Indice
- Biocontrol conference 2025: un’apertura corale
- Le sostanze di base: strumenti concreti per una protezione sostenibile
- Lotta biologica ai patogeni: tra risultati e sfide ancora aperte
- Norme più semplici, futuro più vicino: la visione di IBMA Global alla Biocontrol Conference
- I “piccoli eroi” della difesa integrata
- Quando la biodiversità diventa biocontrollo
- Acidi nucleici e nuove frontiere della ricerca
- Il dibattito IBMA e la nuova direzione del Green Deal
- Il contributo delle aziende partner della Biocontrol Conference 2025
Dal 2021 è diventata un punto di riferimento per chi crede in un’agricoltura capace di innovare rispettando l’equilibrio naturale. La Biocontrol Conference, giunta alla sua quarta edizione, nella giornata di ieri è tornata a riunire ricercatori, aziende e tecnici per discutere il futuro della difesa delle colture. Al centro del confronto, un tema tanto complesso quanto decisivo: come questi strumenti stanno evolvendo e quale può essere il loro apporto in un contesto segnato da effetti dei cambiamenti climatici, nuove avversità e mercati sempre più competitivi.
In una sola giornata, intensa e densa di contenuti, la conferenza ha dimostrato quanto il biocontrollo non sia più un argomento di nicchia, ma un pilastro della transizione agroecologica. Dalle prime ore del mattino, l’atmosfera era quella delle grandi occasioni: tra strette di mani, sessioni tecniche e presentazioni di casi studio, il confronto si è acceso attorno a domande cruciali. Come rendere i mezzi di biocontrollo più efficaci e accessibili? Quali accorgimenti normativi possono accelerare il loro impiego in campo? E soprattutto, come costruire una filiera che premi chi investe davvero in sostenibilità?
Gli interventi dei relatori, provenienti da università, centri di ricerca e aziende del settore, hanno mostrato un mosaico di esperienze che racconta un’agricoltura in profonda trasformazione. Se da un lato la pressione dei cambiamenti climatici impone nuove strategie, dall’altro la crescita dell’interesse dei consumatori per prodotti salubri, tracciabili e sostenibili apre prospettive inedite. La giornata si è conclusa con un sentimento condiviso: la consapevolezza che la sfida è aperta, ma anche che il biocontrollo è uscito dalla dimensione più strettamente specialista per affermarsi come parte integrante di un nuovo modo di coltivare. Ma riavvolgiamo il nastro.
Biocontrol conference 2025: un’apertura corale
La quarta edizione della Biocontrol Conference ha preso il via con i saluti istituzionali da parte delle realtà promotrici dell’evento. Sul palco hanno preso la parola Mirko Sgaramella – Coordinatore Fruit Communication, Pietro Di Benedetto – Presidente Antesia, Gianfranco Romanazzi – Presidente AIPP, Gianluca Chieppa – Presidente ARPTRA, Pasquale Crispino – Presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali di Napoli. Un’apertura corale, che ha posto l’accento sul valore del dialogo tra ricerca, impresa e professionisti del settore agricolo. E un confronto sempre più necessario in un contesto segnato da grovigli normativi, riduzione dei mezzi a disposizione degli agricoltori e pressioni di mercato che rendono la difesa fitosanitaria un equilibrio complesso tra produttività e sostenibilità.

Le sostanze di base: strumenti concreti per una protezione sostenibile
Ad aprire la prima sessione è stato Gianfranco Romanazzi dell’Università Politecnica delle Marche, che ha approfondito il ruolo delle sostanze di base nella protezione sostenibile delle piante. “Al momento sono 28 quelle registrate – ha spiegato – ma a queste si aggiungono sostanze potenziali come gli oli essenziali”. Un intervento puntuale e incisivo, che ha riportato al centro il principio di razionalità scientifica nella gestione dei mezzi naturali. Perché la sostenibilità, come sottolineato, non nasce dall’improvvisazione, ma dall’equilibrio tra efficacia e rispetto dell’ambiente. Così, le sostanze di base e le altre soluzioni a basso impatto non appaiono come alternative di ripiego, ma come strumenti di un’agricoltura più consapevole, misurata e competente, capace di coniugare la conoscenza con la pratica quotidiana dei campi.
