Pesche e nettarine in Italia, giù superfici ed esportazioni

La produzione risulterà però in crescita, stando alle stime diffuse nel focus di ISMEA

da Redazione FruitJournal.com
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La produzione di pesche, percoche e nettarine in Italia nel 2024 rimane ancora in crescita, anche se negli ultimi anni si sta assistendo a una riduzione netta delle superfici coltivate, soprattutto in alcuni areali tipici del Sud Italia. Lo sottolineano i dati diffusi dal focus, appena pubblicato da ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), basato sulle stime di CSO (Centro Servizi Ortofrutticoli), Istat ed Europeach

Il dato più negativo riguarda proprio le superfici coltivate a pesche, percoche e nettarine. 

A livello nazionale nel 2024 – stando ai dati Istat – gli ettari ammontano a circa 55.130, dedicati per il 69% alla coltivazione di pesche e percoche e per il restante 31% a quella di nettarine. Un calo importante rispetto al 2023, precisamente dell’1,8%, ma che quasi triplica (-5,7%) se prendiamo come anno di confronto il 2021. Vista la tendenza al ribasso delle superfici non è improbabile, secondo le stime, che nei prossimi anni ci potrebbero essere dei ribassi anche nella produzione. 

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Le superfici coltivate a pesche, percoche e nettarine nei principali areali di produzione (Fonte: ISMEA)

Il ridimensionamento, però, non ha interessato in egual misura tutti gli areali produttivi nazionali. 

Il calo più grande è stato registrato in Campania, ma anche in Emilia-Romagna e in Puglia. Una crescita, invece, c’è stata in Sicilia e in Basilicata, rispettivamente per la produzione delle varietà tardive e precoci. La filiera italiana di pesche, percoche e nettarine si basa sugli areali di tre grandi regioni. Al primo posto nelle superfici coltivate c’è la Campania (33%), a seguire l’Emilia-Romagna (14%) e infine la Sicilia (13%). Al di là dei ribassi, un quarto della superficie nazionale è ancora localizzato nella sola provincia di Caserta. 

Cambia il discorso sul versante produzione

Secondo le stime del CSO, l’offerta per il 2024 sarà di circa 967mila tonnellate in totale, divisa tra nettarine (483mila tonnellate), pesche (425mila tonnellate) e percoche (60mila tonnellate). L’aumento stimato, rispetto allo scorso anno, è del 3,7%. A trainare la produzione saranno le nettarine, per le quali si prevede una crescita dell’8%. In calo del 7% invece l’offerta produttiva delle percoche, mentre rimane stabile quella delle pesche.  

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La campagna di pesche e nettarine, quasi al termine, è stata caratterizzata da un anticipo nella maturazione di circa tre settimane rispetto ai classici periodi di raccolta. Un fattore non positivo, in quanto si è verificato un accavallamento tra diverse varietà e areali produttivi. I livelli di rese si sono stabilizzati su valori medio-bassi, a causa di vari problemi; a partire dalla fioritura, che non è stata particolarmente abbondante fino all’allegagione, che è risultata scarsa soprattutto per le varietà precocissime e precoci.

Dal punto di vista meteorologico, le coltivazioni del Nord Italia e in particolar modo della Romagna sono state sottoposte a piogge frequenti e a temperature al di sotto della media della stagione, entrambi fenomeni che hanno rallentato lo sviluppo e l’accrescimento dei frutti. Una situazione, invece, opposta al Sud. Negli areali meridionali, infatti, le coltivazioni hanno risentito della scarsità di pioggia, oltre che della ridotta disponibilità idrica per l’irrigazione. In quest’ultimo caso, quindi, a risentirne è stato il calibro dei frutti, risultato al di sotto della media. 

Una situazione a macchia di leopardo a livello europeo 

Dalle stime diffuse nel corso di Europeach 2024, lo scorso maggio, la produzione di pesche, percoche e nettarine a livello europeo è prevista in aumento di poco più dell’1%. Un’offerta che, sostanzialmente, riflette sia le riduzioni di superfici coltivate di cui parlavamo in Italia sia i problemi colturali dovuti a fitopatogeni o eventi meteorologici estremi. In ogni caso, l’offerta è stimata in circa 3,42 milioni di tonnellate, in aumento del 14% se prendiamo in esame il dato medio dell’ultimo triennio, a sua volta condizionato dalle gelate primaverili nel 2021 e della scarsità del raccolto nel 2022. 

Il principale produttore europeo rimane la Spagna con 1,5 milioni di tonnellate. Anche in quest’ultimo caso, però, c’è stata una flessione rispetto al 2023 (-3%). Un aumento del 7% è invece previsto per la Grecia, un altro grande produttore europeo. Un dato in linea a quello dello scorso anno, infine, per la Francia, con un raccolto stimato di 233mila tonnellate tra pesche e nettarine. 

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(Fonte: ISMEA)

Un altro dato negativo è quello che riguarda gli scambi commerciali di pesche e nettarine italiane. 

A causa di un’offerta di prodotto nazionale non proprio esaltante lo scorso anno, le esportazioni si sono fermate ai minimi storici. Nettamente opposta la situazione per le importazioni, le quali si sono attestate su livelli record. Il saldo della bilancia tra import ed export ha segnato un record in negativo di oltre 20 milioni di euro. Le esportazioni italiane, nel 2023, hanno riguardato per due terzi le produzioni di nettarine e per il 28% le pesche. Il calo registrato è stato del 43% rispetto alla campagna 2022, del 24% se si prende in considerazione il dato medio del triennio 2020-2022. Sul fronte delle importazioni, invece, rimane la Spagna il principale mercato di approvvigionamento per l’Italia, per l’85% del totale. A seguire, con circa il 7% c’è la Francia. Tra i Paesi extra-UE, infine, ci sono il Cile e la Tunisia. 

La campagna non è ancora conclusa

Le prospettive per la fine della campagna di raccolta 2024 di pesche, percoche e nettarine, non sono lusinghiere, a fronte di superfici coltivate in diminuzione. A complicare il tutto ci ha pensato la situazione meteorologica che, spaccando in due il territorio nazionale, ha ridotto di molto la resa delle colture.

Silvio Detoma
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