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Si apre dalla Sicilia un nuovo fronte fitosanitario per l’Italia. Su EPPO Bulletin è stato infatti pubblicato il primo ritrovamento in Italia di Thrips parvispinus, tripide invasivo che in Spagna, soprattutto sul peperone, ha già mostrato la capacità di trasformarsi in pochi anni da presenza sporadica a minaccia strutturale per la produzione. Il dato assume un peso ancora maggiore se letto dentro una fase in cui la Sicilia è già tornata al centro dell’attenzione fitosanitaria per un altro tripide, Scirtothrips aurantii, segnalato per la prima volta sull’isola a inizio 2026 in aree agrumicole delle province di Catania e Siracusa. Due casi diversi, su colture diverse, ma sufficienti a riportare l’attenzione su una regione che, per intensità produttiva e ruolo logistico, resta un osservatorio sensibile per l’ingresso e il consolidamento di nuovi fitofagi invasivi.
Prima segnalazione di Thrips parvispinus in Sicilia
La prima segnalazione italiana di Thrips parvispinus risale, secondo il lavoro pubblicato su EPPO Bulletin, all’8 ottobre 2025, quando il fitofago è stato rinvenuto in una serra di gerbere a Vittoria, nel Ragusano, su piante importate dalla Spagna. Il ritrovamento iniziale, quindi, si colloca nel comparto floricolo, ma il quadro si è rapidamente allargato. Nel giro di poche settimane, infatti, la presenza del tripide è stata confermata anche su gardenia, mimosa e soprattutto su peperone, con riscontri in altre aree della Sicilia. È proprio questo passaggio a spostare la portata della notizia: non un episodio confinato al solo vivaismo ornamentale, ma un ingresso che tocca già una coltura orticola ad alta rilevanza economica.
Gli stessi autori del paper – Giuseppe Massimino Cocuzza, Eya Ben Hmad e  Rosario Novara – sottolineano che il caso va letto dentro il contesto della Sicilia sud-orientale, indicata come area chiave per l’orticoltura e la floricoltura protetta. In altre parole, il problema non riguarda soltanto la presenza di una nuova specie nociva nel territorio nazionale, ma il fatto che questa presenza sia emersa all’interno di uno dei principali comprensori serricoli del Mediterraneo, dove concentrazione produttiva, intensità colturale e circolazione di materiale vegetale rendono il rischio fitosanitario particolarmente delicato.

Thrips parvispinus
Thrips parvispinus su peperone: rischi per la coltivazione
Il peperone è la coltura che più di altre impone di leggere con attenzione questa prima segnalazione italiana. Il lavoro pubblicato su EPPO Bulletin ricorda infatti che, prima del ritrovamento in Sicilia, nell’area EPPO il fitofago era noto in Europa in Spagna, Francia e Paesi Bassi. Ma soprattutto richiama il precedente spagnolo, dove Thrips parvispinus è diventato in pochi anni un problema sempre più serio proprio nel comparto del peperone, fino a configurarsi come una minaccia strutturale in alcuni sistemi serricoli.
Sul peperone il tripide può colpire foglie, fiori e frutti, con effetti che si traducono in deformazioni, suberificazioni, perdita di qualità commerciale e riduzione della resa. Nello stesso lavoro vengono richiamati dati della letteratura asiatica che riportano, nei casi più gravi, perdite produttive fino al 40%. È questo il punto centrale: T. parvispinus non pesa solo perché è un nuovo nome da aggiungere al quadro fitosanitario nazionale, ma perché è un fitofago che altrove ha già dimostrato di poter incidere direttamente sull’equilibrio tecnico ed economico della coltura.
A rendere il quadro ancora più sensibile è la biologia del tripide. EPPO lo descrive come specie polifaga, associata a numerosi ospiti orticoli e ornamentali, tra cui anche Capsicum annuum. In ambiente protetto, questa ampiezza di ospiti può facilitare continuità biologica, persistenza del fitofago e maggiore difficoltà di contenimento, soprattutto in aree caratterizzate da elevata densità serricola e da un’intensa movimentazione di piante e materiale di propagazione.
La pubblicazione scientifica insiste anche su un altro aspetto: la diffusione di Thrips parvispinus è strettamente legata al commercio di materiale vegetale infestato, e una volta che il tripide si insedia stabilmente in un’area produttiva la sua eradicazione diventa molto difficile. Per questo il tema, già ora, non è semplicemente accertare la presenza, ma capire quanto rapidamente si riesca a intercettarne la diffusione, delimitarne i focolai e rafforzare le misure di monitoraggio nelle serre.

Danni da Thrips parvispinus su foglie e fiori di peperone – Fonte: EPPO
Sicilia sotto osservazione dopo Thrips parvispinus e S. aurantii
Il caso di Thrips parvispinus arriva inoltre in una fase in cui la Sicilia era già entrata nel radar EPPO per un’altra segnalazione. Nel Reporting Service di febbraio 2026, infatti, EPPO ha pubblicato il primo riscontro di Scirtothrips aurantii in Sicilia, su arancio dolce in aree agrumicole delle province di Catania e Siracusa. La nota riferisce che l’identità del fitofago è stata confermata da test morfologici e molecolari e precisa che, al momento della pubblicazione, lo status fitosanitario ufficiale in Italia non era ancora stato determinato.
Naturalmente si tratta di due situazioni differenti. Scirtothrips aurantii interessa il comparto agrumicolo, mentre Thrips parvispinus apre soprattutto un fronte nel sistema orticolo e floricolo protetto, con un’attenzione particolare per il peperone. Ma la successione ravvicinata delle due segnalazioni suggerisce comunque una considerazione più ampia: la Sicilia si conferma uno dei territori in cui la sorveglianza fitosanitaria deve restare particolarmente alta, sia per il peso strategico delle sue filiere sia per la forte esposizione ai movimenti commerciali di piante e materiali vegetali.
Nel caso di Thrips parvispinus, il precedente spagnolo invita a non considerare la vicenda come un semplice episodio isolato. Se il primo ritrovamento italiano è già una notizia importante di per sé, lo è ancora di più perché riguarda un tripide che sul peperone ha mostrato altrove una notevole capacità di adattamento, diffusione e impatto produttivo. Per la serricoltura siciliana la questione non è quindi soltanto entomologica. È un tema che tocca organizzazione del monitoraggio, controlli sul materiale in ingresso, rapidità di diagnosi e capacità di contenimento in una delle aree più strategiche dell’orticoltura mediterranea.
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Donato Liberto
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