Indice
- Monitoraggio o controllo? La distinzione tra tipologie di trappole
- Principio di funzionamento delle trappole per il monitoraggio. Come agiscono in campo?
- E per quanto riguarda le trappole destinate al controllo diretto della popolazione?
- Parliamo ora della densità d’impiego e della tempistica di applicazione in campo. Come regolarsi?
- Conclusioni
La mosca dell’olivo (Bactrocera oleae), appartenente alla famiglia dei Ditteri, è uno dei principali fitofagi che interessano l’olivicoltura mediterranea. La sua attività parassitaria compromette direttamente le drupe, causando non solo perdite produttive, ma anche un grave decadimento qualitativo dell’olio, dovuto all’aumento dell’acidità libera e alla formazione di composti secondari che ne alterano le caratteristiche organolettiche e la conservabilità.
In questo scenario, le trappole si configurano come un presidio tecnico di primaria importanza nel contesto della difesa fitosanitaria integrata, non solo per il monitoraggio delle popolazioni adulte, ma anche, in alcuni casi, per interventi di tipo abbattente attraverso la cattura massale o l’impiego di dispositivi Attract & Kill.
Per offrire una panoramica aggiornata e approfondita sulle differenti tipologie di trappole disponibili, sulle loro modalità di utilizzo e sulla loro efficacia nei diversi contesti colturali, abbiamo intervistato Antonio Guario, agronomo fitoiatra con lunga esperienza nella gestione dei principali parassiti dell’olivo.
Monitoraggio o controllo? La distinzione tra tipologie di trappole
È fondamentale chiarire subito la differenza tra trappole per il monitoraggio e trappole per il controllo. Le prime – come le cromotropiche o quelle a feromoni – servono principalmente a capire quando la mosca è presente e la sua evoluzione biologica con particolare riferimento agli adulti. Le seconde, invece, come le Attract & Kill o quelle per cattura massale, hanno lo scopo di ridurre attivamente la popolazione adulta del fitofago nell’oliveto. Il funzionamento, quindi, cambia in base alla tipologia di trappola presa in esame.

Trappola a feromone
Principio di funzionamento delle trappole per il monitoraggio. Come agiscono in campo?
Partendo dalle trappole a feromoni, è utile sapere che esistono diverse tipologie, ciascuna con caratteristiche tecniche specifiche. Le più diffuse sono le trappole a capannina dotate di un apposito supporto per l’alloggiamento dell’erogatore del feromone, che ne garantisce una erogazione completa e regolare. Si tratta di trappole abbastanza selettive perché non avendo la base collante orizzontale, si sporcano un po’ meno. Esistono anche trappole con la stessa struttura a capannina, però con la base collante sottostante con la possibilità di essere estratta per essere sostituita o per effettuare il conteggio del numero di individui catturati.
Il funzionamento è piuttosto semplice, ma molto efficace. Si utilizza un feromone sessuale sintetico, meglio definito para-feromone, che imita i segnali emessi dalle femmine per attirare i maschi. Solo i maschi vengono attratti e catturati, quindi non abbiamo una fotografia esatta della densità della popolazione, ma abbiamo un segnale importante sull’inizio del volo. Solitamente, quando si iniziano a catturare i primi maschi, dopo 1-2 giorni arrivano anche le femmine, e dopo circa una settimana inizia l’ovodeposizione.
Accanto a queste si collocano le trappole cromotropiche, generalmente di colore giallo, che sfruttano l’attrazione visiva per catturare sia i maschi che le femmine adulte. Queste risultano particolarmente efficaci per individuare la presenza delle femmine feconde e l’inizio della fase ovidepositiva. Per questo motivo sono spesso utilizzate in abbinamento a sistemi previsionali, al fine di calibrare più accuratamente i trattamenti.
In alcune tipologie di trappole proposte dalle aziende produttrici, queste due caratteristiche possono essere ritrovate in uno stesso prodotto, per aumentare il livello di efficacia. In altri casi le trappole a pannello di colore giallo presentano la capsula feromonica per aumentare le catture.
E per quanto riguarda le trappole destinate al controllo diretto della popolazione?
Qui si può fare la distinzione tra le trappole cosiddette Attract & Kill e quelle utilizzate per la cattura massale. Per la prima tipologia si tratta di dispositivi dotati di attrattivi alimentari (a base ammoniacale) abbinati a principi attivi insetticidi – generalmente piretroidi come la deltametrina – posizionati su supporti plastici o cartacei. Quando la mosca viene attratta, entra in contatto con la superficie trattata e muore. Esistono due principali tipologie:
- Trappole a contatto esterno: come alcuni modelli di pannelli impregnati (Ecotrap di Biogard e Bio Magnet di Suterra), dove la mosca viene attratta e, poggiandosi sul pannello si imbratta di insetticida e in breve tempo perde le attività motorie e muore. Poiché non è possibile verificare la presenza di insetti morti e, quindi, valutare l’effettiva riduzione della pressione entomologica, in questo caso è consigliabile istallare anche le trappole utilizzate per il monitoraggio al fine di verificare l’efficacia di tale trappola nell’oliveto.
