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Non è più una minaccia da osservare a distanza. Nelle aree del Nord Italia in cui si è stabilmente insediata, la Popillia japonica sta diventando un problema economico prima ancora che fitosanitario: colpisce colture diverse, si sposta rapidamente tra gli appezzamenti e vanifica spesso gli interventi aziendali attraverso continue reinfestazioni. Le fotografie e le testimonianze che continuano a sommarsi restituiscono in parte la portata di un’infestazione che, nel giro di pochi giorni, trasforma vigneti e frutteti: foglie ridotte alle sole nervature, frutti lacerati e interi filari improvvisamente impoveriti.
Ora, però, dalle aree più colpite iniziano ad arrivare i primi bilanci, e il quadro che ne emerge lascia intravedere un impatto ben più grave delle iniziali segnalazioni.
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In Piemonte la Popillia dilaga tra frutteti e vigneti
Il fronte più critico resta il Piemonte. Nel Canavese, alcune aziende peschicole segnalano perdite superiori al 70%, con frutti danneggiati in prossimità della raccolta e ormai privi di valore commerciale. Nell’area di Caluso (TO), invece, Coldiretti stima che una quota analoga del raccolto di albicocche e mais possa andare perduta. Secondo le valutazioni diffuse dall’organizzazione agricola, i danni economici sul territorio potrebbero superare i 10 milioni di euro.
La pressione non riguarda soltanto pesche, albicocche e seminativi. Nei vigneti dell’Erbaluce gli adulti si concentrano sulla vegetazione, consumando i tessuti fogliari tra le nervature e lasciando le caratteristiche foglie scheletrizzate. Quando gli attacchi sono intensi, il danno non resta estetico: la riduzione della superficie fotosintetica può compromettere l’attività della pianta proprio durante una fase decisiva per lo sviluppo e la maturazione delle uve. “Stiamo effettuando dei trattamenti, ma al momento non funzionano”, ha raccontato la viticoltrice Carlotta Picco al TGR Piemonte, descrivendo una presenza ormai diffusa nei vigneti di Caluso. Ancora più indicativa è la testimonianza di un produttore locale, che ha riferito di aver abbandonato la conduzione biologica dopo aver constatato l’insufficienza dei prodotti autorizzati nel contenere il coleottero.
Il punto, tuttavia, non riguarda soltanto l’efficacia immediata di un singolo trattamento. Gli adulti sono mobili, tendono ad aggregarsi sulle piante già danneggiate e possono tornare rapidamente negli appezzamenti dalle aree circostanti. Anche un intervento capace di abbattere temporaneamente la popolazione presente nel vigneto o nel frutteto rischia quindi di essere seguito da una nuova colonizzazione. È la ragione per cui il contrasto non può essere affidato esclusivamente alle singole aziende. Il Piano d’azione 2026 della Regione Piemonte prevede il posizionamento di circa 1.200 dispositivi “attract and kill”, distribuiti strategicamente per rallentare l’espansione dell’insetto e ridurne la popolazione. Il Servizio fitosanitario sconsiglia invece l’installazione autonoma di comuni trappole a feromoni: gli esemplari richiamati, ma non catturati, possono concentrarsi sulle colture vicine, aggravando localmente i danni.

Esemplari di Popillia japonica su frutti di albicocco
E guadagna terreno in Valle d’Aosta
A preoccupare è ora anche la progressione lungo la Bassa Valle d’Aosta. Secondo le testimonianze raccolte da AostaSera, nel 2026 gli attacchi sono iniziati intorno alla metà di giugno, circa due settimane prima rispetto allo scorso anno, con popolazioni più numerose nelle zone prossime ai prati irrigui e agli ambienti umidi. Il fenomeno, inizialmente concentrato nei territori più bassi, starebbe inoltre avanzando verso la Media Valle. Nei vigneti di Arnad, Donnas e Carema i produttori descrivono danni capaci di diventare rilevanti nell’arco di uno o due giorni, imponendo controlli quotidiani degli appezzamenti. L’attesa è ora rivolta all’installazione delle trappole a cattura massale predisposte dal Servizio fitosanitario regionale. “Insieme a Piemonte e Lombardia bisognerà riuscire a trovare una soluzione a questa problematica, perché gli agricoltori non possono ritrovarsi ad affrontare simili difficoltà” – le parole di Sara Manganone, viticoltrice di Pont-Saint-Martin, ai microfoni di AostaSera. Una richiesta che individua il nodo centrale: l’infestazione segue dinamiche territoriali e non rispetta i confini amministrativi, rendendo insufficiente una gestione frammentata.

Vigneto colpito da Popillia japonica, con foglie fortemente scheletrizzate
Alto Adige, sorveglianza rafforzata
Più a est, l’Alto Adige si trova ancora in una fase diversa. Nel 2025 quattro esemplari isolati erano stati intercettati esclusivamente nelle trappole del Servizio fitosanitario, senza che venissero rilevati focolai sulle colture. Per il 2026 la rete di monitoraggio è stata portata da 15 a 24 trappole, affiancate da 405 controlli visivi effettuati a partire da giugno. Al 1° luglio non risultavano nuovi ritrovamenti. La Provincia autonoma di Bolzano ha inoltre avviato una campagna informativa lungo l’Autostrada del Brennero e la MeBo, considerate direttrici sensibili per il possibile trasporto passivo degli adulti sui veicoli. L’obiettivo è riconoscere tempestivamente eventuali introduzioni e intervenire prima che il coleottero riesca a riprodursi e stabilizzarsi sul territorio. Organismo nocivo da quarantena, la Popillia japonica può alimentarsi su oltre 300 specie vegetali. Gli adulti attaccano foglie, fiori e frutti, mentre le larve vivono nel terreno e danneggiano prevalentemente le radici delle essenze erbacee. Questa polifagia spiega perché l’emergenza non possa essere ricondotta a una sola filiera: vigneti, frutteti, mais, prati e colture orticole possono concorrere alla permanenza dell’insetto nel paesaggio agricolo.
Quanto sta accadendo tra Piemonte e Valle d’Aosta mostra dunque il limite di una difesa confinata all’appezzamento. Una volta consolidata la popolazione, proteggere la singola coltura diventa più difficile, costoso e spesso temporaneo. Monitoraggio, gestione coordinata del territorio, ricerca di strumenti più efficaci e rapidità nell’intercettare i primi focolai non sono più misure accessorie: rappresentano la linea che separa le aree ancora in grado di contenere la Popillia japonica da quelle che stanno già pagando il costo del suo insediamento.
Ilaria De Marinis
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