Cancro batterico del ciliegio: endolisine per la difesa

Secondo un recente studio, queste proteine agiscono come vere e proprie forbici molecolari, portando rapidamente alla morte del patogeno responsabile

da Federica Del Vecchio
cancro batterico

Apprezzate per il loro sapore inconfondibile e le pregevoli qualità nutrizionali, le ciliegie racchiudono dietro la loro freschezza un universo complesso fatto di scelte agronomiche, e soprattutto di difesa dalle fitopatie. Tra le più complesse da gestire spicca il cancro batterico del ciliegio, causato dal batterio Pseudomonas syringae pv. syringae (PSS), una malattia tradizionalmente associata a climi freddi e umidi, come il nord-ovest degli Stati Uniti, il sud del Cile e alcune zone del nord Europa. Tuttavia, negli ultimi anni il panorama fitopatologico è mutato radicalmente: il cancro batterico ha cominciato a manifestarsi anche nei ciliegeti europei, colpendo in particolare gli impianti ad alta e altissima densità. In questo contesto, la crescente esigenza di strategie di difesa alternative, efficaci e sostenibili ha spinto la ricerca verso nuove soluzioni di biocontrollo. È esattamente in questo scenario che si inserisce un’indagine scientifica condotta da un team di ricercatori cileni, i quali hanno individuato nelle proteine fagiche note come endolisine una promettente frontiera per lo sviluppo di strumenti di difesa innovativi contro il cancro batterico del ciliegio.

Un’arma ereditata dai virus

Ma cosa sono le endolisine? Come riportato nello studio pubblicato sulla rivista Plants, si tratta di proteine prodotte dai batteriofagi, virus naturali specializzati nell’infettare i batteri. Il loro compito è tanto semplice quanto efficace. Nella fase finale del ciclo vitale del fago, le endolisine distruggono la parete del batterio, provocandone la lisi, ovvero la rottura della cellula e il rilascio del suo contenuto.

Il bersaglio di queste proteine è il peptidoglicano, uno dei “mattoni” fondamentali della parete cellulare batterica. Rompendone i legami, le endolisine agiscono come vere e proprie forbici molecolari, portando rapidamente alla morte del patogeno. Proprio per questa capacità mirata e potente, le endolisine sono già considerate promettenti agenti terapeutici in ambito medico e veterinario, soprattutto contro batteri resistenti agli antibiotici. E se fossero efficaci anche in agricoltura?

Le endolisine come alleate naturali

Per rispondere, i ricercatori sono partiti dalle basi, prima di tutto individuando queste proteine nei batteriofagi, producendole in laboratorio, per valutarne poi l’efficacia battericida. Per farlo gli esperti sono partiti dall’analisi dei genomi di 16 batteriofagi, che ha portato all’identificazione di 25 geni potenzialmente in grado di codificare endolisine. Otto di questi geni, tuttavia, non presentavano caratteristiche sufficientemente definite e sono stati pertanto esclusi dalle analisi successive. L’attenzione si è così focalizzata sui 17 geni rimanenti, che sono stati classificati in base al loro meccanismo d’azione. Tra questi 17 geni, 12 codificano endolisine appartenenti alla famiglia delle glicosidasi, capaci di rompere i legami zuccherini del peptidoglicano; quattro rientrano nella famiglia delle amidasi, che agiscono sui legami tra zuccheri e aminoacidi; uno solo, infine, codifica un’endolisina della famiglia delle endopeptidasi, in grado di tagliare direttamente i legami peptidici della parete batterica. La classificazione si basa sull’analisi dei domini catalitici, ovvero le porzioni della proteina responsabili dell’attività litica.

