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Nel panorama delle varietà di pero più rappresentative della tradizione frutticola italiana, il Pero Santa Maria si conferma ancora oggi una risorsa di interesse, soprattutto in un contesto in cui biodiversità, identità territoriale e qualità organolettica tornano al centro del dibattito agroalimentare. Apprezzata per la precocità di maturazione, la rusticità della pianta e la buona qualità del frutto, questa cultivar suscita particolare attenzione nelle aree del Centro Italia e dell’Emilia-Romagna, dove risulta storicamente più diffusa. Ma quali sono le sue origini?
Origine e storia del Pero Santa Maria
La varietà Santa Maria nasce in Italia nel 1951, a Firenze, dall’incrocio naturale tra le cultivar William e Coscia. A scoprirla fu l’agronomo Alessandro Morettini, che le attribuì questo nome per devozione religiosa, dedicandola a Santa Maria Goretti.
Dalla Toscana, il Pero Santa Maria si diffuse rapidamente nella pianura emiliano-romagnola, per poi estendersi a gran parte dell’Italia centro-meridionale, dove ha trovato condizioni pedoclimatiche particolarmente favorevoli.
Caratteristiche agronomiche e qualità del frutto
Il Pero Santa Maria è una varietà estivo-precoce che si distingue per un albero robusto e vigoroso, dotato di elevata rusticità e capace di entrare rapidamente in produzione. La fruttificazione è abbondante e regolare, con una buona affinità ai principali portinnesti di cotogno, caratteristica che ne ha favorito la diffusione nei frutteti tradizionali.
I frutti sono medio-grandi, di forma piriforme o piriforme-troncata, con una buccia liscia di colore giallo chiaro, punteggiata da piccole lenticelle verde-giallastre. Nelle zone più esposte al sole possono comparire delicate sfumature rossastre, che ne valorizzano l’aspetto commerciale. La polpa bianca, compatta e liquescente, offre un gusto equilibrato, mediamente zuccherino, aromatico e poco acidulo, risultando particolarmente gradevole al consumo fresco. Degna di nota è anche l’elevata resistenza all’ammezzimento, che consente una buona conservabilità del prodotto: se raccolto a fine luglio, il Pero Santa Maria può infatti essere commercializzato fino ai mesi invernali, arrivando sul mercato anche fino a gennaio.

Situazione attuale e prospettive
Nonostante le ottime caratteristiche agronomiche e la buona capacità di conservazione, il Pero Santa Maria trova oggi spazio limitato nei nuovi impianti produttivi. La presenza sui mercati deriva infatti quasi esclusivamente da frutteti storici, risalenti al periodo in cui, negli anni Sessanta, questa cultivar si era affermata nello standard varietale italiano come valida alternativa alla più diffusa William. Proprio la sovrapposizione del periodo di maturazione con quest’ultima, tuttavia, ha progressivamente ridotto l’interesse per una sua ulteriore diffusione, rendendo meno conveniente la diversificazione produttiva per i frutticoltori.
In prospettiva, una rivalutazione colturale potrebbe restituire al Pero Santa Maria un ruolo più significativo nel panorama frutticolo nazionale, valorizzandone le caratteristiche qualitative, la precocità e il legame con la tradizione varietale italiana.
Federica Del Vecchio
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