La vespa velutina: identikit e impatto di una nuova minaccia

Secondo l’ultimo report dell’EPPO, la specie invasiva si sta espandendo in Europa a un ritmo ormai fuori controllo, minacciando biodiversità e produzione agricola

da Federica Del Vecchio
Vespa velutina

La Vespa velutina, nota anche come calabrone asiatico, è ufficialmente sotto osservazione rafforzata: è quanto emerge dalla nuova segnalazione EPPO, l’Organizzazione europea per la protezione delle piante. Il report, relativo a maggio 2025, certifica che la specie invasiva si sta espandendo in Europa a un ritmo ormai fuori controllo. La sottospecie nigrithorax, originaria del sud-est asiatico, era arrivata in Francia quasi in sordina nei primi anni Duemila, probabilmente nascosta tra piante ornamentali come i bonsai. Ma da allora non si è più fermata: dalla regione dell’Aquitania ha attraversato confini, colonizzato aree urbane e agricole, e oggi rappresenta una minaccia concreta per la biodiversità, la produzione agricola e l’apicoltura europea. Di qui l’invito della EPPO agli Stati membri a rafforzare il monitoraggio, soprattutto nei territori dove il calabrone – non ancora presente – potrebbe arrivare molto presto.

Morfologia e identificazione

La vespa velutina, o calabrone asiatico, è un imenottero appartenente alla famiglia Vespidae, sottofamiglia Vespinae, genere Vespa. Si distingue facilmente dalla congenere europea, Vespa crabro, per una serie di caratteristiche morfologiche distintive. Il torace è completamente nero, da cui il nome della sottospecie nigrithorax, mentre l’addome presenta una banda gialla ben visibile sul quarto segmento tergale. Le zampe sono brunastre con estremità gialle, un dettaglio utile in fase di riconoscimento sul campo.

Le dimensioni oscillano tra i 17-25 mm per le operaie e i 30 mm per le regine. Nonostante non sia particolarmente aggressiva verso l’uomo, la sua pericolosità risiede nelle conseguenze ecologiche della sua presenza: è un predatore specializzato di api, in particolare Apis mellifera, e agisce come una falce nei pressi degli alveari.

L’invasione silenziosa: ecologia e ciclo biologico

Il ciclo biologico della Vespa velutina segue una dinamica stagionale ben definita: la fondatrice (regina) emerge dalla diapausa primaverile e inizia la costruzione del nido primario, solitamente in ambienti riparati come tettoie o garage. La popolazione esplode durante l’estate, quando il nido secondario viene edificato ad altezze elevate (spesso sugli alberi), raggiungendo dimensioni considerevoli (fino a 80 cm di diametro) e contenendo fino a 10mila individui.

Particolarmente allarmante è la capacità predatoria della specie: gli esemplari pattugliano il fronte degli alveari, decapitando letteralmente le api bottinatrici per nutrire le larve del proprio nido. Questa pressione predatoria, unita alla scarsissima difesa naturale delle api europee, ha già provocato crolli demografici di interi apiari in Francia, Spagna e Italia.

La vespa velutina in Italia 

Nel nostro Paese, la Vespa velutina è stata avvistata per la prima volta nel Ponente Ligure nel 2012, precisamente in provincia di La Spezia, a seguito della sua naturale espansione dalla Francia. Da allora, ha continuato a colonizzare nuove aree con una progressione preoccupante, favorita da condizioni climatiche miti, urbanizzazione diffusa e assenza di predatori naturali. Le regioni più colpite attualmente includono Liguria, Piemonte, Toscana, Emilia-Romagna e Lombardia occidentale.

Nel 2023, la Rete Nazionale per il Monitoraggio della Vespa velutina, coordinata dal CREA (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura), ha segnalato l’aumento di nidi in ambienti urbani e periurbani, costringendo i Comuni ad adottare piani di contenimento localizzati. Le difficoltà operative non mancano: la rimozione dei nidi è costosa, rischiosa e spesso inefficace nel lungo termine, soprattutto se non accompagnata da una strategia di prevenzione coordinata a livello regionale.

la vespa velutina

Adulto che si nutre di uva (Buazo, Boimorto, A Coruña, Spagna) Fonte: Dorina Pitorac

Impatto ecologico ed economico

Oltre all’impatto diretto sugli alveari, la Vespa velutina rappresenta un fattore di squilibrio ecosistemico. Il suo arrivo modifica le reti trofiche locali: le api, sotto stress, riducono la raccolta di nettare, compromettendo la funzione impollinatrice e influenzando la produzione agricola. Secondo studi francesi, la perdita economica per apicoltore può superare i 1000 euro annui, senza contare le ricadute sull’intera filiera agroalimentare.

A livello ecologico, il predatore asiatico contribuisce alla riduzione della biodiversità entomologica, esercitando una competizione attiva con altre specie di vespidi autoctoni per le risorse trofiche e per i siti di nidificazione.

La vespa velutina come minaccia indiretta alle colture

Come accennato, per quanto concerne le possibili conseguenze sulla produzione agricola, l’impatto della Vespa velutina è indiretto ma strutturale, e si manifesta attraverso la compromissione dell’attività impollinatrice delle api mellifere (Apis mellifera), fondamentali per la fertilità di molte colture. Il predatore esercita una pressione costante davanti agli alveari, inducendo nelle api comportamenti di difesa e una drastica riduzione delle attività di bottinamento, con cali di raccolta fino al 70% in aree ad alta infestazione. Le conseguenze si riversano sulle produzioni di piante entomofile come frutteti (melo, pero, ciliegio), ortaggi (zucchino, pomodoro, melone) e colture industriali (girasole, colza), con riduzioni rese fino al 30%, secondo stime effettuate in Francia e Liguria. La diminuzione dell’impollinazione, inoltre, non è compensabile nel breve periodo né da altri insetti né da tecniche agronomiche, rendendo la Vespa velutina un fattore critico per la sostenibilità agroecologica e la sicurezza alimentare nelle zone colpite.

Strategie di controllo: tra trappole e biocontrollo

Le misure di contenimento attualmente adottate si articolano su tre fronti: monitoraggio, distruzione dei nidi e trappolaggio selettivo. Il monitoraggio si basa sull’impiego di trappole a feromone o attrattivi alimentari (spesso miscele di birra e succo), capaci di catturare regine e operaie. Tuttavia, l’efficacia è limitata e il rischio di cattura di specie non target è elevato.

Più promettenti, almeno teoricamente, sono le tecniche di controllo biologico. Alcune ricerche italiane e francesi stanno testando l’introduzione controllata di patogeni specifici o parassitoidi (come il nematode Sphaerularia vespae). Altre soluzioni futuristiche includono il rilascio di maschi sterili o l’uso di intelligenza artificiale per il rilevamento dei nidi tramite droni.

Convivenza forzata o lotta mirata? Il futuro della vespa velutina in Europa

L’Europa si trova oggi a un bivio: contenere o convivere. La Vespa velutina non è un fenomeno passeggero, ma una nuova componente del nostro paesaggio entomologico, destinata a perdurare nel tempo. Senza un coordinamento transnazionale, le strategie locali rischiano di essere una toppa su una falla in espansione.

Serve una risposta sistemica, che unisca ricerca, politiche agricole, educazione ambientale e strumenti legislativi europei. Solo con una visione integrata sarà davvero possibile arginare l’effetto domino innescato da questo minuscolo, inquietante predatore venuto da lontano.

 

Ilaria De Marinis
© fruitjournal.com

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