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Non è una sorpresa che, quando si parla di Igp, il primo elemento a emergere sia il legame profondo e indissolubile con il territorio. Questo principio fondante trova la sua ragion d’essere in una verità semplice ma potente: la richiesta di registrazione nasce dall’eccellenza dimostrata del frutto, una qualità che scaturisce direttamente dai fattori naturali della zona di produzione. Ovviamente, lo stesso principio vale per la Pera Mantovana Igp: dolce, croccante e custode autentica del vincolo con la sua terra. Un patrimonio di biodiversità che si esprime in otto cultivar d’élite – Abate Fetel, Conference, Decana del Comizio, Kaiser, Max Red Bartlett, William, Carmen e Santa Maria – ognuna con una personalità distinta, ma accomunate da un’unica, prestigiosa culla: i 27 comuni della provincia di Mantova.
Qui, tra i fertili suoli dell’Oltrepò, queste varietà trovano le condizioni ideali per esprimere al meglio le proprie caratteristiche. È proprio questa sinergia tra frutto, ambiente e sapiente lavoro dell’uomo a essere sancita dal marchio di Indicazione Geografica Protetta: una garanzia di disciplinare rigoroso e di origine certificata.
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Pera Mantovana IGP: dal brolo signorile al decollo commerciale
In queste zone la coltivazione del pero affonda le radici in un passato lontano. Documenti storici attestano che già nel Quattrocento gli agricoltori della zona coltivavano con cura questo frutto, allora riservato soprattutto ai “broli” delle corti signorili. Un inventario del 1475, relativo a una tenuta di San Giacomo delle Segnate, cita i peri al primo posto, distinguendone addirittura due varietà: un segno inequivocabile del loro valore. Per secoli rimase un frutto prezioso, relegato per lo più nei giardini delle corti signorili. Ma è nel Novecento che il pero conobbe il vero slancio, grazie al miglioramento delle infrastrutture di mercato, trasporto e conservazione. La coltura del pero uscì così dai confini delle corti per diventare una risorsa economica fondamentale, coniugando risultati quantitativi e qualitativi di assoluto rilievo. Un’imprenditorialità agricola che ha ricevuto il suo sigillo di qualità più prestigioso nel 1998, anno in cui la Pera Mantovana ha ottenuto dall’Unione Europea il riconoscimento di Indicazione Geografica Protetta (IGP).
Il metodo di produzione della Pera Mantovana
La coltivazione della Pera Mantovana segue regole precise che garantiscono standard qualitativi elevati. Tutto parte dal terreno: i più idonei sono quelli a tessitura media, anche se in alcune zone il suolo può presentare caratteristiche più fini o più grossolane, fattori che incidono direttamente sulle scelte irrigue e agronomiche. A queste condizioni naturali si affiancano tecniche colturali consolidate. Gli impianti possono raggiungere densità fino a 6.000 piante per ettaro, adottando forme di allevamento differenti in base alle necessità: dal tradizionale vaso emiliano alle soluzioni “a parete” come palmetta, fusetto e asse colonnare. Tra le pratiche obbligatorie figura almeno una potatura invernale, mentre la difesa fitosanitaria deve rispettare i principi della lotta integrata o biologica.
Il disciplinare pone limiti chiari anche alla resa: la produzione massima consentita è di 550 quintali per ettaro, un tetto pensato per garantire la qualità senza cedere alla quantità. Una volta raccolti, i frutti destinati alla commercializzazione con il marchio Igp vengono conservati in celle frigorifere. Per le varietà più pregiate – William, Max Red Bartlett, Abate Fetel, Conference, Decana del Comizio e Kaiser – è prevista la possibilità della conservazione in atmosfera controllata, così da mantenerne intatta la freschezza fino alla primavera.
Un sistema produttivo rigoroso, quindi, che accompagna la Pera Mantovana Igp dalla terra allo stoccaggio, tutelandone l’autenticità e assicurandone l’eccellenza sul mercato.

Caratteristiche delle cultivar
Al momento dell’immissione al consumo, la Pera Mantovana deve rispondere a requisiti ben precisi che ne attestano la qualità e l’autenticità. Ogni cultivar ammessa porta con sé caratteristiche distintive, che la rendono unica pur nel rispetto di standard comuni. Partiamo dall’Abate Fetel, pera dalla tipica forma calebassiforme allungata, si presenta con una buccia verde chiaro-giallastra e leggere rugginosità intorno al peduncolo e alla cavità calicina; il calibro minimo è di 60 millimetri, con un tenore zuccherino non inferiore a 11 gradi Brix e una durezza massima di 5,5 kg/0,5 cm². La Conference, invece, mostra una buccia verde giallastro con rugginosità diffusa nella parte basale del frutto, una forma piriforme spesso regolare e gli stessi parametri di calibro, zuccheri e consistenza dell’Abate.
La Decana del Comizio si distingue per la buccia liscia, verde chiaro-giallastra spesso velata di rosa e con leggere rugginosità sparse, una forma turbinata e un calibro più generoso, con diametro minimo di 70 millimetri; qui il contenuto zuccherino non scende sotto gli 11 gradi Brix, mentre la durezza massima è leggermente inferiore, pari a 4,5 kg/0,5 cm². La Kaiser, al contrario, è inconfondibile per la buccia ruvida e interamente rugginosa, la forma calebassiforme-piriforme e la consistenza più elevata, fino a 6,0 kg/0,5 cm², sempre con calibro minimo di 60 millimetri e tenore zuccherino di almeno 11 gradi Brix.
Le William e Max Red Bartlett, note per la buccia liscia di fondo giallo ravvivata da sfumature rosate o rosso vivo, talvolta striate, hanno forma variabile tra il piriforme e il cidoniforme breve, calibro minimo di 60 millimetri, zuccheri non inferiori a 11 gradi Brix e la maggiore consistenza del gruppo, fino a 7,0 kg/0,5 cm². La Santa Maria, con buccia liscia verde-gialla e forma piriforme o tronca, mantiene parametri di calibro e zuccheri analoghi, con una durezza massima di 6,0 kg/0,5 cm².
Chiude la rassegna la Carmen, caratterizzata da una buccia verde con delicate sfumature rosate, una forma calebassiforme leggermente allungata e le stesse soglie di calibro (60 millimetri), zuccheri (11 gradi Brix) e consistenza (6,0 kg/0,5 cm²) richieste alle altre cultivar.
Un modello di filiera tra qualità e resilienza
La Pera Mantovana IGP rappresenta oggi un modello di filiera certificata, in cui disciplinare produttivo e controlli rigorosi assicurano uno standard qualitativo costante. Una garanzia non scontata, soprattutto se si considera la situazione critica che attraversa il comparto pericolo, chiamato anche quest’anno a confrontarsi con una stagione non del tutto favorevole.
E in questo scenario di incertezze, la Pera Mantovana continua a distinguersi per la forza della sua identità. Un punto di ripartenza? Forse sì, considerando che questa pera è riconosciuta come un punto di riferimento per il comparto, capace di offrire al consumatore garanzie di qualità e al produttore uno strumento concreto di valorizzazione in un mercato sempre più competitivo.
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Federica Del Vecchio
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