Breeding, dalla Cina un robot impollinatore

Si chiama GEAIR e, integrando genome editing, intelligenza artificiale e robotica, è capace di gestire in autonomia l’intero flusso operativo del processo di miglioramento genetico

da Ilaria De Marinis
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Per il miglioramento genetico vegetale sembra essere giunta una fase che può cambiarne profondamente metodi, tempi e scala operativa. Ad aprirla GEAIR, acronimo di Genome Editing combined with AI-based Robotics, il sistema sviluppato da ricercatori della Chinese Academy of Sciences che ha racchiuso, dentro una sola architettura tecnologica, genome editing, intelligenza artificiale e robotica di precisione per automatizzare il passaggio più delicato del breeding ibrido: l’incrocio. Secondo quanto fanno sapere pubblicazioni specialistiche e stampa, GEAIR è il primo robot intelligente al mondo capace di gestire in autonomia l’intero flusso operativo del processo di breeding. Pubblicato su Cell, tra le riviste internazionali più autorevoli al mondo nelle scienze biologiche, lo studio riporta la sperimentazione condotta con pomodoro, ma ne mostra il potenziale anche nella soia. Il punto, comunque, è già sufficiente a segnare una cesura. Perché a essere investito è uno dei nuclei più complessi, costosi e specialistici del miglioramento genetico: la produzione di ibridi, fino a oggi ancora legata a operazioni manuali lente, onerose e difficilmente scalabili.

L’idea prima ancora della macchina

La novità, in effetti, non risiede soltanto nella macchina. Quanto nell’idea che l’ha resa possibile. Il lavoro introduce infatti una strategia definita crop-robot co-design: una co-progettazione tra biologia e ingegneria nella quale non si chiede soltanto al robot di adattarsi alla complessità del fiore, ma si interviene sulla morfologia del fiore perché diventi compatibile con la logica della robotizzazione. Nel pomodoro, i ricercatori hanno utilizzato il genome editing per ottenere linee maschio-sterili con stigmi sporgenti, più facilmente individuabili e raggiungibili dal sistema robotico. È un passaggio che, letto bene, dice molto più di quanto sembri. Per anni il breeding ibrido è rimasto refrattario all’automazione non per assenza di robot, ma perché i fiori delle colture agrarie non erano “leggibili” né “manipolabili” da una macchina con l’affidabilità richiesta da un processo riproduttivo. GEAIR non aggira semplicemente questo ostacolo: lo assorbe a monte, riscrivendo insieme il problema biologico e la sua soluzione tecnica.  

Dall’impollinazione assistita a un nuovo modello di breeding

Definire GEAIR un “robot impollinatore” sarebbe comodo, ma profondamente insufficiente. Le fonti primarie descrivono una piattaforma più ambiziosa, nella quale il riconoscimento automatico dei fiori idonei, la navigazione autonoma, il trasferimento del polline e la gestione del processo di incrocio vengono integrati in un unico sistema operativo. Secondo lo studio, il robot è in grado di eseguire la cross-pollination automatizzata con un’efficienza paragonabile a quella dell’impollinazione manuale, riducendo al tempo stesso costi e dipendenza da manodopera altamente specializzata. Non solo: il sistema è pensato per dialogare con approcci come speed breeding e de novo domestication, cioè con quelle strategie che mirano ad abbreviare i cicli di selezione e a trasferire più rapidamente caratteri agronomici utili in nuovi materiali genetici. In questa prospettiva, GEAIR non ridefinisce soltanto un passaggio tecnico, ma le condizioni stesse entro cui il breeding può essere condotto.

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La traiettoria di un cambio di epoca

Anche se il lavoro è stato finora documentato in specie e contesti definiti, la portata del risultato resta di primissimo piano. Il paper non consegna ancora una soluzione universalmente trasferibile a ogni coltura o a ogni forma di riproduzione vegetale, e sarà il tempo a misurarne l’estensione reale. Questo, tuttavia, non attenua il rilievo del traguardo raggiunto. GEAIR, infatti, non si limita a offrire una soluzione convincente a un problema tecnico: colloca l’automazione dentro uno dei segmenti più complessi, fragili e specialistici del breeding, là dove fino a oggi la riproduzione ibrida aveva continuato a dipendere in misura decisiva dalla manualità esperta. Il lavoro mostra, infatti, che un fenotipo utile alla robotizzazione – maschio-sterilità associata a stigma sporgente – può essere riprodotto anche nella soia, suggerendo la possibilità di estendere questo paradigma ad altre specie. Ed è proprio in questo aspetto che risiede la portata del risultato: l’integrazione tra genetica, automazione e capacità computazionale non appartiene più solo al piano teorico, ma prende forma in una soluzione tecnica definita, verificata e presto disponibile.
In tal senso, anche una delle pratiche più antiche e manuali dell’agricoltura come il breeding si proietta in una nuova era. Quella in cui la tradizione lascia spazio all’innovazione e il lavoro di selezione, pur senza recidere il legame con il sapere agronomico, si struttura sempre più attraverso l’interazione tra biologia progettata, capacità computazionale e robotica avanzata.

 

Ilaria De Marinis
© fruitjournal.com

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