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Con l’arrivo di maggio prende il via il volo degli adulti di Zeuzera pyrina, meglio conosciuta come rodilegno giallo o falena leopardina. Si tratta di un lepidottero xilofago appartenente alla famiglia dei Cossidi, diffuso in tutta Italia e noto per la sua capacità di colpire un gran numero di specie legnose, sia da frutto che ornamentali. Le sue larve, infatti, attaccano alberi come melo, pero, melograno, olivo e varie drupacee tra cui susino e ciliegio. Oltre a questo, a destare preoccupazione è soprattutto l’impatto che ha sulle colture, causando danni che possono variare sensibilmente in base all’età della pianta. Nei giovani impianti, infatti, anche un solo esemplare può essere letale, compromettendo irrimediabilmente lo sviluppo della struttura arborea. Nelle piante adulte, invece, l’infestazione si manifesta con il disseccamento progressivo dei rami, che diventano più fragili e vulnerabili al vento, agli agenti atmosferici e ad altri patogeni.
Ma chi è questo insetto e, soprattutto, quali strumenti abbiamo oggi per contrastarlo efficacemente?
Dalla larva alla falena: il ciclo biologico di Zeuzera pyrina
A rendere complessa la gestione della Zeuzera pyrina è il suo ciclo biologico variabile, che può estendersi da uno a due anni, condizionato da fattori climatici e ambientali. Questo lepidottero trascorre l’inverno allo stadio larvale, nascosto nelle gallerie scavate all’interno del legno durante la stagione precedente. Il suo risveglio avviene con lo sfarfallamento degli adulti, un processo che ha inizio generalmente nel mese di maggio, ma che nei cicli biennali può slittare fino alla fine dell’estate, tra agosto e settembre. I primi a farsi vedere sono i maschi, abili volatori, seguiti dalle femmine. Dopo l’accoppiamento, queste ultime depongono fino a un centinaio di uova, in genere raccolte in piccoli gruppi e nascoste tra gli anfratti della corteccia. La fase adulta – breve, ma importante – dura circa dieci giorni: in questo lasso di tempo, gli adulti non si nutrono, concentrando tutta la loro energia nella riproduzione. A distanza di pochi giorni dalla deposizione, le giovani larve fuoriescono dalle uova e iniziano a migrare verso le parti inferiori della pianta. Nelle prime fasi si mantengono all’esterno, avvolte in un sottile bozzolo sericeo, per poi penetrare nel legno durante le ore più fresche del giorno – all’alba o al crepuscolo – raggiungendo i tessuti più duri dove scavano profonde gallerie. Qui crescono silenziosamente, fino a completare lo sviluppo.Â
Come riconoscerle? Semplice, il profilo della Zeuzera pyrina è distintivo. La falena adulta ha un’apertura alare di 40-50 millimetri. Le femmine, più grandi dei maschi, si riconoscono anche per le antenne filiformi a differenza di quelle bipettinate dei maschi. Le ali, bianche e sottili, sono ornate da inconfondibili macchie blu scuro, mentre il torace, anch’esso candido e ricoperto da una densa peluria, conferisce all’insetto un aspetto vellutato. L’addome, scuro e allungato, completa l’elegante, ma ingannevole mimetismo della specie.
Sono però le larve quelle a cui prestare più attenzione in quanto rappresentano il vero pericolo per le colture. Queste piccole creature, che possono raggiungere i 5-6 centimetri di lunghezza, presentano un corpo giallo acceso, punteggiato da piccoli punti neri, e una testa nera brillante dotata di un potente apparato masticatore. Le uova, inizialmente gialle, virano verso l’arancione man mano che maturano, e misurano circa un millimetro. La trasformazione si chiude con la formazione della crisalide, di colore grigiastro.
Un ciclo tanto affascinante quanto insidioso, che si consuma nel silenzio del legno, lasciando però tracce ben visibili e dannose. Quali?Â

Larva di Zeuzera pyrina Fonte: Jean-Paul Grandjean, Office National des Forêts
Sintomi dell’infestazione: come riconoscerli
Come abbiamo visto, a infliggere i danni più gravi alle colture non sono gli adulti, bensì le larve di Zeuzera pyrina. Scavando lunghe gallerie a partire dai rami giovani fino a raggiungere le branche principali, le larve compromettono la vitalità della pianta dall’interno, spesso in modo irreversibile.
I primi segnali visibili dell’infestazione sono il disseccamento dei germogli e delle foglie, seguito dalla rottura dei rami, indeboliti dall’attività trofica delle larve. A livello visivo, è possibile osservare fori di entrata e uscita, colature di linfa, rosura e segatura accompagnati da escrementi, tutti segni inequivocabili della presenza del parassita. La perdita produttiva è spesso ingente, ma il danno più grave si manifesta sulla struttura stessa della pianta: il legno asportato rende l’albero fragile e vulnerabile non solo al vento, ma anche ad altri patogeni. Le aperture create dalle larve diventano infatti varchi ideali per l’ingresso di ulteriori insetti e agenti patogeni, che possono dar luogo a infezioni miste e, nei casi più gravi, portare alla morte della pianta. Un danno che, oltre al raccolto, mette a rischio la sopravvivenza dell’intero impianto.
Strategie di difesa tra prevenzione, tecnologie innovative e lotta diretta
Fortunatamente, negli ultimi anni, grazie all’adozione di approcci sempre più mirati e sostenibili, la gestione della difesa si è notevolmente affinata. Oggi infatti si adottano strategie integrate che combinano prevenzione, monitoraggio e interventi mirati, calibrati in base alla gravità dell’infestazione e alla tipologia di coltura coinvolta. Uno degli strumenti più efficaci e diffusi è rappresentato dalle trappole sessuali a feromoni, utilizzabili anche in agricoltura biologica: se installate con tempismo, consentono non solo un’azione diretta di contenimento, ma anche il monitoraggio dei voli degli adulti per stabilire il momento ideale in cui effettuare eventuali trattamenti. In ambienti particolarmente esposti, si può attuare la cattura massale, aumentando la densità delle trappole (fino a 20 per ettaro) per abbattere significativamente la popolazione maschile e sterilizzare progressivamente quella complessiva. A queste misure si affiancano interventi agronomici basilari, ma indispensabili come la rimozione dei germogli infestati, che aiuta a contenere la diffusione delle larve nelle prime fasi. Numerosi, inoltre, sono oggi gli agrofarmaci autorizzati contro Zeuzera pyrina. È possibile infatti utilizzare trattamenti endoterapici a base di principi attivi come Azinfos-metile o Fosfamidone, oppure con chitino-inibitori, da applicare circa tre settimane dopo l’inizio dei voli degli adulti.
In ultimo, un grande aiuto arriva anche dalla ricerca che negli ultimi anni ha aperto la strada a tecniche di lotta biologica e biotecnologica sempre più avanzate. Promettenti – per esempio – si sono rivelati i risultati ottenuti dall’impiego di nematodi entomoparassiti del genere Neoaplectana, capaci di penetrare nel corpo della larva e ucciderla. Â
Insomma, le strategie da poter mettere in atto ci sono. Ora non resta che avere occhi aperti e trappole pronte: il volo della Zeuzera pyrina è già iniziato.
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Federica Del Vecchio
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