Popillia japonica: l’estate accende l’allerta al Nord

Con l'arrivo dell'estate, aumentano le segnalazioni di questa pericolosa specie aliena invasiva in diverse regioni del Nord Italia. A Lombardia e Piemonte, si aggiungono le segnalazioni del Trevigiano, in Veneto

da Donato Liberto
popillia japonica

Ogni estate, con l’aumento delle temperature, Popillia japonica – il cosiddetto scarabeo giapponese – torna a destare preoccupazione nei territori del Nord Italia, dove la sua popolazione, in costante crescita negli ultimi anni, ha reso necessarie misure di contenimento sempre più strutturate.

Proprio in questi giorni, infatti, il numero di esemplari adulti della specie invasiva ha raggiunto il picco massimo stagionale, dando il via alla fase di maggiore attività dell’insetto, che si manifesta con attacchi simultanei a colture ortofrutticole, piante ornamentali e vegetazione spontanea. La pressione è particolarmente elevata in Lombardia e Piemonte, regioni da tempo interessate dalla sua presenza, ma nuovi segnali di allerta provengono anche da aree finora considerate indenni, come il Veneto, dove alcuni ritrovamenti nel Trevigiano hanno attivato le prime misure di emergenza.

Popillia japonica: un fitofago polifago e distruttivo

Originario del Giappone – da cui il nome – e introdotto accidentalmente ormai da 11 anni in Italia, Popillia japonica è un coleottero caratterizzato da una spiccata polifagia e da una notevole capacità di adattamento a diversi ambienti. Il suo ciclo biologico si compie in un anno e prevede lo svernamento allo stadio di larva nel suolo, dove si nutre delle radici di numerose piante erbacee. Con l’innalzarsi delle temperature, le larve completano il loro sviluppo e sfarfallano, facendo comparire gli adulti dalla fine di maggio fino al termine della stagione estiva. È in questa fase che il coleottero manifesta la sua massima pericolosità.

Gli adulti si nutrono voracemente del lembo fogliare di oltre 300 specie vegetali, tra cui melo pesco, vite, susino, mais, soia, lampone, ma anche specie forestali e ornamentali che rendono il contenimento della diffusione molto più complicato. La loro alimentazione lascia tipiche erosioni scheletriformi sulle foglie, compromettendo lo sviluppo vegetativo e la produttività delle piante colpite. A rendere ancora più insidiosa la presenza di Popillia japonica è la sua tendenza a compiere attacchi massivi e simultanei, spesso concentrati su appezzamenti specifici, dove i danni possono raggiungere soglie critiche in tempi molto brevi. Senza un monitoraggio costante e misure di controllo adeguate, la presenza del fitofago può evolvere rapidamente in infestazioni estese, con ripercussioni economiche significative per il settore agricolo e paesaggistico. Per questo motivo, la gestione attiva della popolazione adulta e il contenimento delle larve nel suolo rappresentano oggi una priorità per i servizi fitosanitari delle regioni coinvolte.

popillia japonica (1)

Lombardia e Piemonte: contenere una popolazione in crescita

“Proprio tra Piemonte e Lombardia, nel Parco del Ticino, questa specie aliena invasiva è stata segnalata per la prima volta in Europa nel 2014 “- spiega Alessandro Beduschi, Assessore all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste della Lombardia. Da allora, la diffusione del coleottero nelle due regioni è stata inarrestabile, fino a interessare quasi tutte le province lombarde – con la sola eccezione di Mantova – e ampie aree del Piemonte sud-occidentale.

Per limitarne la diffusione, in Lombardia è stata predisposta una rete di controllo che comprende 20 siti di rilevamento distribuiti sul territorio, in particolare all’interno di parchi e giardini pubblici, dove sono stati installati 1.200 dispositivi attract & kill, ciascuno numerato e accompagnato da cartelli informativi che invitano a non manomettere né spostare le strutture.
Parallelamente, nelle aree agricole colpite, vengono attuate misure di contenimento mirate, con l’installazione di trappole supplementari e indicazioni operative rivolte alle aziende. In contesti aziendali, soprattutto in frutteti e vigneti, si raccomandano interventi integrati basati sul monitoraggio visivo, l’eventuale uso localizzato di reti antinsetto e, solo in presenza di infestazioni gravi, trattamenti insetticidi selettivi, da applicare nel rispetto delle indicazioni ufficiali e con attenzione alla tutela degli insetti utili.

Veneto: primi segnali di allerta nel Trevigiano

Dopo Lombardia e Piemonte, anche il Veneto si è trovato a fare i conti con la presenza di Popillia japonica, la cui comparsa sul territorio regionale ha destato immediata preoccupazione. Lo scorso 24 giugno, il Servizio Fitosanitario Regionale ha ricevuto una segnalazione da parte di un cittadino, che ha rilevato la presenza di alcuni esemplari adulti all’interno di un vigneto nel comune di Riese Pio X, in provincia di Treviso.

Trattandosi di una zona fino ad allora considerata indenne, la segnalazione ha fatto scattare sin da subito lo stato di allerta. In collaborazione con l’Università di Verona, le autorità fitosanitarie hanno avviato indagini sul campo e raccolto campioni per l’identificazione morfologica in laboratorio. Contestualmente, nell’area interessata sono state installate le prime trappole attract & kill, con l’obiettivo di contenere localmente la popolazione adulta e limitare il rischio di diffusione. Nel frattempo, tecnici e agricoltori hanno ricevuto l’invito a mantenere alta la vigilanza e a segnalare tempestivamente eventuali presenze sospette, per consentire interventi rapidi e mirati. L’obiettivo è evitare l’avvio di un processo analogo a quello della cimice asiatica, che negli anni passati e ancora oggi causa gravi danni in numerose aree produttive del Nord Italia.

Monitoraggio costante per evitare nuove infestazioni

Insomma, a più di un decennio dalla sua prima comparsa in Italia, Popillia japonica continua a rappresentare una minaccia concreta per le colture vegetali agrarie e non. La presenza ormai consolidata del parassita in Piemonte e Lombardia ha permesso negli anni di affinare strategie di contenimento basate su monitoraggi sistematici e interventi mirati, ma la recente segnalazione in Veneto conferma che il rischio di espansione è tutt’altro che superato.

La gestione del coleottero richiede quindi oggi una risposta coordinata, che unisca il lavoro degli enti fitosanitari, il contributo della ricerca e la collaborazione attiva di agricoltori e cittadini. Solo attraverso un monitoraggio attento e tempestivo sarà possibile evitare che nuovi focolai sfuggano al controllo, compromettendo colture e territori finora risparmiati.

 

Donato Liberto
© fruitjournal.com

 

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