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Tra le cultivar italiane di albicocco, Bella d’Imola ha saputo conquistare l’interesse di frutticoltori e operatori del settore grazie alla sua elevata produttività e alla buona qualità dei frutti. Individuata nel territorio imolese la cultivar deriva da un semenzale di origine sconosciuta, successivamente selezionato per le sue caratteristiche produttive e commercializzato a partire dal 1980.
La sua diffusione è legata soprattutto alla regolarità produttiva, alla buona pezzatura dei frutti e all’adattabilità agli ambienti del Nord Italia. Elementi interessanti per la coltivazione, che richiedono tuttavia un’attenta gestione del carico e delle condizioni fitosanitarie, soprattutto nelle stagioni caratterizzate da piogge frequenti.
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Una pianta vigorosa e costantemente produttiva
L’albicocco Bella d’Imola si distingue per una maturazione medio-precoce o intermedia e per un albero caratterizzato da vigore medio-elevato e portamento assurgente. La varietà è apprezzata soprattutto per la sua produttività elevata e costante nel tempo, con fruttificazione che avviene sia sui mazzetti di maggio sia sui rami di un anno.
Per ottenere una produzione equilibrata e frutti di qualità, è consigliabile effettuare un costante diradamento dei frutti durante la stagione produttiva. Questa pratica consente di evitare sovraccarichi e favorisce un migliore sviluppo delle albicocche.
Albicocche medio-grandi dal gusto acidulo
I frutti dell’albicocco Bella d’Imola presentano una pezzatura medio-grossa e una forma ellittica regolare. La buccia è di colore aranciato chiaro, arricchita da un leggero sovraccolore rosso che ne migliora l’aspetto commerciale.
La polpa, anch’essa aranciata, è mediamente soda e spicca facilmente dal nocciolo, caratteristica particolarmente apprezzata sia dal consumatore sia dall’industria di trasformazione. Dal punto di vista gustativo, il sapore risulta equilibrato ma tendenzialmente acidulo, soprattutto nella buccia, conferendo al frutto una piacevole freschezza.

Piogge, screpolature e rischio di moniliosi
Nonostante le numerose qualità agronomiche, l’albicocco Bella d’Imola può manifestare una certa sensibilità in annate particolarmente piovose. In queste condizioni, infatti, i frutti possono essere soggetti a screpolature della buccia e a maggior rischio di attacchi di Monilia, una delle principali malattie fungine dell’albicocco.
Per questo motivo è importante adottare una corretta gestione fitosanitaria e monitorare attentamente l’andamento climatico durante le fasi più delicate della maturazione. L’albicocco Bella d’Imola resta una cultivar interessante soprattutto per gli areali settentrionali, dove può esprimere una produzione abbondante e regolare. Il suo potenziale emerge attraverso una gestione agronomica accurata, capace di governare la vigoria, regolare il carico produttivo e limitare le criticità legate alle annate più piovose.
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Federica Del Vecchio
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