PNRR e agricoltura: tanti miliardi, progetti strategici

È quanto emerge dal quadro tracciato dal Ministro Lollobrigida in audizione alla Camera che rivela un'agricoltura italiana in ottimo stato, prima in Europa per valore aggiunto e in crescita con le produzioni

da Ilaria De Marinis
PNRR E AGRICOLTURA 1

Risorse in aumento, migliaia di progetti finanziati e target comunitari centrati: l’agricoltura italiana sembrerebbe attraversare una fase di salute più che positiva. È quanto emerge dal quadro tracciato dal Ministro Francesco Lollobrigida, durante il suo intervento su PNRR e agricoltura in audizione presso la Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati lo scorso 28 gennaio 2026.
A sostegno, come ricordato dal Ministro, alcuni indicatori strutturali. Secondo i dati ISTAT, nel 2024 la produzione agricola italiana è cresciuta in termini reali dello 0,6%, mentre il valore aggiunto del settore ha registrato un incremento del 2%. Nello stesso periodo, l’occupazione è aumentata dello 0,7% e il reddito medio degli agricoltori del 12,5%, contribuendo a posizionare l’Italia al primo posto in Europa per valore aggiunto agricolo, con un aumento del 9% rispetto al 2023, davanti a Francia e Germania.
Anche sul fronte commerciale i segnali sono stati positivi. Le esportazioni agroalimentari hanno raggiunto i 70 miliardi di euro e, nei primi undici mesi del 2025, sono cresciute del 5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, sfiorando i 67 miliardi di euro, con una proiezione che indica il possibile raggiungimento della soglia record dei 73 miliardi di euro entro fine anno. Risultati che, nel racconto del ministro, confermano il contributo dell’agricoltura alla crescita complessiva del PIL nazionale e il ruolo degli investimenti pubblici messi a terra negli ultimi anni.

PNRR e agricoltura: una dotazione più che raddoppiata

Il cuore dell’intervento del ministro ha riguardato il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Secondo quanto illustrato in Commissione, per effetto delle modifiche introdotte nel 2024 e nel 2025, la dotazione finanziaria del PNRR di competenza del Ministero dell’Agricoltura è più che raddoppiata rispetto all’avvio del piano. Si è passati dai 3,6 miliardi di euro del 2021 agli attuali 8,9 miliardi di euro, con un incremento complessivo del 142%. Un dato che, nelle parole di Lollobrigida, dimostrerebbe sia l’efficacia delle misure già attuate sia la centralità del settore primario nelle priorità di governo. 

Progetti finanziati e investimenti attivati

Il rafforzamento della dotazione PNRR si riflette anche nel numero di interventi sostenuti. “Ad oggi – ha spiegato il ministro – sono stati finanziati 35.421 progetti, per un importo di risorse impegnate pari a 5,8 miliardi di euro”. Se a questi si aggiunge la quota di cofinanziamento a carico delle imprese agricole, l’investimento complessivamente generato nel settore primario raggiunge gli 8,6 miliardi di euro. “Considerando gli ulteriori 3 miliardi di euro che sono stati assegnati poche settimane fa, l’investimento complessivo generato a regime nel settore agricolo supererà i 13,5 miliardi di euro”.
Numeri che restituiscono l’immagine di un comparto fortemente sostenuto, almeno sul piano degli strumenti finanziari.

Il Mezzogiorno al centro degli investimenti PNRR

Un altro elemento sottolineato nel corso dell’audizione riguarda la distribuzione territoriale delle risorse. Il 43% dei fondi PNRR destinati all’agricoltura è stato assegnato a investimenti localizzati nelle regioni del Mezzogiorno. Una percentuale che supera la soglia del 40% prevista dalla normativa e che, secondo il Ministero, conferma l’attenzione verso le aree tradizionalmente più fragili del Paese, ma anche strategiche per la produzione agricola nazionale.

