrata sulle esigenze del territorio pugliese.
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Come cambia la scelta dei mezzi di difesa
Le norme pugliesi 2026 recepiscono l’impostazione delle Linee guida nazionali, ma soprattutto rendono più esplicita la gerarchia tecnica degli interventi: prima il monitoraggio, le soluzioni agronomiche, i mezzi fisici, meccanici e microbiologici, gli ausiliari e i feromoni; solo dopo, se necessario, il ricorso alla chimica. È un’impostazione che riporta la difesa integrata alla sua logica originaria, cioè a una scelta progressiva e motivata, non a una semplice alternanza tra principi attivi.
Il documento insiste inoltre su aspetti che incidono direttamente sulla pratica aziendale: sistemi di monitoraggio razionali, riduzione di deriva, ruscellamento e percolazione, corretta preparazione delle miscele, gestione di magazzini e rimanenze, prevenzione delle resistenze. Anche la selezione dei prodotti segue criteri più severi. Le sostanze attive vengono infatti distinte in base al profilo di rischio, con pesi che vanno da 1 per quelle a basso rischio, a 8 per quelle ordinarie, a 16 per i candidati alla sostituzione, fino a 64 per le sostanze autorizzate in emergenza fitosanitaria. Il messaggio è chiaro: non tutti gli strumenti autorizzati hanno lo stesso valore tecnico e ambientale, e la direzione indicata è quella di limitare, quando possibile, le molecole più critiche.

Monitoraggio, attrezzature e vincoli operativi
La parte più concreta del provvedimento è quella che traduce la sostenibilità in obblighi misurabili. Quando previsto dalle schede, il monitoraggio tramite trappole diventa obbligatorio, e l’azienda che non lo effettua non può richiedere deroghe specifiche. È un passaggio rilevante, perché lega la possibilità di intervenire in via straordinaria alla qualità del controllo svolto in precedenza.
Il documento rafforza poi il capitolo della qualità distributiva. Le attrezzature per i trattamenti devono essere sottoposte a controllo funzionale e regolazione strumentale presso centri prova autorizzati, con validità triennale per le aziende agricole e biennale per i contoterzisti. Per le macchine nuove, inoltre, la verifica va effettuata entro l’anno di adesione a SQNPI o entro un anno dall’acquisto. In un sistema che punta a ridurre sprechi e dispersioni, la taratura dell’irroratrice smette di essere un dettaglio tecnico e diventa una condizione di coerenza operativa.
C’è infine il tema, molto attuale, dell’agricoltura di precisione. Le norme ammettono l’impiego di tecnologie che consentano di ottimizzare l’uso dei prodotti fitosanitari, anche con volumi ridotti o macchine a recupero, purché restino rispettate la concentrazione della miscela e la dose massima per unità di superficie. Accanto a questo, il testo richiama alcuni vincoli destinati a pesare sulla gestione quotidiana della difesa: il limite di 28 kg di rame per ettaro in 7 anni, la soglia di 0,01 mg/kg per le contaminazioni accidentali, il limite di due sostanze attive nelle miscele estemporanee di fungicidi per la stessa avversità , le condizioni documentali per l’uso delle scorte e le scadenze di utilizzo già fissate nel 2026 per alcune sostanze revocate. Più che un elenco di prodotti ammessi o vietati, emerge così una vera griglia tecnica che ridefinisce il modo in cui la difesa deve essere pensata, registrata e giustificata lungo l’intero ciclo colturale.Â
Ilaria De Marinis
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