Tra tutte le endolisine identificate, due sono state selezionate come le più promettenti per le prove sperimentali: LysX, una glicosidasi isolata dal fago Xaj4.1, e LysP, un’amidasi derivata dal fago Pss63. Entrambe sono state prodotte in forma ricombinante e testate in vitro contro Pseudomonas syringae pv. syringae, segnando un passaggio chiave verso la possibile applicazione di queste proteine naturali nel controllo sostenibile delle malattie batteriche delle piante.

cancro batterico del ciliegio

Modelli strutturali tridimensionali delle endolisine LysX e LysP. Le strutture proteiche sono state previste utilizzando AlphaFold (pannelli di sinistra; schema di colori rosso e giallo) e Swiss-Model (pannelli centrali; schema di colori viola e verde). La sovrapposizione strutturale di entrambi i modelli è mostrata nei pannelli di destra (blu per AlphaFold e rosso per Swiss-Model). ( A ) LysX, un’endolisina simile alla glucosidasi derivata dal fago 4.1 di X. arboricola pv. juglandis . ( B ) LysP, un’endolisina simile all’amidasi derivata dal fago 63 di P. syringae pv. syringae .

Endolisine alla prova dei fatti: risultati incoraggianti in laboratorio

Mes­se alla prova contro Pseudomonas syringae, le endolisine selezionate hanno fornito risultati che confermano il loro potenziale. In particolare, LysX ha mostrato un’attività battericida pari al 62%, mentre LysP ha raggiunto un’efficacia ancora più elevata, pari al 78,3%. I test hanno quindi dimostrato che entrambe le proteine sono in grado di colpire il patogeno responsabile del cancro batterico del ciliegio, seppur con prestazioni differenti. La caratterizzazione biochimica ha permesso di chiarire meglio queste differenze. LysP, pur risultando più efficace, si è dimostrata anche più sensibile alle alte temperature, con un drastico calo dell’attività intorno ai 40 °C. LysX, al contrario, ha mantenuto una buona stabilità in tutto l’intervallo di temperature analizzato. Entrambe le endolisine esprimono la massima efficacia in ambiente alcalino, con un picco di attività intorno a pH 9, mentre risultano decisamente meno attive in condizioni acide, a pH 5. Nel complesso, i dati indicano che LysX e LysP rappresentano candidate promettenti per il controllo dei patogeni batterici, grazie alla loro azione litica efficace e alla capacità di colpire più generi di batteri.

Ma lo studio non si è fermato al ciliegio. I ricercatori hanno esteso le analisi anche a Xanthomonas arboricola, batterio responsabile del cancro batterico del noce, ottenendo risultati altrettanto interessanti. In questo caso, LysX ha mostrato un’attività del 51,5%, mentre LysP ha raggiunto il 53,1%, confermando ancora una volta il potenziale delle endolisine come strumenti innovativi e versatili per la difesa sostenibile delle colture arboree.

Dalla provetta al campo

Se i risultati in vitro sono entusiasmanti, la sfida ora è tutta pratica. Il tallone d’Achille delle endolisine è il costo di produzione. Purificarle in laboratorio è un processo complesso e dispendioso, fuori portata per un mercato agricolo che richiede soluzioni economicamente sostenibili. La soluzione, suggerita dallo studio, potrebbe arrivare dall’uso di lisati non purificati o estratti arricchiti, prodotti tramite sistemi di espressione basati sulle piante stesse. In pratica, si potrebbero “coltivare” queste proteine direttamente in serra, ottenendo un prodotto grezzo ma efficace e a basso costo. Nonostante questi limiti, la strada è tracciata, ma la ricerca non si ferma qui. Il prossimo passo sarà testare l’efficacia di questi enzimi direttamente sulle piante, in condizioni di campo reali, dove entrano in gioco variabili come i raggi UV, l’umidità e la complessa interazione con la superficie delle foglie.

Se i prossimi studi confermeranno le potenzialità emerse in laboratorio, potremmo assistere a una vera e propria rivoluzione verde. Un futuro in cui la difesa potrebbe basarsi su una protezione naturale che unisce innovazione scientifica e sostenibilità, riducendo la dipendenza da agrofarmaci e garantendo frutti sani e gustosi.

Federica Del Vecchio
© fruitjournal.com

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