pnrr e agricoltura lollobrigida

Target europei e stato di avanzamento

Sul fronte del rispetto degli impegni assunti con Bruxelles, il bilancio presentato è altrettanto positivo. “Tutti i 13 target fissati dalla Commissione europea per il Ministero dell’Agricoltura sino a oggi sono stati conseguiti nei tempi previsti” – ha ricordato. Restano da centrare sei target finali, fissati per il 2026, e sui quali il Ministero è al lavoro affinché “possano essere raggiunti puntualmente”.
Nel valutare lo stato di avanzamento di PNRR e agricoltura, il ministro ha tuttavia sottolineato come sia necessario distinguere tra impegni giuridici e flussi di pagamento. Circa 5 miliardi di euro delle risorse complessive sono stati infatti attribuiti tra la seconda metà del 2024 e la fine del 2025 e, per queste misure – in particolare contratti di filiera e Facility Agrisolare – il target europeo per il 2026 non riguarda l’erogazione dei pagamenti alle imprese, ma il raggiungimento degli obiettivi di impegno delle risorse, rappresentati dalla stipula dei contratti definitivi e dall’emanazione dei decreti di concessione. I pagamenti dovranno essere effettuati nei tempi previsti dagli accordi sottoscritti.

Intanto, sul piano dei pagamenti, il Ministero ha già erogato alle imprese circa 1,7 miliardi di euro, pari a circa il 50% della dotazione iniziale del piano, al netto delle risorse premiali assegnate successivamente dalla Commissione europea. Un dato che, secondo il Ministero, non rappresenta un rallentamento, ma riflette una dinamica fisiologica delle misure attivate.

In particolare, per strumenti come Parco Agrisolare e Meccanizzazione, che rappresentano una quota rilevante delle risorse e sono caratterizzati da investimenti medi inferiori ai 100mila euro, molte imprese scelgono di rendicontare direttamente a fine lavori, evitando anticipazioni onerose legate alle fideiussioni. Il trend dei pagamenti, ha spiegato il ministro, è in forte crescita a partire dalla seconda metà del 2025 e continuerà per tutto il 2026: solo nel mese di gennaio sono state presentate rendicontazioni per oltre 250 milioni di euro.

Resta comunque centrale la complessità della fase che si apre nel 2026. L’obiettivo è accompagnare a conclusione circa 35 milA progetti, rispettando i target europei in un contesto che richiede il coordinamento di più soggetti attuatori – tra cui GSE, Invitalia, ISMEA, Regioni, Province autonome e consorzi di bonifica – e una capacità amministrativa che rappresenta una delle sfide più impegnative dell’intero PNRR.

I nuovi interventi previsti per il 2026

Guardando al prossimo futuro, l’audizione ha offerto anche una panoramica sugli interventi in arrivo. Tra questi spicca il nuovo bando Agrisolare, atteso per febbraio 2026, che punta all’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti delle aziende agricole, senza consumo di suolo. A questo, si aggiunge la Facility Agrisolare, restano centrali i contratti di filiera, con una dotazione complessiva salita a 4 miliardi di euro. Proseguono inoltre gli investimenti sul sistema irriguo, con 880 milioni di euro già interamente appaltati, sullo sviluppo della logistica agroalimentare, con 552 milioni di euro e target innalzati a 72 interventi entro giugno 2026, e sulla innovazione e meccanizzazione, affidata alle Regioni e alle Province autonome.

La vera sfida, ha sottolineato Lollobrigida, sarà accompagnare fino a fine lavori circa 35 mila progetti, rispettando i target europei in un Paese che storicamente ha mostrato difficoltà nella capacità di spesa, ma che oggi si confronta con una mole di investimenti senza precedenti per il settore primario.

Ma è davvero così?

I dati macroeconomici e finanziari riportati dal Ministro descrivono un’agricoltura sostenuta da ingenti risorse pubbliche e in ottima salute. Resta però da comprendere perché una parte significativa del mondo agricolo continui a manifestare disagio. La distanza tra numeri aggregati e percezione diffusa tra gli agricoltori sembra suggerire che il nodo non sia soltanto la quantità delle risorse, ma anche la loro accessibilità, la tempistica di erogazione, la capacità di intercettarle da parte delle aziende più piccole e il peso crescente dei costi di produzione e dei vincoli normativi.

In tal senso, per quanto l’audizione di Francesco Lollobrigida alla Camera restituisca l’immagine di un settore agricolo al centro delle politiche pubbliche, trainato da risorse in crescita, investimenti diffusi e obiettivi europei rispettati, in campo l’entusiasmo non può dirsi analogo e, anzi, viene il dubbio che a questi risultati aggregati non corrisponda ancora un impatto altrettanto diffuso e percepibile nella quotidianità delle aziende agricole.

 

Ilaria De Marinis
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