Agrumi: in Sicilia primo caso di Phytophthora inundata

Scoperto per la prima volta in Europa negli aranceti della Sicilia orientale, il fungo si aggiunge a patogeni radicali già noti, aprendo nuovi scenari per la difesa fitosanitaria e la gestione della salute del suolo

da Ilaria De Marinis

Un nuovo nome entra nella lista dei patogeni che minacciano gli agrumi: Phytophthora inundata. Per la prima volta in Europa questo microrganismo, finora associato ad altre colture e a suoli caratterizzati da ristagni idrici, è stato isolato sulle radici di piante di arancio nella Sicilia orientale. La scoperta è stata firmata da un gruppo di ricercatori dell’Università di Catania e pubblicata sulla rivista Plants. Non si tratta di una segnalazione marginale, ma di un risultato che porta dentro gli aranceti mediterranei un attore nuovo, capace di interagire con patogeni già presenti e di complicarne la gestione.

La questione non è puramente tecnica. La filiera agrumicola in Sicilia rappresenta oltre il 60% della produzione agrumicola italiana, con un valore alla produzione che supera il miliardo di euro e un indotto che coinvolge migliaia di famiglie tra agricoltori, lavoratori stagionali e industrie di trasformazione. Le arance rosse dell’Isola, in particolare, hanno conquistato i mercati internazionali diventando simbolo del Made in Italy agroalimentare. In questo quadro, l’ingresso di un nuovo patogeno radicale non può passare in sordina: è un segnale che riguarda la stabilità economica e produttiva di un comparto già sotto pressione per l’instabilità dei mercati, le difficoltà logistiche e i cambiamenti climatici che aggravano il rischio di malattie legate al suolo.

La scoperta: un’anomalia negli impianti di agrumi siracusani

Tutto è iniziato in un agrumeto ventennale della provincia di Siracusa, dove piante di Tarocco Lempso innestate su Citrange Carrizo hanno iniziato a mostrare sintomi preoccupanti. Le foglie ingiallivano a partire dalle nervature principali, la defogliazione diventava evidente e le radici rivelavano marciumi diffusi. Un quadro classico da Phytophthora, un genere di oomiceti che da sempre attanaglia l’agrumicoltura mediterranea. Ma i ricercatori si sono trovati davanti a qualcosa di inedito: accanto al già noto Phytophthora nicotianae, il patogeno più aggressivo e temuto per i marciumi radicali, hanno isolato un secondo microrganismo dalle caratteristiche morfologiche particolari, con colonie a forma di petalo e sporangi non papillati.

Le analisi molecolari multilocus (ITS, β-tubulina e COI) non hanno lasciato dubbi: si trattava di Phytophthora inundata, specie finora osservata soprattutto in contesti forestali o su altre colture come olivo e pesco, quasi sempre in presenza di ristagni idrici. Le sequenze sono state depositate in GenBank, banca dati internazionale di sequenze genetiche, sancendo ufficialmente il primo ritrovamento europeo di questa specie in un aranceto. Una notizia che non rimane confinata nei circuiti specialistici, ma che entra di diritto nell’agenda delle questioni agronomiche mediterranee.

Il comportamento del patogeno: da comparsa a complice

Che P. inundata non fosse un attore di primo piano lo si sapeva già: da solo non ha mai mostrato una particolare aggressività sugli agrumi. E anche le prove di patogenicità condotte a Catania lo hanno confermato. Le piante inoculate esclusivamente con questo patogeno presentavano sintomi più lievi, molto meno gravi rispetto a quelle infettate con P. nicotianae. Ma la vera sorpresa è arrivata quando i due microrganismi sono stati messi insieme: la co-inoculazione ha determinato marciumi radicali nettamente più estesi, con una riduzione drastica delle radici fini, quelle che rappresentano la vera “porta di ingresso” dei nutrienti.

Questo risultato cambia prospettiva. P. inundata, pur non essendo un patogeno aggressivo, si rivela un complice in grado di peggiorare sensibilmente le condizioni delle piante già colpite da altri patogeni. È il concetto stesso di “malattia complessa” che prende forma: non un singolo responsabile, ma un insieme di fattori che, interagendo, amplificano i danni. Un paradigma che mette in crisi l’idea tradizionale di difesa fitosanitaria basata sull’individuazione di un unico nemico da combattere.

agrumi fungo

Sintomi di marciume radicale su giovani piante di agrumi, 40 giorni dopo il trapianto in terreno infestato da P. nicotianae (CR7B), Phytophthora inundata (CK4A) ed entrambe le specie di Phytophthora (CK4A+CR7B). Non sono stati osservati sintomi di marciume radicale nelle piante di controllo.

Un contesto favorevole

A rendere più preoccupante questa scoperta è il contesto in cui si colloca. La Sicilia, come gran parte del Mediterraneo, sta infatti vivendo una trasformazione climatica profonda: le piogge sono meno frequenti ma più violente, i terreni registrano sempre più episodi di ristagno idrico e le radici degli alberi soffrono condizioni di asfissia. Tutti elementi che concorrono a creare lo scenario ideale per lo sviluppo di un patogeno come P. inundata. Com’è noto, specie considerate marginali possono improvvisamente diventare rilevanti, non tanto per la loro forza individuale, quanto per la capacità di inserirsi in un sistema già stressato da altri fattori.

Le produzioni di agrumi, già minacciate da virus, insetti vettori e altri funghi, si trovano così a dover affrontare un nemico in più. E se la co-presenza con P. nicotianae o P. citrophthora dovesse diventare frequente, la gestione delle malattie radicali rischierebbe di trasformarsi in una partita ancora più complessa, con costi crescenti per i produttori e minori margini di intervento. In tal senso, non si tratta soltanto di aggiornare i protocolli di difesa, ma di ripensare l’approccio alla salute del suolo. Perché è lì, nelle interazioni invisibili tra microrganismi, che si gioca gran parte della partita.

 

Ilaria De Marinis
© fruitjournal.com

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