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Tra le varietà più pregiate e rappresentative della pericoltura italiana spicca senza dubbio la pera Abate Fetel. Da decenni presente sui mercati, questa cultivar si distingue per le sue straordinarie proprietà organolettiche, che l’hanno consacrata come la varietà di pera più coltivata in Italia.
Il ruolo centrale nel panorama produttivo italiano non è però bastato a tener saldo il successo di questa coltura. Come testimoniato dai dati del CSO Italy, negli ultimi anni, infatti, si è assistito a un calo significativo nella produzione di pere, con una flessione allarmante di 30mila ettari in termini di superfici coltivate nell’ultimo decennio, e un volume produttivo sceso da 750 a 500mila tonnellate in tutto il nostro Paese negli ultimi cinque anni. A incidere, una serie di fattori, tra cui eventi climatici avversi, attacchi parassitari e costi produttivi in aumento, che hanno messo a dura prova l’intero comparto. Ma perché è importante parlarne?
L’Italia, nel tempo, si è affermata come il principale produttore mondiale di pere Abate Fetel, con l’Emilia-Romagna cuore pulsante di questa produzione. Salvaguardare questa eccellenza non significa solo tutelare un simbolo della nostra agricoltura, ma anche preservare un patrimonio economico e culturale di rilievo internazionale.
Pera Abate Fetel, una storia di rivalutazione e successo
Per comprendere a pieno l’importanza della pera Abate Fetel, è necessario fare un passo indietro nella storia. Questa cultivar deve il suo nome all’abate Fetel, un monaco botanico francese che nel 1866 la selezionò per la prima volta. Inizialmente considerata poco adatta al consumo fresco, questa varietà di pera veniva destinata alle distillerie francesi per la produzione di liquori. Il suo potenziale venne riscoperto all’inizio del Novecento dai coltivatori ferraresi, che ne rivalutarono la coltivazione individuando terreni più adatti alla sua produzione. Fu grazie a loro che la pera Abate Fetel divenne la varietà più consumata in Europa, trasformandosi in un simbolo della frutticoltura di qualità.
Oggi, questa eccellenza è coltivata quasi esclusivamente in Emilia-Romagna, con epicentri produttivi nelle province di Ferrara, Modena e Bologna. A suggellare il legame indissolubile tra questa cultivar e il territorio è il prestigioso marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta), che testimonia l’eccellenza produttiva della Regione e consolida il ruolo della pera Abate Fetel come ambasciatrice del Made in Italy nel mondo.

Un frutto esigente e pregiato
La pera Abate Fetel non è solo apprezzata per il suo sapore, ma anche per le sue proprietà salutari. Rispetto ad altre varietà, è più ricca di zuccheri semplici, in particolare fruttosio, e contiene tannini, sali minerali, acido malico e citrico, una combinazione che conferisce proprietà antiossidanti e depurative. Matura nella prima metà di settembre, ma il suo consumo è ideale due settimane dopo la raccolta, quando raggiunge il massimo delle sue qualità organolettiche.
Nonostante sia una varietà di grande pregio, la sua coltivazione richiede un impegno straordinario. I pereti necessitano di terreni ben preparati, ricchi di sostanze organiche e non prediligendo quelli umidi e calcarei. Una corretta gestione della disponibilità idrica, l’installazione di reti anti-grandine e anti-insetto, e l’adozione di programmi di nutrizione e protezione altamente specializzati risultano essenziali per garantire la qualità del frutto. Altrettanto importante è poi la potatura, da eseguire preferibilmente durante il periodo di riposo vegetativo rimuovendo i piccoli getti laterali con l’obiettivo di raccogliere i frutti in eccesso per favorire la maturazione delle nuove pere. Non meno importante è infine la concimazione da effettuare due volte l’anno, una in autunno e una in primavera, per garantire la salute del terreno e il benessere delle piante.
Quali sono allora le cause della crisi della pera Abate Fetel?
Diversi sono stati i fattori che hanno influito nell’ultimo decennio, scatenando una tempesta sulla pericoltura emiliano-romagnola. L’aumento costante dei costi di produzione si è sommato a una serie di concause, portando molte aziende a lavorare regolarmente in perdita. A peggiorare ulteriormente la situazione, la minore disponibilità di principi attivi e prodotti a supporto della gestione agricola. Il rischio più concreto cui si va incontro è quello di perdere il primato produttivo, cedendo terreno a Paesi come il Belgio e Paesi Bassi, che proprio di recente hanno investito nell’espansione della coltivazione di pere Abate Fetel, minacciando così la leadership dell’Italia in questo comparto strategico.
Per sciogliere la matassa, il comparto guarda con speranza la ricerca scientifica. Diversi infatti sono gli attori, tra pubblico e privato, che stanno cercando di trovare soluzioni concrete alle problematiche del comparto. Solo un approccio multidisciplinare, che coinvolga istituzioni e reti di competenze specializzate, potrà fornire le soluzioni necessarie per rilanciare la pericoltura italiana e restituire, alla pera Abate in particolare, il prestigio in parte perduto.
Federica Del Vecchio
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