Lotta biologica ai patogeni: tra risultati e sfide ancora aperte
È poi intervenuta Maria Lodovica Gullino dell’Università di Torino, con un’analisi lucida dei successi e dei limiti della lotta biologica ai patogeni fungini. “I vantaggi sono evidenti – ha ricordato – minore impatto tossicologico e ambientale, alta specificità e buoni risultati anche a dosi ridotte. Tuttavia, la specificità d’azione e la difficoltà di registrare miscele rendono ancora complicata la loro diffusione commerciale. Inoltre, l’efficacia in campo non è sempre costante: parliamo di microrganismi vivi, che devono adattarsi e insediarsi in un ambiente complesso”. D’altra parte, come ribadito in chiusura, “la lotta biologica resta una delle strade più promettenti per la gestione sostenibile delle malattie”. A patto, però, che si continui a “investire in ricerca, formulazioni più stabili e strategie di applicazione ottimizzate”.
Norme più semplici, futuro più vicino: la visione di IBMA Global alla Biocontrol Conference
L’analisi sulla normativa è arrivata con l’intervento di Alessandra Moccia, vicepresidente di IBMA Global (International Biocontrol Manufacturers Association), l’associazione internazionale che rappresenta l’industria mondiale del biocontrollo e conta oggi oltre 200 aziende associate.
Con tono appassionato, ma pragmatico, Moccia ha ricordato come il biocontrollo non sia solo una questione tecnica, ma anche una questione di accesso: “Ancora oggi ciò che frena la diffusione del biocontrollo in Europa è la lentezza normativa”. A riguardo, l’esperta ha posto l’accento sui contenuti del pacchetto europeo di semplificazione normativa presentato dalla Commissione a febbraio, che potrebbe costituire un vero e proprio turning point per l’intero comparto. Il documento, che modifica in punti chiave il Regolamento (CE) 1107/2009, introduce una definizione armonizzata di biocontrollo a livello dell’Unione europea. Un passaggio cruciale per superare ambiguità interpretative che, fino ad oggi, hanno rallentato il riconoscimento dei prodotti biologici.
Tra le principali novità: l’introduzione di un’autorizzazione provvisoria per i prodotti di biocontrollo, concessa una volta che lo Stato membro relatore ha espresso parere favorevole; l’eliminazione della rivalutazione automatica decennale, che costringeva le aziende a continui rinnovi; e la ridefinizione del ruolo dell’EFSA, che avrà un mandato più mirato e proporzionato alla specificità dei mezzi biologici.
“L’obiettivo – ha spiegato Moccia – è garantire che un prodotto di biocontrollo non venga trattato come un agrofarmaco di sintesi. Sono due realtà diverse, con tempistiche, modalità d’azione e rischi diversi. È questa la chiave per favorire la competitività delle aziende e la sostenibilità del sistema agricolo europeo”.
L’iter legislativo, come ricordato, è già in corso: dopo l’esame delle commissioni parlamentari, il testo approderà al Parlamento europeo per la votazione nella prima metà del 2026, con finalizzazione prevista entro il 2027. Il messaggio è chiaro: la sfida del biocontrollo non è solo scientifica, ma anche politica. Senza un quadro normativo agile e coerente, l’innovazione rischia di restare chiusa nei laboratori, mentre i campi attendono soluzioni praticabili.

I “piccoli eroi” della difesa integrata
Dalla politica alla biologia applicata. Il professor Eustachio Tarasco dell’Università di Bari ha guidato il pubblico alla scoperta degli entomopatogeni, i “piccoli eroi” della difesa integrata.
Batteri, funghi, virus e nematodi – ha spiegato – non sono soltanto nemici naturali degli insetti dannosi, ma alleati ecologici capaci di restituire equilibrio ai sistemi agricoli. “Questi organismi rappresentano un modello di convivenza e cooperazione con la natura – ha osservato – ma soprattutto promettono nuove soluzioni per una difesa più ecologica, configurandosi quali alleati preziosi per il biocontrollo”. Dai batteri ai funghi, dai virus ai nematodi: ciascuno di questi piccoli eroi può infatti rivestire un ruolo cruciale, oltre che costituire motivo di interesse dal punto di vista commerciale.
Quando la biodiversità diventa biocontrollo
A catturare l’attenzione del pubblico è stato poi Stefano Benvenuti dell’Università di Bologna, che ha raccontato come il biocontrollo possa estendersi oltre i confini della difesa diretta, fino a diventare un vero e proprio strumento di gestione dell’agroecosistema. Le sue wildflower strips – fasce di fiori spontanei, antiche infestanti rustiche, ma non invasive – sono state descritte come piccole infrastrutture ecologiche capaci di ospitare e nutrire i nemici naturali delle colture: coccinellidi, crisopidi, imenotteri sfecidi e calcidoidei.
