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La Xylella fastidiosa ha raggiunto anche il Gargano, colpendo l’ultima provincia pugliese finora rimasta indenne. Il batterio che nell’ultimo decennio ha cambiato il volto dell’olivicoltura regionale, partendo dal Salento e risalendo lentamente verso nord, è stato individuato per la prima volta nel Foggiano, nell’agro di Cagnano Varano.
A darne notizia è Coldiretti Puglia, che ha segnalato la presenza di 47 ulivi infetti, confermando un avanzamento che molti temevano ma che fino a oggi era riuscito a essere evitato. Con questa nuova segnalazione, la Puglia chiude idealmente la mappa della diffusione del batterio lungo la dorsale adriatica, segnando un nuovo punto di attenzione per l’intero comparto olivicolo regionale.
Il caso di Cagnano Varano richiama infatti l’urgenza di rafforzare il monitoraggio e le misure di prevenzione, soprattutto in un’area che per anni ha costituito una delle principali barriere naturali alla risalita del patogeno. Una sfida che ora coinvolge anche il nord della Puglia, chiamato a proteggere con ancora maggiore attenzione il proprio patrimonio olivicolo.
Il focolaio di Cagnano Varano e le misure di contenimento
Alla luce della scoperta, l’Osservatorio fitosanitario della Regione Puglia ha immediatamente disposto una sorveglianza rafforzata attorno al focolaio individuato nell’agro di Cagnano Varano. L’attività interessa un’area di circa 400 metri di raggio e prevede verifiche puntuali per accertare la presenza di eventuali altre piante infette, attraverso rilievi visivi e campionamenti mirati. Parallelamente, il Cnr di Bari sta procedendo alla caratterizzazione del ceppo batterico rinvenuto nel territorio di Cagnano Varano. Questo sarà fondamentale per ricostruire la provenienza del focolaio e orientare in modo più preciso i prossimi interventi di contenimento, dalle delimitazioni delle aree di sorveglianza all’intensificazione dei controlli nelle zone limitrofe.
Secondo Coldiretti Puglia, il caso di Cagnano Varano conferma quanto sia ancora decisivo investire nella prevenzione, adottando un approccio integrato che unisca pratiche agronomiche e fitosanitarie. Poiché non esiste una cura efficace contro la batteriosi, la strategia di difesa resta fondata sulla riduzione della velocità di avanzamento dell’infezione, attraverso una combinazione di interventi: lavorazioni meccaniche del terreno per contrastare le forme giovanili della sputacchina, trattamenti fitosanitari mirati sugli adulti e campionamenti sistematici per individuare tempestivamente nuovi focolai.
Un ruolo chiave spetta anche ai comuni e agli enti pubblici territoriali – dai Consorzi di bonifica all’Anas fino al Demanio – chiamati a garantire la pulizia dei terreni incolti, dei bordi stradali e delle aree pubbliche abbandonate, spesso ricettacolo delle forme giovanili del vettore. La collaborazione tra enti locali, produttori e tecnici è, secondo l’associazione, la sola strada per contenere l’avanzata del batterio e difendere un comparto che continua a rappresentare una parte fondamentale dell’identità agricola pugliese, precisa Coldiretti Puglia.

Dal Salento al Gargano: la lunga marcia della Xylella fastidiosa in Puglia
La presenza del batterio nel Gargano chiude un cerchio che da anni sembrava destinato a completarsi, più per inerzia che per sorpresa. Da tempo, infatti, le previsioni e gli alert tecnici indicavano la possibilità che il batterio potesse raggiungere anche le aree più settentrionali della Puglia, spinto da dinamiche di diffusione che – pur rallentate dai sistemi di controllo – non si sono mai arrestate del tutto. Oggi, con il focolaio individuato nell’agro di Cagnano Varano, si può dire che il batterio abbia attraversato l’intera Puglia, dal capo di Leuca fino al cuore del Gargano. Una traiettoria lunga oltre quattrocento chilometri, percorsa in poco più di un decennio, che racconta la perseveranza biologica del patogeno e, al tempo stesso, la difficoltà di contenerne l’avanzata in modo definitivo.
Un ulteriore elemento di riflessione è rappresentato dal numero di 47 piante infette rilevate nel nuovo focolaio: una quantità che lascia ipotizzare un’infezione in corso già da diversi mesi, se non anni, rimasta inosservata fino al momento in cui la diffusione non è divenuta evidente. Più che un improvviso colpo di scena, dunque, la scoperta nel Foggiano appare come l’esito di un processo lento e silenzioso, reso difficile da intercettare in un territorio vasto e morfologicamente complesso.
In questo senso, il caso di Cagnano Varano non rappresenta una resa, ma piuttosto un punto di consapevolezza: la conferma che la lotta alla Xylella richiede una vigilanza continua, capillare e condivisa, capace di anticipare il batterio prima che diventi visibile.
Solo una strategia corale, che unisca competenze tecniche, attenzione territoriale e partecipazione attiva degli agricoltori, potrà davvero contenere l’avanzata di un patogeno che, da oltre un decennio, mette alla prova la resilienza dell’olivicoltura pugliese.
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Donato Liberto
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