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Negli ultimi mesi, la questione dei cosiddetti nuovi OGM, ottenuti tramite Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), ha scaturito un acceso dibattito in Italia e in Europa. Il tema non si limita a una discussione scientifica e politica, ma si estende anche a episodi di intolleranza espressi attraverso veri e propri atti vandalici. L’ultimo, registrato il 12-13 febbraio, ha visto la distruzione di un vigneto TEA curato dall’Università di Verona e dallo spin-off Edivite. Ma cosa si cela dietro questi atti vandalici? E, più in generale, quali sono le ragioni alla base delle molteplici manifestazioni di dissenso avanzate anche dalle diverse organizzazioni?
Questi alcuni degli interrogativi che si affacciano in vista del prossimo 24 febbraio, quando il Consiglio dell’Ue (i ministri dell’Agricoltura) potrebbe raggiungere un accordo sul regolamento sui nuovi OGM, ottenuti con le TEA.
Deregolamentazione nuovi OGM e il rischio di un’agricoltura sotto brevetto
La normativa europea attuale sugli organismi geneticamente modificati (OGM) si basa su un approccio precauzionale, che impone rigorose procedure di valutazione del rischio, tracciabilità ed etichettatura. Tuttavia, una recente proposta dell’Unione Europea mira a eliminare alcune di queste restrizioni per i nuovi OGM ottenuti attraverso tecniche di editing genetico come CRISPR-Cas9. L’obiettivo dichiarato è favorire l’innovazione e la competitività del settore agricolo, allineando le regole europee a quelle di altri Paesi come Stati Uniti e Brasile, dove gli OGM di nuova generazione sono soggetti a minori vincoli normativi. D’altra parte, l’eliminazione di questi vincoli solleva forti perplessità, soprattutto da parte di 200 organizzazioni tra cui Greenpeace, European Coordination Via Campesina e IFOAM, che denunciano la possibilità di una “privatizzazione delle sementi” a vantaggio di pochi colossi agroindustriali. “Eliminare le regole in vigore per la coltivazione e il commercio dei nuovi OGM – si legge in una nota – può generare effetti irreversibili per l’agricoltura europea e la selezione varietale”.
L’argomento più critico riguarda la proprietà intellettuale delle piante modificate. Se la deregolamentazione fosse approvata, i nuovi OGM resterebbero infatti coperti da brevetti, riducendo il controllo degli agricoltori sul proprio lavoro e aumentando il rischio di azioni legali per presunta violazione dei diritti sui semi brevettati. Questa prospettiva preoccupa le piccole imprese sementiere e i produttori biologici, che potrebbero subire gravi ripercussioni economiche e operative. Senza obblighi di tracciabilità e separazione tra colture OGM e non-OGM, diventa infatti più difficile garantire la purezza delle produzioni biologiche, con conseguenze negative per i produttori e per i consumatori che scelgono il biologico per motivi ambientali e di salute.
In sostanza, il dibattito è così polarizzato: da un lato, i sostenitori della modifica normativa sostengono che le nuove biotecnologie possano contribuire a una maggiore sicurezza alimentare e alla riduzione dell’uso di prodotti di sintesi. Dall’altro, le organizzazioni ambientaliste e i piccoli agricoltori avvertono che il cambiamento potrebbe accentuare le disuguaglianze nel settore agricolo, favorendo gli interessi delle grandi multinazionali a scapito della biodiversità e dell’autonomia degli agricoltori.

Le opportunità della ricerca scientifica e le preoccupazioni ambientali
Nonostante le critiche, è innegabile che la ricerca sulle TEA possa offrire soluzioni concrete per affrontare le sfide climatiche e agronomiche. La vite resistente alla peronospora e il pomodoro meno vulnerabile ai parassiti sono esempi di come la genetica possa migliorare la resa agricola riducendo l’uso di prodotti di sintesi. Tuttavia, la comunità scientifica stessa riconosce la necessità di un approccio prudente: centinaia di mutazioni involontarie che queste nuove biotecnologie causano negli organismi modificati possono infatti causare la produzione di tossine o allergeni.
Altrettanto centrale è poi la questione della biodiversità: la diffusione su larga scala di varietà brevettate potrebbe infatti ridurre la diversità genetica e aumentare la vulnerabilità delle colture agli effetti dei cambiamenti climatici e alle malattie. Per questo motivo, il principio di precauzione dovrebbe rimanere un caposaldo delle decisioni normative, garantendo controlli adeguati prima dell’introduzione su larga scala di nuove varietà.
L’Italia e il futuro dei nuovi OGM
A livello politico, l’Italia si trova divisa tra una spinta verso la deregolamentazione e la volontà di tutelare il proprio modello agricolo tradizionale. Se da un lato Coldiretti e Confagricoltura sostengono l’innovazione biotecnologica come strumento per migliorare la competitività del settore, dall’altro molte associazioni ritengono che la perdita di controllo sulla filiera sementiera possa compromettere la sovranità alimentare nazionale.
Il contesto normativo è in continua evoluzione: la Corte di Giustizia UE ha stabilito nel 2018 che le TEA rientrano nella definizione di OGM e devono quindi sottostare alle stesse regole. Tuttavia, la Polonia, attuale presidente del Consiglio UE, ha proposto una semplificazione delle norme per favorire la diffusione di queste tecniche, alimentando ulteriormente il dibattito.
Il ruolo della scienza e dell’etica nel progresso del mondo agricolo
Il tema dei nuovi OGM non può essere affrontato solo come una battaglia tra fazioni contrapposte. È essenziale trovare un equilibrio tra innovazione e precauzione, garantendo che la ricerca possa proseguire senza minacce e atti vandalici, ma anche senza lasciare pieno controllo delle sementi a pochi attori economici. Il futuro dell’agricoltura dipende dalla capacità di integrare le nuove tecnologie in un sistema che rispetti sia l’ambiente che i diritti degli agricoltori.
La ricerca rappresenta indubbiamente un’opportunità per un’agricoltura più sostenibile, a patto che sia regolamentata con trasparenza e il coinvolgimento della società civile. Solo un dibattito costruttivo e scientificamente fondato potrà infatti garantire che l’innovazione non diventi uno strumento di concentrazione del potere, ma un motore di sviluppo equo e sostenibile.
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Ilaria De Marinis
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