“Si tratta di habitat che ricreano equilibrio – ha spiegato – migliorano l’impollinazione e offrono rifugio agli insetti utili”. Un biocontrollo “gentile”, fondato sulla convivenza e sulla bellezza: quella delle fioriture che colorano i margini dei campi, ma soprattutto quella di un’agricoltura che torna a dialogare con la natura invece di opporvisi. In un approccio rigenerativo ancora tutto da esplorare.
Acidi nucleici e nuove frontiere della ricerca
A chiudere gli interventi scientifici è stato il professore Stefano Mazzoleni dell’Università di Napoli Federico II, con un intervento pionieristico sull’uso degli acidi nucleici nel biocontrollo. Partendo dal racconto della scoperta del self-DNA, l’esperto ha illustrato la tecnologia AND Biologicals, basata sull’impiego di DNA estratto da patogeni o infestanti e veicolato tramite microalghe, in grado di indurre meccanismi di auto-inibizione biologica nelle piante. Una prospettiva che apre a un nuovo paradigma di protezione sostenibile, fondato sull’equilibrio tra self e non-self DNA, con il vantaggio di non generare resistenze.

Il dibattito IBMA e la nuova direzione del Green Deal
A chiudere la mattinata è stata la tavola rotonda curata da IBMA, che ha riunito sul palco Alessandra Moccia (vicepresidente IBMA Global), Flavio Lupato (vicepresidente IBMA Italia), Davide Mosconi (consigliere IBMA Italia) e Giovanna Attardi (regulatory specialist).
Un confronto intenso e partecipato, che ha messo in luce come il biocontrollo sia oggi al centro non solo della ricerca, ma anche della ridefinizione delle politiche agricole europee. Lo sa bene IBMA, associazione nata quasi trent’anni fa per dare voce all’industria globale del biocontrollo e oggi uno degli interlocutori più autorevoli nei tavoli europei dedicati alla sostenibilità.
Nodo centrale della chiacchierata, il Green Deal, il grande progetto politico che ha guidato la transizione agricola europea negli ultimi anni e che oggi – a detta degli esperti – può dirsi “morto”. Dalle voci dei relatori è infatti emersa la necessità di una convergenza reale tra istituzioni, ricerca e imprese perché, a fronte di un’Europa che punta ad aumentare competitività e innovazione della propria agricoltura, c’è un mondo agricolo che però vede venire a mancare strumenti tradizionali di difesa e normative stringenti, oltre una omogeneità di ordinamento rispetto ai Paesi extra UE. In “un’epoca in cui il biocontrollo non è più una nicchia, ma una necessità strategica” non si può procedere gradualmente come è stato fatto finora: serve accelerare, dare un cambio di rotta netto e adoperarsi per favorire l’introduzione dei mezzi di biocontrollo a pieno regime nella gestione dell’agricoltura europea. Ma affinché questo avvenga, nell’agenda europea – secondo gli esperti – per un futuro del biocontrollo in linea con le esigenze di oggi, c’è bisogno di alcuni elementi chiave: una visione condivisa capace di pensare fuori dagli schemi, consapevolezza e soprattutto buon senso.
Il contributo delle aziende partner della Biocontrol Conference 2025
A intervallare la sessione, gli interventi delle aziende partner della quarta edizione:
- Alessandro Almerighi per Rovensa Next: “Oro-Quin potenziato dalla tecnologia OROWET®: incremento di efficacia e sostenibilità nei programmi di difesa”;
- Gianmarco Sabbatini per BASF: “Serifel®: strategie d’impiego su nuove colture orticole”;
- Alessandro Benvenuti per Gowan Italia: “Perimeter: nuovo agrofarmaco botanical multi-sito, di origine naturale, estratto da Swinglea glutinosa”;
- Mauro Piergiacomi per Biogard: “Lepinox WG e FLY500: nuove soluzioni per il controllo dei fitofagi”;
- Michaela Sacchetti per Ascenza: “ASCENZA Organic Experience”;
- Ignazio Romeo per Bayer: “Root to Success: il controllo sostenibile dei nematodi”.
La prima sessione della Biocontrol Conference 2025 si è conclusa lasciando un messaggio chiaro: il biocontrollo ha ormai superato la fase pionieristica per affermarsi come componente strutturale della difesa sostenibile. Tra riflessioni scientifiche, esperienze aziendali e analisi normative, è emersa la volontà condivisa di accelerare il cambiamento, coniugando innovazione e rispetto dell’equilibrio naturale. Un punto di arrivo, ma anche di ripartenza: la seconda sessione, di cui parleremo nel prossimo articolo, ha infatti proseguito il dibattito tracciando nuove prospettive per il futuro del comparto.
Ilaria De Marinis
© fruitjournal.com