- Trappole chiuse: come DECIS TRAP di Bayer o altre di Serbios o di Syngenta, in cui l’insetto entra all’interno del dispositivo attraverso dei fori, e si imbratta di deltametrina presente sulla superficie interna delle pareti con successiva morte. In questo caso, è possibile anche valutare l’efficacia del dispositivo tramite il conteggio diretto delle catture.
Sempre per il controllo, vengono anche utilizzate le trappole a cattura massale, questi dispositivi sono spesso realizzati con bottiglie o contenitori al cui interno vengono inserite sostanze attrattive alimentari liquide. Le mosche, quindi, entrano e annegano. Sono semplici ed economiche, ma non selettive poiché catturano diverse tipologie di ditteri.
- Leggi anche: “Mosca dell’olivo: ciclo biologico e controllo“

Trappola utilizzata per la cattura massale
Parliamo ora della densità d’impiego e della tempistica di applicazione in campo. Come regolarsi?
Il discorso è diverso a seconda che si parli di trappole per il monitoraggio o per il controllo. Nel caso delle trappole da monitoraggio, si consiglia l’applicazione di 2-3 unità per ettaro, ovviamente più è grande la superficie aziendale, minore è il numero di trappole da installare a livello unitario. In ogni caso, il numero e il loro posizionamento dipendono anche da alcune caratteristiche pedologiche dell’azienda, come la presenza di avvallamenti, la distanza dal mare, i venti predominanti, ecc.
Le trappole per il controllo degli adulti richiedono invece densità più elevate, generalmente da 50 a 100 per ettaro, con maggiore concentrazione lungo i margini dell’appezzamento, dove spesso si riscontra una più precoce colonizzazione dell’ambiente da parte del fitofago.
Per quanto riguarda il periodo di applicazione:
- Le trappole per il monitoraggio possono essere installate a partire da giugno, sostituendo periodicamente la capsula del feromone sessuale fino a fine estate. Sulle trappole posizionate in anticipo è possibile anche rilevare la presenza di adulti ma la loro entità non ha rilevanza ai fini del controllo, in quanto non coincidono con le fasi fenologiche di ricezione delle drupe.
- Le trappole per il controllo degli adulti, hanno lo scopo di controllare preventivamente le infestazioni, per cui devono essere posizionate da a fine giugno e vanno mantenute fino alla fine del ciclo colturale anche in funzione delle informazioni ottenute dalle trappole di monitoraggio. L’azione che tali trappole devono svolgere è quella di mantenere livelli di popolazione adulta sempre molto bassi, per cui è fondamentale che la loro installazione sia messa in atto al rilevamento delle prime catture. Tali metodi di controllo consentono in alcuni anni, specialmente se le infestazioni non sono molto alte (< al 30%) di arrivare alla raccolta con danni di bassa entità senza eseguire alcun intervento con prodotti chimici. Ma è anche possibile, come si verifica in altre annate, che le infestazioni sono gravi e repentine, per cui a tali mezzi di controllo, che risultano più lenti nell’arrestare le infestazioni, è necessario abbinare altri mezzi validi nel bloccare delle larve presenti nelle drupe o nell’ostacolare le femmine all’ovideposizione (caolino, esche proteiche, microrganismi, ecc.).
Conclusioni
In un’agricoltura sempre più attenta all’efficacia degli interventi e alla riduzione dell’impatto ambientale, le trappole a feromoni e attrattivi si confermano come strumenti indispensabili per la gestione integrata della mosca dell’olivo. Utilizzate correttamente, permettono di monitorare con precisione la presenza del fitofago e, in alcune configurazioni, di ridurne attivamente la popolazione, limitando il ricorso a trattamenti insetticidi.
Le informazioni fornite dall’agronomo Antonio Guario hanno permesso di fare chiarezza su un tema spesso sottovalutato, offrendo indicazioni pratiche e concrete sull’uso delle diverse tipologie di trappole e sulle strategie più efficaci da adottare in campo.
Affiancare questi strumenti a un buon piano di difesa integrata significa migliorare l’efficienza degli interventi, salvaguardare la qualità delle produzioni e rispondere in modo consapevole alle sfide di un’olivicoltura moderna e sostenibile.
- Leggi anche: “Mosca dell’olivo: simbiosi batteriche per il controllo“
Donato Liberto
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