Agricoltura ucraina, il peso silenzioso della guerra

Dal 37° Forum di Medicina Vegetale, con la professoressa Voytsekhovska, il racconto di un’agricoltura strategica ferita nel suolo e nelle filiere, ma ancora capace di guardare al futuro attraverso innovazione, alleanze e cooperazione internazionale

da Ilaria De Marinis
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Sono passati tre anni dall’inizio della guerra in Ucraina. Tre anni in cui il conflitto ha progressivamente eroso non solo città, infrastrutture e vite, ma anche ciò che sta sotto, più in basso e più lontano dai riflettori: la terra. L’agricoltura ucraina oggi paga un prezzo altissimo fatto di campi lasciati indietro, aziende agricole che non riescono più a operare, filiere spezzate senza alternative immediate.

È questo lo sfondo su cui si è innestato l’intervento ascoltato a Bari, ieri, in occasione del 37° Forum di Medicina Vegetale. Un contesto tecnico, specialistico, in cui la guerra è entrata non come tema politico, ma come fattore concreto che condiziona la possibilità stessa di fare agricoltura. A raccontarlo è stata la professoressa Viktoriya Voytsekhovska, associata dell’Università di Leopoli, riportando l’attenzione su un Paese che, pur disponendo di uno dei suoli più fertili d’Europa – il chernozem, il suolo nero – oggi vede quel patrimonio messo a dura prova.

Perché alle difficoltà che accomunano molte agricolture europee – cambiamento climatico, scarsità di risorse, fragilità delle piccole e medie aziende – in Ucraina si somma l’effetto diretto del conflitto. Interi territori devastati, improvvisamente non coltivabili, che non si recuperano in una stagione, ma richiedono tempo, investimenti e un lungo lavoro di risanamento.

L’agricoltura ucraina e il legame con l’Italia

Dopo il suo intervento, abbiamo incontrato la professoressa Voytsekhovska e il primo messaggio che ha voluto trasmettere è stato proprio questo: la vicinanza umana e professionale tra due mondi agricoli che, pur in condizioni molto diverse, condividono le stesse fragilità strutturali.

In occasione di questo splendido appuntamento, volevo riportare un po’ questo affetto umano, questo collegamento tra Ucraina e Italia, due paesi per i quali l’agricoltura svolge un ruolo di primo piano”. “L’Ucraina – ha spiegato – può contare su una delle risorse pedologiche più straordinarie al mondo: il suolo nero fertile – il celebre chernozem, considerato tra i migliori in assoluto, non solo in Europa. Eppure, proprio questo patrimonio oggi è sotto attacco.

Un settore in difficoltà, con una ferita in più

Le difficoltà che colpiscono l’agricoltura ucraina, spiega Voytsekhovska, sono in parte le stesse che affrontano anche le aziende agricole italiane, soprattutto le piccole e medie: cambiamento climatico, scarsità di fondi a sostegno del settore, incertezza economica. Ma in Ucraina a tutto questo si aggiunge una variabile devastante.

Ci sono interi territori che non sono più coltivabili. Serviranno anni, non mesi, per ritornarci e servirà un piano di risanamento, perché nel suolo ci sono le mine e il rischio per i lavoratori è elevato. E in più non dobbiamo dimenticare che c’è ancora una guerra in corso”.

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Residui di guerra in un campo coltivato in Ucraina. Mine e ordigni inesplosi rappresentano uno dei principali ostacoli alla ripresa dell’attività agricola.
Fonte: Ministero delle Politiche Agrarie e Alimentari dell’Ucraina

Dai grandi aiuti internazionali al volontariato 

Come raccontato, nei primi mesi del conflitto, il sostegno internazionale è stato importante. “All’inizio abbiamo potuto contare su più aiuti, soprattutto da parte di FAO e USAID”, spiega la professoressa. Oggi però quel flusso si è ridotto sensibilmente. Al suo posto, sta emergendo un fenomeno altrettanto forte, anche se meno strutturato: il volontariato.

La gente contribuisce in tanti modi, anche se l’attenzione per il nostro Paese, complici politici e nuove emergenze, si sta gradualmente affievolendo”.  

Parallelamente, l’Ucraina continua a muoversi sul piano dei progetti europei e internazionali. “Siamo coinvolti in diversi progetti dell’Unione Europea”, racconta Voytsekhovska, citando il progetto RICE e l’Ukraine Facility, strumenti che non riguardano solo l’agricoltura, ma che hanno avuto ricadute anche sul settore primario.

Interessante anche il ruolo di Paesi come il Giappone, che, pur non potendo fornire supporto militare, hanno scelto di investire direttamente in ambito agricolo e tecnologico, con piccoli, ma significativi interventi mirati.

Tecnologia, IoT e agricoltura 4.0: la chiave per il futuro

Guardando ai prossimi anni, la speranza della professoressa Voytsekhovska parte da un presupposto imprescindibile: “Arrivare a un cessate il fuoco”. Solo dopo sarà possibile avviare un vero e proprio piano di risanamento dei territori e di rilancio strutturale dell’agricoltura.

Ma il futuro non è immaginato come un semplice ritorno al passato. Al contrario, il cuore della strategia è l’innovazione. “Vogliamo sviluppare sempre di più le tecnologie IoT e l’agricoltura 4.0”. Un orientamento chiaro, sostenuto anche da un progetto governativo emblematicamente chiamato Win Win, che vede nella tecnologia uno strumento per “vincere” la guerra sul piano economico e produttivo.

Verso il 2030: resilienza, innovazione e cooperazione

L’obiettivo dichiarato è ambizioso: “Entro il 2030 vogliamo diventare un focal point dell’innovazione”. Un traguardo che poggia su una base solida, perché il settore tecnologico ucraino, come ribadito anche nel suo intervento durante il Forum, è già oggi molto sviluppato. Startup, aziende ICT, competenze che operano sia all’interno del Paese sia a livello internazionale.

Resilienza e innovazione vanno però di pari passo con un altro elemento chiave: la collaborazione. “Abbiamo bisogno del sostegno di altri Paesi, non solo in termini di tecnologie, ma anche di condivisione delle conoscenze e delle buone pratiche agronomiche”. “Perché ogni anno di guerra – conclude la professoressa – ci porta indietro in ogni settore. Ed è proprio per questo che l’agricoltura ucraina non chiede solo aiuti, ma alleanze, visione e un futuro costruito insieme”.

Un messaggio che, partendo da Bari, va ben oltre i confini del Forum e dell’attualità contingente. Perché l’agricoltura ucraina, oggi ferita ma non spezzata, è uno specchio che interroga tutta l’Europa: sulla fragilità dei sistemi produttivi, sul valore strategico del suolo, sulla necessità di pensare il futuro non come semplice ricostruzione, ma come evoluzione. In questo senso, la guerra non ha cancellato il ruolo agricolo dell’Ucraina, lo ha reso ancora più evidente. E ha ricordato che la resilienza non nasce solo dalla tecnologia o dai finanziamenti, ma dalla capacità di fare rete, condividere competenze e costruire alleanze durature. Perché, come riecheggiato nelle parole dell’esperta, il futuro dell’agricoltura europea non si giocherà in solitudine, ma nella consapevolezza che i campi, anche quando sembrano lontani, sono parte dello stesso terreno comune.

 

Ilaria De Marinis
©fruitjournal.com

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